Bae ha deciso di vendere la sua quota del 20% di Airbus. La tedesca Daimler sta meditando di farlo. Rimandando ad altra occasione lo scenario relativo al destino di questo consorzio europeo, che detiene il 50% circa del mercato mondiale dei grandi aerei, l’altro è dominato da Boeing, appare prioritario valutare se la situazione detta possa essere una opportunità, o meno, per Finmeccanica di comprare quote di Airbus. Tale ipotesi è stata ventilata o perfino sostenuta sia in alcuni club sia sulla stampa. Ma ciò è sorprendente perchè non ha senso sul piano industriale. Finmeccanica costruisce componenti per gli aeromobili sia di Airbus sia di Boeing. Ed il lavoro generato dalla seconda è il doppio di quello commissionato dal primo. Fino al punto da incentivare l’azienda diretta da Pierfrancesco Guarguaglini a costruire un nuovo stabilimento negli Usa per reggere la mole di ordinativi (fusoliere) del gigante di Seattle. Se Finmeccanica entrasse nell’azionariato di Airbus perderebbe certamente la quota di lavoro fornita da Boeing. E questa non sarebbe compensabile da un aumento di quella Airbus, anche per i motivi di correlazione tra percentuale azionaria e quella di lavori redistribuiti tra soci che è regola del consorzio. Alla fine, semplificando, Finmeccanica perderebbe volumi di attività e dovrebbe chiudere qualche stabilimento, anche italiano. Qualche anno fa ci sarebbe stata la possibilità di praticare l’opzione “solo Airbus”, ma ora è troppo tardi vista la posizione strutturata di Finmeccanica/Alenia nel mercato di componenti per aerei. Posizione, tra l’altro, molto solida in quanto l’azienda italiana è leader mondiale assoluto in questo segmento di mercato e pertanto accede agli ordinativi da parte di tutti i manifatturieri di grandi sistemi non per favore o geopolitica, ma per il fatto di essere un fornitore necessario per tecnologia ed efficienza. Infatti questa rubrica si chiede come mai a qualcuno sia venuto in mente di perorare l’opzione Finmeccanica-Airbus. Probabilmente ciò è dovuto a poca conoscenza della materia e quanto detto può mettere fine alla questione. Inoltre, se in prospettiva Finmeccanica dovesse espandere la propria attività di costruzione di aerei e dintorni, le converrebbe caso mai partecipare Boeing perché questa ha azzeccato meglio di Airbus i modelli che ora paiono più competitivi nel futuro. Ma non c’è oggi motivo per una tale scelta, anzi. In conclusione, Finmeccanica è ammirabile per aver preso posizione nel mercato aeronautico senza ascoltare sirene geopolitiche e mirando al business puro e semplice. Speriamo possa continuare a fare così.  

" /> Bae ha deciso di vendere la sua quota del 20% di Airbus. La tedesca Daimler sta meditando di farlo. Rimandando ad altra occasione lo scenario relativo al destino di questo consorzio europeo, che detiene il 50% circa del mercato mondiale dei grandi aerei, l’altro è dominato da Boeing, appare prioritario valutare se la situazione detta possa essere una opportunità, o meno, per Finmeccanica di comprare quote di Airbus. Tale ipotesi è stata ventilata o perfino sostenuta sia in alcuni club sia sulla stampa. Ma ciò è sorprendente perchè non ha senso sul piano industriale. Finmeccanica costruisce componenti per gli aeromobili sia di Airbus sia di Boeing. Ed il lavoro generato dalla seconda è il doppio di quello commissionato dal primo. Fino al punto da incentivare l’azienda diretta da Pierfrancesco Guarguaglini a costruire un nuovo stabilimento negli Usa per reggere la mole di ordinativi (fusoliere) del gigante di Seattle. Se Finmeccanica entrasse nell’azionariato di Airbus perderebbe certamente la quota di lavoro fornita da Boeing. E questa non sarebbe compensabile da un aumento di quella Airbus, anche per i motivi di correlazione tra percentuale azionaria e quella di lavori redistribuiti tra soci che è regola del consorzio. Alla fine, semplificando, Finmeccanica perderebbe volumi di attività e dovrebbe chiudere qualche stabilimento, anche italiano. Qualche anno fa ci sarebbe stata la possibilità di praticare l’opzione “solo Airbus”, ma ora è troppo tardi vista la posizione strutturata di Finmeccanica/Alenia nel mercato di componenti per aerei. Posizione, tra l’altro, molto solida in quanto l’azienda italiana è leader mondiale assoluto in questo segmento di mercato e pertanto accede agli ordinativi da parte di tutti i manifatturieri di grandi sistemi non per favore o geopolitica, ma per il fatto di essere un fornitore necessario per tecnologia ed efficienza. Infatti questa rubrica si chiede come mai a qualcuno sia venuto in mente di perorare l’opzione Finmeccanica-Airbus. Probabilmente ciò è dovuto a poca conoscenza della materia e quanto detto può mettere fine alla questione. Inoltre, se in prospettiva Finmeccanica dovesse espandere la propria attività di costruzione di aerei e dintorni, le converrebbe caso mai partecipare Boeing perché questa ha azzeccato meglio di Airbus i modelli che ora paiono più competitivi nel futuro. Ma non c’è oggi motivo per una tale scelta, anzi. In conclusione, Finmeccanica è ammirabile per aver preso posizione nel mercato aeronautico senza ascoltare sirene geopolitiche e mirando al business puro e semplice. Speriamo possa continuare a fare così.  

"/> Bae ha deciso di vendere la sua quota del 20% di Airbus. La tedesca Daimler sta meditando di farlo. Rimandando ad altra occasione lo scenario relativo al destino di questo consorzio europeo, che detiene il 50% circa del mercato mondiale dei grandi aerei, l’altro è dominato da Boeing, appare prioritario valutare se la situazione detta possa essere una opportunità, o meno, per Finmeccanica di comprare quote di Airbus. Tale ipotesi è stata ventilata o perfino sostenuta sia in alcuni club sia sulla stampa. Ma ciò è sorprendente perchè non ha senso sul piano industriale. Finmeccanica costruisce componenti per gli aeromobili sia di Airbus sia di Boeing. Ed il lavoro generato dalla seconda è il doppio di quello commissionato dal primo. Fino al punto da incentivare l’azienda diretta da Pierfrancesco Guarguaglini a costruire un nuovo stabilimento negli Usa per reggere la mole di ordinativi (fusoliere) del gigante di Seattle. Se Finmeccanica entrasse nell’azionariato di Airbus perderebbe certamente la quota di lavoro fornita da Boeing. E questa non sarebbe compensabile da un aumento di quella Airbus, anche per i motivi di correlazione tra percentuale azionaria e quella di lavori redistribuiti tra soci che è regola del consorzio. Alla fine, semplificando, Finmeccanica perderebbe volumi di attività e dovrebbe chiudere qualche stabilimento, anche italiano. Qualche anno fa ci sarebbe stata la possibilità di praticare l’opzione “solo Airbus”, ma ora è troppo tardi vista la posizione strutturata di Finmeccanica/Alenia nel mercato di componenti per aerei. Posizione, tra l’altro, molto solida in quanto l’azienda italiana è leader mondiale assoluto in questo segmento di mercato e pertanto accede agli ordinativi da parte di tutti i manifatturieri di grandi sistemi non per favore o geopolitica, ma per il fatto di essere un fornitore necessario per tecnologia ed efficienza. Infatti questa rubrica si chiede come mai a qualcuno sia venuto in mente di perorare l’opzione Finmeccanica-Airbus. Probabilmente ciò è dovuto a poca conoscenza della materia e quanto detto può mettere fine alla questione. Inoltre, se in prospettiva Finmeccanica dovesse espandere la propria attività di costruzione di aerei e dintorni, le converrebbe caso mai partecipare Boeing perché questa ha azzeccato meglio di Airbus i modelli che ora paiono più competitivi nel futuro. Ma non c’è oggi motivo per una tale scelta, anzi. In conclusione, Finmeccanica è ammirabile per aver preso posizione nel mercato aeronautico senza ascoltare sirene geopolitiche e mirando al business puro e semplice. Speriamo possa continuare a fare così.  

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2006-5-16

16/5/2006

Le sollecitazioni a Finmeccanica per entrare in Airbus non hanno senso sul piano industriale

La britannica Bae ha deciso di vendere la sua quota del 20% di Airbus. La tedesca Daimler sta meditando di farlo. Rimandando ad altra occasione lo scenario relativo al destino di questo consorzio europeo, che detiene il 50% circa del mercato mondiale dei grandi aerei, l’altro è dominato da Boeing, appare prioritario valutare se la situazione detta possa essere una opportunità, o meno, per Finmeccanica di comprare quote di Airbus. Tale ipotesi è stata ventilata o perfino sostenuta sia in alcuni club sia sulla stampa. Ma ciò è sorprendente perchè non ha senso sul piano industriale. Finmeccanica costruisce componenti per gli aeromobili sia di Airbus sia di Boeing. Ed il lavoro generato dalla seconda è il doppio di quello commissionato dal primo. Fino al punto da incentivare l’azienda diretta da Pierfrancesco Guarguaglini a costruire un nuovo stabilimento negli Usa per reggere la mole di ordinativi (fusoliere) del gigante di Seattle. Se Finmeccanica entrasse nell’azionariato di Airbus perderebbe certamente la quota di lavoro fornita da Boeing. E questa non sarebbe compensabile da un aumento di quella Airbus, anche per i motivi di correlazione tra percentuale azionaria e quella di lavori redistribuiti tra soci che è regola del consorzio. Alla fine, semplificando, Finmeccanica perderebbe volumi di attività e dovrebbe chiudere qualche stabilimento, anche italiano. Qualche anno fa ci sarebbe stata la possibilità di praticare l’opzione “solo Airbus”, ma ora è troppo tardi vista la posizione strutturata di Finmeccanica/Alenia nel mercato di componenti per aerei. Posizione, tra l’altro, molto solida in quanto l’azienda italiana è leader mondiale assoluto in questo segmento di mercato e pertanto accede agli ordinativi da parte di tutti i manifatturieri di grandi sistemi non per favore o geopolitica, ma per il fatto di essere un fornitore necessario per tecnologia ed efficienza. Infatti questa rubrica si chiede come mai a qualcuno sia venuto in mente di perorare l’opzione Finmeccanica-Airbus. Probabilmente ciò è dovuto a poca conoscenza della materia e quanto detto può mettere fine alla questione. Inoltre, se in prospettiva Finmeccanica dovesse espandere la propria attività di costruzione di aerei e dintorni, le converrebbe caso mai partecipare Boeing perché questa ha azzeccato meglio di Airbus i modelli che ora paiono più competitivi nel futuro. Ma non c’è oggi motivo per una tale scelta, anzi. In conclusione, Finmeccanica è ammirabile per aver preso posizione nel mercato aeronautico senza ascoltare sirene geopolitiche e mirando al business puro e semplice. Speriamo possa continuare a fare così.  

(c) 2006 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli