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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-5-25

25/5/2007

C’è un vuoto nel mercato del cinema che l’Italia potrebbe riempire

A Hollywood la finanziarizzazione della produzione dei film ne sta degradando la qualità spettacolare. Gli investitori puntano su film che riducano il rischio di dissensi e ciò fa uscire un cinema buonista o banale basato sui sondaggi. Ma questi misurano il conformismo delle espressioni linguistiche e non certo il vero sentire. Ricerche che costano molto di più, quindi rare, mostrano una domanda crescente nell’area occidentale di emozioni e simboli fortissimi, quindi di film epici. Alcune produzioni hanno capito il problema, ma reagiscono ripresentando vecchi successi, Rambo 4, Spiderman 3, ecc., X Men 3, ecc., pietosamente, senza tentare novità fortissime. Cannes mostra la crisi perdurante di un cinema europeo inteso come strumento di educazione politica invece che di spettacolo emozionante. Bollywood ed il cinema cinese stanno emergendo come massa produttiva, ma restano ancorati ai loro mercati etnici. Il punto: c’è un momento di vuoto nel mercato che lo rende predisposto a premiare chi tiri fuori la novità. In particolare, mancano: (a) strumenti più evoluti per il finanziamento di singoli film; (b) contenuti epici; (c) film storici, rilevanti perché i simboli forti piacciono senza dissensi se presentati come passato; (d) film musicali. Probabilmente è ridicolo chiedersi come il cinema italiano potrebbe approfittare di tale situazione visto il suo stato di carrozzone assistito, ma questa rubrica ha una immensa fiducia nel genio italico e vale la pena tentare. Non è uno scenario, ma un piano di business. Prima di tutto andrebbero detassati i proventi degli investimenti sul cinema per attrarre in Italia le produzioni da tutto il mondo. Poi, l’idea principale, andrebbe creata la Borsa mondiale del cinema dove un produttore può “quotare” (a termine) il progetto di un film e raccogliere capitali. Tale formula connetterebbe meglio genio audace e finanza, darebbe più capitale all’industria ed, eventualmente, permetterebbe una finanza derivata ai gestori della distribuzione. L’infrastruttura degli scambi telematici andrebbe a Milano, ma la sede ufficiale della Borsa dovrebbe stare a Venezia per potenziarne a livello globale il festival e viceversa. Gli studi di Roma dovrebbero essere ampliati per fare film storici ed epici a grande scala e volumi, riconfigurati per adeguarsi alle nuove tecniche scenografiche computerizzate. E’ una delle poche aree dove l’Italia può puntare al primato competitivo globale in base alle risorse residenti. Cadrà nel vuoto, ma almeno si studi un’idea che potrebbe dare quasi un punto di Pil aggiuntivo all’anno. Due se rinascerà un Sergio Leone.

(c) 2007 Carlo Pelanda
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