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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-3-6

6/3/2007

Odissea 2041: l’anima sarà trasferibile ma i sensi resteranno umani

Una recente battuta di Sir Arthur Clark ha portato sui media la possibilità di trasferire la coscienza su un supporto elettronico e in tal modo liberarsi dai vincoli della materia e della mortalità. Possibile? Da anni gruppi di ricerca stanno tentando di capire come riuscirci, semplificando, in termini di downloading della personalità dal cervello ad un computer. Gli interessati, in Italia, allo stato dell’arte possono consultare il fisico Giuseppe Vatinno. Ma c’è un’alternativa. Questa rubrica partecipa ad un club globale di futurizzanti che indirizza investimenti sulle tecnologie per la superevoluzione antropica e ne elabora i concetti guida. E’ difficile che la strategia di copiatura di una configurazione mentale renda possibile il trasferimento della consapevolezza, la coscienza, da un supporto fisico all’altro. Appare, invece, più promettente il programma di ricerca - per ora solo su carta e simulazioni -  che sviluppa un doppione biocibernetico (biochip simbionte) della soggettività nel cervello in modo tale che la coscienza possa disporre di due supporti: quello naturale non trasferibile e degradabile e quello artificiale, trasferibile e durevole. Il corpo muore o viene soppresso e la coscienza artificiale, ma portatrice della soggettività, viene trasferita in altri contenitori. In sintesi, attraverso il processo di endobiocibernazione, si genera una sorta di anima che poi può essere staccata dal corpo ed inserita in un supporto fisico ed energetico più solido e duraturo. La tecnologia di fusione tra sistemi (nano)fisici, biologici e informatici per realizzare tale prospettiva non è vicina, ma nemmeno lontana (2040). Potrà poi l’anima così costruita essere immortalizzata? Qui lo scenario è più vago, ma non è escludibile l’ulteriore trasformabilità della soggettività cibernata in un oggetto fisico ancora più “leggero”. L’immortalizzazione implicherà scopi, estetica e sistemi dolore/piacere diversi da quelli dell’essere mortale? Difficile immaginarlo ora, ma si può ipotizzare che vi sarà un effetto trascinamento della matrice umana originaria: dominio, riproduzione, socialità. Questa resterà invariata, ma le sue espressioni varieranno in relazione alla disponibilità/scelta di diversi supporti. Automi similumani cercheranno di continuare a fare una carriera e l’amore. I trasferiti entro sistemi informatici cercheranno senso e piacere nel ciberspazio. Noiosetto? Si passerà a più eccitanti supporti fisici infinitamente autoevolutivi ed energizzabili grazie ai quali si potrà diventare, dopo eoni, universi senzienti. Odissea con alla fine la noia degli dei? Beh, dipenderà dalle stelline.  

(c) 2007 Carlo Pelanda
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