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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2006-3-25

25/3/2006

Qualsiasi governo futuro dovrà ridurre il debito con operazione d’emergenza per fare restare l’Italia nell’euro, ma…

Qualsiasi prossimo governo italiano avrà la priorità di reperire dai 15 ai 20 miliardi “strutturali” da inserire nel bilancio statale. Sono quelli che mancheranno nei budget 2007 e 2008 per rientrare sotto la soglia del 3% di deficit. Il non farlo manderebbe l’Italia verso uno scenario argentino. Ci sono tre modi per evitarlo : (a) via svalutazione che aumenti velocemente il Pil trainato dall’export; (b) alzando le tasse; (c) compiendo un’operazione straordinaria sul debito pubblico con beneficio immediato sui conti statali annuali. La prima opzione è da escludere, per lo meno nelle intenzioni della Bce, in quanto Trichet vuole contenere l’inflazione energetica importata, prezzata in dollari, tenendo alto il cambio dell’euro. Se il governo sarà di sinistra, allora la cifra mancante verrà inizialmente reperita alzando le tasse a carico del ceto medio produttivo. Il centrodestra, invece, stando alle tendenze programmatiche, molto probabilmente tenterà l’operazione sul debito e non quella via fisco. L’opzione di aumento della tassazione merita solo un commento sbrigativo perché figlia di evidente dilettantismo: non coprirà comunque il fabbisogno, se dovrà farlo sarà una stangata che incrementerà fuga di capitali e ribellione fiscale. Sarà un atto destabilizzante che non potrà essere perseguito, certamente non nei volumi richiesti. Pertanto anche la sinistra, qualora vincesse e restasse al governo, dovrà alla fine optare per un’operazione sul debito. Che è il primo punto dello scenario: chiunque governi deve ridurre con atto d’emergenza almeno il 20-25% del debito. Come? Il modo per farlo è prendere dai 300 ai 400 miliardi di euro equivalenti di patrimonio (immobili, concessioni, ecc.), unirli ad altrettanti titoli di debito in modo che i primi annullino i secondi, liberando ogni anno un tot di costo per interessi e di obbligo all’avanzo primario, migliorando il rating del debito stesso ed il costo generale di quello residuo. Si chiama cartolarizzazione, ed è tecnica nota. Ma non è mai stata sperimentata a volumi così elevati. Si potrà fare? A sinistra non ci sono tecnici capaci di ideare queste cose, Tremonti le sa fare molto bene. In caso, la prima chiederà una consulenza. Non è qui l’incognita. Lo è, secondo punto, la probabile necessità di dover irrobustire la megacartolarizzazione con una retrogaranzia europea. E questa rubrica ha un dubbio: i veri poteri europei vorranno aiutare l’Italia a restare nell’euro oppure ne saboteranno l’operazione sul debito, facendola uscire dalla moneta unica ed usando tale crisi come copertura per abolirla o sostituirla con un euro solo per pochi?

(c) 2006 Carlo Pelanda
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