ex-sovietologi. Questi sono stati secondarizzati dopo il 1989. Ma da quando Mosca ha riconquistato l’Ucraina con l’arma energetica, e confermato il ricatto agli europei, sono nuovamente fioccate le commesse di ricerca per scenarizzare i veri obiettivi di Mosca. Semplice consolidamento della Russia o inquietante sua nuova ricerca di un’influenza globale? Alcuni, che si sono espressi sui media italiani, propendono per la seconda ipotesi. Non escludibile perché Putin, nella sua formazione all’interno del Kgb, fu ispirato dai concetti del grande Andropov. Che, nel 1977, prevedendo l’implosione del sistema sovietico, ideò un piano non per rendere la Russia una nazione normale, ma per darle un modello più moderno allo scopo di fare meglio impero in competizione con gli Usa. Pare, tuttavia, più realistico ipotizzare che Putin abbia più un problema di difesa che di attacco. Da poco ha sconfitto gli oligarchi facendone fuori la metà e costringendo l’altra a lavorare per lui. Parallalelamente ha annullato, via zarizzazione, le spinte centrifughe delle regioni. Ma ha ancora il problema di definire confini certi della Federazione, di far lavorare un sistema industriale che può vendere beni solo sul mercato “geopolitico”(armi ed energia), di contenere le ambizioni di panslavisti e nazionalisti che influenzano le forze armate con forte voglia di riscatto. Soprattutto, ha il problema di non riuscire, lui, a capire se tra gli occidentali prevarrà chi vuole frammentare la Russia per prendersi i bocconi migliori o chi – come questa rubrica – pensa che Mosca debba restare integra ed essere aiutata per poi inglobarla in un nuovo sistema occidentale, aquila a tre teste o Impero delle tre Rome, con lo scopo di ordinare il pianeta e superare per scala la Cina così potendola condizionare o sfondare. Fatta da tre entità alleate e ben confinate: America, Europa e Russia. Ma la seconda tende ad espandersi senza limite ad est. La prima ha sostenuto gli oligarchi, invaso l’Asia centrale con la scusa dell’Afghanistan, e forse non le dispiacerebbe avere nel futuro un repubblica siberiana amica. Nel dubbio, il povero Putin deve dotarsi di forza negoziale per trattare con l’America e costringere la Ue a darsi un confine orientale definitivo. E combina la necessità di vendere prodotti russi per far soldi con quella di accreditarsi come attore internazionale importante e capace di ricatto dissuasivo. Ma non è “attacco”. E’ difesa. Andrebbe capito e risolto rilassando Putin, cioè offrendo alla Russia un’inclusione nell’occidente rispettosa dei suoi confini.

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Il Foglio

2006-1-10

10/1/2006

Putin non è in attacco, ma in difesa

Il 2006 si apre con il rumoroso festeggiamento degli ex-sovietologi. Questi sono stati secondarizzati dopo il 1989. Ma da quando Mosca ha riconquistato l’Ucraina con l’arma energetica, e confermato il ricatto agli europei, sono nuovamente fioccate le commesse di ricerca per scenarizzare i veri obiettivi di Mosca. Semplice consolidamento della Russia o inquietante sua nuova ricerca di un’influenza globale? Alcuni, che si sono espressi sui media italiani, propendono per la seconda ipotesi. Non escludibile perché Putin, nella sua formazione all’interno del Kgb, fu ispirato dai concetti del grande Andropov. Che, nel 1977, prevedendo l’implosione del sistema sovietico, ideò un piano non per rendere la Russia una nazione normale, ma per darle un modello più moderno allo scopo di fare meglio impero in competizione con gli Usa. Pare, tuttavia, più realistico ipotizzare che Putin abbia più un problema di difesa che di attacco. Da poco ha sconfitto gli oligarchi facendone fuori la metà e costringendo l’altra a lavorare per lui. Parallalelamente ha annullato, via zarizzazione, le spinte centrifughe delle regioni. Ma ha ancora il problema di definire confini certi della Federazione, di far lavorare un sistema industriale che può vendere beni solo sul mercato “geopolitico”(armi ed energia), di contenere le ambizioni di panslavisti e nazionalisti che influenzano le forze armate con forte voglia di riscatto. Soprattutto, ha il problema di non riuscire, lui, a capire se tra gli occidentali prevarrà chi vuole frammentare la Russia per prendersi i bocconi migliori o chi – come questa rubrica – pensa che Mosca debba restare integra ed essere aiutata per poi inglobarla in un nuovo sistema occidentale, aquila a tre teste o Impero delle tre Rome, con lo scopo di ordinare il pianeta e superare per scala la Cina così potendola condizionare o sfondare. Fatta da tre entità alleate e ben confinate: America, Europa e Russia. Ma la seconda tende ad espandersi senza limite ad est. La prima ha sostenuto gli oligarchi, invaso l’Asia centrale con la scusa dell’Afghanistan, e forse non le dispiacerebbe avere nel futuro un repubblica siberiana amica. Nel dubbio, il povero Putin deve dotarsi di forza negoziale per trattare con l’America e costringere la Ue a darsi un confine orientale definitivo. E combina la necessità di vendere prodotti russi per far soldi con quella di accreditarsi come attore internazionale importante e capace di ricatto dissuasivo. Ma non è “attacco”. E’ difesa. Andrebbe capito e risolto rilassando Putin, cioè offrendo alla Russia un’inclusione nell’occidente rispettosa dei suoi confini.

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