Barcola verde smeraldo. Il kokal (gabbiano) impennato su un refolo di bora stagliato su nuvole scure segnalava il miraggio: il campanile di Pirano, di solito al limite dell’orizzonte verso l’Istria, sembrava essere lì. Esplosione di arancione, poi luce accecante. Riflessa dal glacidio, nel parco di Miramare, avvenuto per la brusca inversione termica, dallo scirocco alla Bora. Durato poco, ma sufficiente per gettare in ginocchio questa rubrica immersa in un bagno di luce, esplosione di caldo amore, ma ferita dal freddo, veicolo dei colori più oscuri. Ma tale contrasto, invece del dolore della disarmonia, produsse un’estasi fisiologica. Ed una illuminazione, luce e tremito. Il secondo durò fino al tavolo del Caffè San Marco e fu curato dal witz del vecchio amico ebreo appena uscito dalla sinagoga, lì vicino: “mona, la purificazion la xe de sabato non de giovedì, ma forse fora orario, che il rabbi non senta, la xe capisi mejo”. Infatti questa rubrica ha finalmente capito il senso della purificazione. Non liberazione dal male, ma sua inclusione nella luce in modo da annullarlo. E, inevitabilmente, le sedie in circolo, con timidezza i gentili, con fracasso gli ebrei che pregustavano una discussione accesa. Che think tank a volo, che scenarizzazione! Severino ha ragione: il nulla non esiste. Ma nel senso che la mente illuminata lo elimina includendolo. Il nulla viene cancellato creandolo, parte quindi della mente attiva. Il nulla lo creiamo noi, fuori di noi non esiste. Dio non è morto. E se non lo è la filosofia trova di nuovo, dopo la sconfitta da parte delle scienze e della matematica, una missione. Anzi la “missione”: capire Dio. La filosofia può tornare pensiero forte ridiventando teologia e abbandonando l’angolino nichilista del presentarsi solo come pensiero critico, debole.  E si affianca alla Fisica, ambedue regine. C’è accordo nel tavolo su questo, ma un fisico lancia:  e se Dio non ci fosse? I non credenti: “lo costruiremo, generando un universo che escluda l’entropia, un universo-sistema”. Credenti d’accordo “ se volete costruirlo poi lo trovate”. La nuova alleanza: anche se Dio non ci fosse, ma possiamo costruirlo, quando ci sarà allora il suo effetto includerà il passato e quindi assumiamo che sia già qui con noi. Als ob, come se: bentornata filosofia attiva. Sono corso a dirlo a mia madre morente all’ospedale di Cattinara. Da quel monte sopra Trieste lo offro anche a voi, lettori, come augurio per un 2006 di luce.

" /> Barcola verde smeraldo. Il kokal (gabbiano) impennato su un refolo di bora stagliato su nuvole scure segnalava il miraggio: il campanile di Pirano, di solito al limite dell’orizzonte verso l’Istria, sembrava essere lì. Esplosione di arancione, poi luce accecante. Riflessa dal glacidio, nel parco di Miramare, avvenuto per la brusca inversione termica, dallo scirocco alla Bora. Durato poco, ma sufficiente per gettare in ginocchio questa rubrica immersa in un bagno di luce, esplosione di caldo amore, ma ferita dal freddo, veicolo dei colori più oscuri. Ma tale contrasto, invece del dolore della disarmonia, produsse un’estasi fisiologica. Ed una illuminazione, luce e tremito. Il secondo durò fino al tavolo del Caffè San Marco e fu curato dal witz del vecchio amico ebreo appena uscito dalla sinagoga, lì vicino: “mona, la purificazion la xe de sabato non de giovedì, ma forse fora orario, che il rabbi non senta, la xe capisi mejo”. Infatti questa rubrica ha finalmente capito il senso della purificazione. Non liberazione dal male, ma sua inclusione nella luce in modo da annullarlo. E, inevitabilmente, le sedie in circolo, con timidezza i gentili, con fracasso gli ebrei che pregustavano una discussione accesa. Che think tank a volo, che scenarizzazione! Severino ha ragione: il nulla non esiste. Ma nel senso che la mente illuminata lo elimina includendolo. Il nulla viene cancellato creandolo, parte quindi della mente attiva. Il nulla lo creiamo noi, fuori di noi non esiste. Dio non è morto. E se non lo è la filosofia trova di nuovo, dopo la sconfitta da parte delle scienze e della matematica, una missione. Anzi la “missione”: capire Dio. La filosofia può tornare pensiero forte ridiventando teologia e abbandonando l’angolino nichilista del presentarsi solo come pensiero critico, debole.  E si affianca alla Fisica, ambedue regine. C’è accordo nel tavolo su questo, ma un fisico lancia:  e se Dio non ci fosse? I non credenti: “lo costruiremo, generando un universo che escluda l’entropia, un universo-sistema”. Credenti d’accordo “ se volete costruirlo poi lo trovate”. La nuova alleanza: anche se Dio non ci fosse, ma possiamo costruirlo, quando ci sarà allora il suo effetto includerà il passato e quindi assumiamo che sia già qui con noi. Als ob, come se: bentornata filosofia attiva. Sono corso a dirlo a mia madre morente all’ospedale di Cattinara. Da quel monte sopra Trieste lo offro anche a voi, lettori, come augurio per un 2006 di luce.

"/> Barcola verde smeraldo. Il kokal (gabbiano) impennato su un refolo di bora stagliato su nuvole scure segnalava il miraggio: il campanile di Pirano, di solito al limite dell’orizzonte verso l’Istria, sembrava essere lì. Esplosione di arancione, poi luce accecante. Riflessa dal glacidio, nel parco di Miramare, avvenuto per la brusca inversione termica, dallo scirocco alla Bora. Durato poco, ma sufficiente per gettare in ginocchio questa rubrica immersa in un bagno di luce, esplosione di caldo amore, ma ferita dal freddo, veicolo dei colori più oscuri. Ma tale contrasto, invece del dolore della disarmonia, produsse un’estasi fisiologica. Ed una illuminazione, luce e tremito. Il secondo durò fino al tavolo del Caffè San Marco e fu curato dal witz del vecchio amico ebreo appena uscito dalla sinagoga, lì vicino: “mona, la purificazion la xe de sabato non de giovedì, ma forse fora orario, che il rabbi non senta, la xe capisi mejo”. Infatti questa rubrica ha finalmente capito il senso della purificazione. Non liberazione dal male, ma sua inclusione nella luce in modo da annullarlo. E, inevitabilmente, le sedie in circolo, con timidezza i gentili, con fracasso gli ebrei che pregustavano una discussione accesa. Che think tank a volo, che scenarizzazione! Severino ha ragione: il nulla non esiste. Ma nel senso che la mente illuminata lo elimina includendolo. Il nulla viene cancellato creandolo, parte quindi della mente attiva. Il nulla lo creiamo noi, fuori di noi non esiste. Dio non è morto. E se non lo è la filosofia trova di nuovo, dopo la sconfitta da parte delle scienze e della matematica, una missione. Anzi la “missione”: capire Dio. La filosofia può tornare pensiero forte ridiventando teologia e abbandonando l’angolino nichilista del presentarsi solo come pensiero critico, debole.  E si affianca alla Fisica, ambedue regine. C’è accordo nel tavolo su questo, ma un fisico lancia:  e se Dio non ci fosse? I non credenti: “lo costruiremo, generando un universo che escluda l’entropia, un universo-sistema”. Credenti d’accordo “ se volete costruirlo poi lo trovate”. La nuova alleanza: anche se Dio non ci fosse, ma possiamo costruirlo, quando ci sarà allora il suo effetto includerà il passato e quindi assumiamo che sia già qui con noi. Als ob, come se: bentornata filosofia attiva. Sono corso a dirlo a mia madre morente all’ospedale di Cattinara. Da quel monte sopra Trieste lo offro anche a voi, lettori, come augurio per un 2006 di luce.

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2005-12-31

31/12/2005

Miraggio ed augurio

Giovedì 29 dicembre Trieste è stata invasa dai colori assoluti. Il nero verso Monfalcone ed il bianco della tempesta di neve sul Carso. Sotto lame di sole il mare di Barcola verde smeraldo. Il kokal (gabbiano) impennato su un refolo di bora stagliato su nuvole scure segnalava il miraggio: il campanile di Pirano, di solito al limite dell’orizzonte verso l’Istria, sembrava essere lì. Esplosione di arancione, poi luce accecante. Riflessa dal glacidio, nel parco di Miramare, avvenuto per la brusca inversione termica, dallo scirocco alla Bora. Durato poco, ma sufficiente per gettare in ginocchio questa rubrica immersa in un bagno di luce, esplosione di caldo amore, ma ferita dal freddo, veicolo dei colori più oscuri. Ma tale contrasto, invece del dolore della disarmonia, produsse un’estasi fisiologica. Ed una illuminazione, luce e tremito. Il secondo durò fino al tavolo del Caffè San Marco e fu curato dal witz del vecchio amico ebreo appena uscito dalla sinagoga, lì vicino: “mona, la purificazion la xe de sabato non de giovedì, ma forse fora orario, che il rabbi non senta, la xe capisi mejo”. Infatti questa rubrica ha finalmente capito il senso della purificazione. Non liberazione dal male, ma sua inclusione nella luce in modo da annullarlo. E, inevitabilmente, le sedie in circolo, con timidezza i gentili, con fracasso gli ebrei che pregustavano una discussione accesa. Che think tank a volo, che scenarizzazione! Severino ha ragione: il nulla non esiste. Ma nel senso che la mente illuminata lo elimina includendolo. Il nulla viene cancellato creandolo, parte quindi della mente attiva. Il nulla lo creiamo noi, fuori di noi non esiste. Dio non è morto. E se non lo è la filosofia trova di nuovo, dopo la sconfitta da parte delle scienze e della matematica, una missione. Anzi la “missione”: capire Dio. La filosofia può tornare pensiero forte ridiventando teologia e abbandonando l’angolino nichilista del presentarsi solo come pensiero critico, debole.  E si affianca alla Fisica, ambedue regine. C’è accordo nel tavolo su questo, ma un fisico lancia:  e se Dio non ci fosse? I non credenti: “lo costruiremo, generando un universo che escluda l’entropia, un universo-sistema”. Credenti d’accordo “ se volete costruirlo poi lo trovate”. La nuova alleanza: anche se Dio non ci fosse, ma possiamo costruirlo, quando ci sarà allora il suo effetto includerà il passato e quindi assumiamo che sia già qui con noi. Als ob, come se: bentornata filosofia attiva. Sono corso a dirlo a mia madre morente all’ospedale di Cattinara. Da quel monte sopra Trieste lo offro anche a voi, lettori, come augurio per un 2006 di luce.

(c) 2005 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli