irriformatea bassa crescita e disoccupazione endemiche, è un incubo. Infatti Moody’s non esclude più una possibile dissoluzione dell’euro, pur di minima probabilità. E nessun attore razionale vuole rischiare il crollo, anche quelli che ne hanno criticato la costruzione: tetto senza i muri. Ormai l’euro c’è e siamo tutti impegnati a sostenere il tetto con pura aria, a soffiare. Questa premessa serve per dire a Trichet che le recenti pressioni dei governi, di economisti e di molti politici affinché non alzasse troppo presto il costo del denaro non erano ingerenze, masegnali affinché interpretasse realisticamente la situazione. Il punto è che la priorità della Bce è quella di presentarsi come istituzione che aiuta gli europei e non li danneggia, evitando di farsi imputare dalle genti impoverite come causa del loro malessere. E ciò, nel breve periodo, significa portare il valore di cambio dell’euro il più vicino possibile alla parità con il dollaro manovrando i tassi in modo tale da mantenere quelli europei più di due punti sotto quelli americani. Con lo scopo di permettere all’eurozona di fare crescita nell’unica area dove lo può fare, l’export. E’ vero che l’impoverimento è causato dall’incapacità riformatrice dei governi nazionali. E’ vero che la leva del cambio è pericolosa sia perché aumenta l’inflazione importata sia per il rischio che comunque il dollaro potrebbe crollare per lo squilibrio del suo sistema sottostante. Ma queste verità hanno rilievo politico minore della priorità di far crescere un po’ l’Europa a tutti i costi, per rilassare le tensioni, e anche evitare che Bce ed euro divengano oggetto di dissenso popolare. Trichet deve decidere se vuole l’euro con cambio forte col rischio di delegittimazione o il cambio debole con un po’ di rischio di inflazione. La decisione di alzare i tassi dello 0,25% non è di per se tecnicamente criticabile perché  contiene l’espansione fuori parametro della massa monetaria M3, l’eccesso di ricorso al carry-trade che si nota nel mercato, ecc. Ma politicamente è sbagliata perché lascia trasparire, nonostante le smentite, la preferenza per un cambio forte. Il cui rischio di impatto recessivo è considerato minore di quello che tra 18 mesi vi potrebbe essere un pelinodi inflazione da correggere con grande anticipo. Surreale. Comunque si può riparare non alzando ancora i tassi nel 2006. In cambio scriveremo che la Bce ha una conduzione seria, aria appunto.

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Il Foglio

2005-11-29

29/11/2005

La prioirtà della Bce è politica non tecnica

Questa rubrica non vuole complicare la vita alla Bce comprendendo la difficoltà della sua missione. Gestire la credibilità dell’euro senza un governo paneuropeo, con nazioni irriformatea bassa crescita e disoccupazione endemiche, è un incubo. Infatti Moody’s non esclude più una possibile dissoluzione dell’euro, pur di minima probabilità. E nessun attore razionale vuole rischiare il crollo, anche quelli che ne hanno criticato la costruzione: tetto senza i muri. Ormai l’euro c’è e siamo tutti impegnati a sostenere il tetto con pura aria, a soffiare. Questa premessa serve per dire a Trichet che le recenti pressioni dei governi, di economisti e di molti politici affinché non alzasse troppo presto il costo del denaro non erano ingerenze, masegnali affinché interpretasse realisticamente la situazione. Il punto è che la priorità della Bce è quella di presentarsi come istituzione che aiuta gli europei e non li danneggia, evitando di farsi imputare dalle genti impoverite come causa del loro malessere. E ciò, nel breve periodo, significa portare il valore di cambio dell’euro il più vicino possibile alla parità con il dollaro manovrando i tassi in modo tale da mantenere quelli europei più di due punti sotto quelli americani. Con lo scopo di permettere all’eurozona di fare crescita nell’unica area dove lo può fare, l’export. E’ vero che l’impoverimento è causato dall’incapacità riformatrice dei governi nazionali. E’ vero che la leva del cambio è pericolosa sia perché aumenta l’inflazione importata sia per il rischio che comunque il dollaro potrebbe crollare per lo squilibrio del suo sistema sottostante. Ma queste verità hanno rilievo politico minore della priorità di far crescere un po’ l’Europa a tutti i costi, per rilassare le tensioni, e anche evitare che Bce ed euro divengano oggetto di dissenso popolare. Trichet deve decidere se vuole l’euro con cambio forte col rischio di delegittimazione o il cambio debole con un po’ di rischio di inflazione. La decisione di alzare i tassi dello 0,25% non è di per se tecnicamente criticabile perché  contiene l’espansione fuori parametro della massa monetaria M3, l’eccesso di ricorso al carry-trade che si nota nel mercato, ecc. Ma politicamente è sbagliata perché lascia trasparire, nonostante le smentite, la preferenza per un cambio forte. Il cui rischio di impatto recessivo è considerato minore di quello che tra 18 mesi vi potrebbe essere un pelinodi inflazione da correggere con grande anticipo. Surreale. Comunque si può riparare non alzando ancora i tassi nel 2006. In cambio scriveremo che la Bce ha una conduzione seria, aria appunto.

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