Infatti si ritiene certa una detassazione generale in Europa entro il prossimo decennio. Lo scossone, probabilmente, inizierà in Germania. Lì è più vistoso il collasso del modello statalista, più di cinque milioni di disoccupati. E vi saranno le elezioni a metà settembre che la Cdu-Csu è proiettata a vincere con un programma di forte  detassazione. Non necessariamente Angela Merkelriuscirà a realizzarlo in tempi brevi, ma comunque farà qualcosa che avvierà il terremoto. Anche perché, diversamente dall’Italia, il suo debito storico, pur in aumento, non è eccessivo. Quindi potrà ricorrere a deficit stimolativi di dimensioni tali da sostenere abbattimenti fiscali molto sostanziosi. Se lo farà o solo annuncerà, la Francia dovrà seguire per non lasciare a Berlino un vantaggio competitivo così forte. Ma nessun governo vorrà rischiare una rivoluzione tagliando troppa spesa pubblica per bilanciare le minori tasse. Quindi si prevede un picco di deficit oltre il 3% per parecchi anni in Francia e Germania, cosa che porterà l’indebitamento europeo alle stelle. L’euro andrà in bilico tra movimenti di capitale che lo alzano - per esempio Stati che lo mettono nelle riserve di valuta ed investitori che scontano una maggiore crescita europea grazie alla detassazione stimolativa - ed un mercato che ne rileva la minore affidabilità prospettica e lo vende. Nella combinazione si alzerà il dollaro. Ciò aumenterà l’inflazione importata (energia) amplificando quella indotta dalla riforma fiscale in deficit. In tale scenario di macrosquilibrio finanziario la Commissione europea, custode dei parametri di stabilità, sarà irrilevante, ma la Bce no. Se seguirà il suo statuto e i criteri finora esibiti alzerà troppo i tassi, così uccidendo la stimolazione e rischiando la rivolta contro l’euro da parte degli Stati forti. Ma se non lo farà violerà il mandato scritto da chi – cultura Bundesbank - escludeva il caso di stimolazioni in deficit. In ogni caso perderà credibilità: comma 22. Per evitarlo bisognerà, semplicemente, riscrivere la missione della Bce togliendo il vincolo dell’inflazione rigidamente programmata e rendendola capace di aiutare le politiche espansive. Come la Federal Reserve. Se Trichet non sa come fare assuma Greenspan che andrà in pensione nel 2006.

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Il Foglio

2005-8-24

24/8/2005

Bce assuma Greenspan

Parecchi analisti si aspettano, prima o poi, una discontinuità nell’eurozona perché non è possibile che i paesi che ne formano circa il 75% del Pil – Francia, Germania ed Italia – possano continuare con un modello economico fallimentare. L’unico modo per sbloccarlo è quello di ridurre tasse e pesi dello statalismo esagerato, cause prime del problema. Infatti si ritiene certa una detassazione generale in Europa entro il prossimo decennio. Lo scossone, probabilmente, inizierà in Germania. Lì è più vistoso il collasso del modello statalista, più di cinque milioni di disoccupati. E vi saranno le elezioni a metà settembre che la Cdu-Csu è proiettata a vincere con un programma di forte  detassazione. Non necessariamente Angela Merkelriuscirà a realizzarlo in tempi brevi, ma comunque farà qualcosa che avvierà il terremoto. Anche perché, diversamente dall’Italia, il suo debito storico, pur in aumento, non è eccessivo. Quindi potrà ricorrere a deficit stimolativi di dimensioni tali da sostenere abbattimenti fiscali molto sostanziosi. Se lo farà o solo annuncerà, la Francia dovrà seguire per non lasciare a Berlino un vantaggio competitivo così forte. Ma nessun governo vorrà rischiare una rivoluzione tagliando troppa spesa pubblica per bilanciare le minori tasse. Quindi si prevede un picco di deficit oltre il 3% per parecchi anni in Francia e Germania, cosa che porterà l’indebitamento europeo alle stelle. L’euro andrà in bilico tra movimenti di capitale che lo alzano - per esempio Stati che lo mettono nelle riserve di valuta ed investitori che scontano una maggiore crescita europea grazie alla detassazione stimolativa - ed un mercato che ne rileva la minore affidabilità prospettica e lo vende. Nella combinazione si alzerà il dollaro. Ciò aumenterà l’inflazione importata (energia) amplificando quella indotta dalla riforma fiscale in deficit. In tale scenario di macrosquilibrio finanziario la Commissione europea, custode dei parametri di stabilità, sarà irrilevante, ma la Bce no. Se seguirà il suo statuto e i criteri finora esibiti alzerà troppo i tassi, così uccidendo la stimolazione e rischiando la rivolta contro l’euro da parte degli Stati forti. Ma se non lo farà violerà il mandato scritto da chi – cultura Bundesbank - escludeva il caso di stimolazioni in deficit. In ogni caso perderà credibilità: comma 22. Per evitarlo bisognerà, semplicemente, riscrivere la missione della Bce togliendo il vincolo dell’inflazione rigidamente programmata e rendendola capace di aiutare le politiche espansive. Come la Federal Reserve. Se Trichet non sa come fare assuma Greenspan che andrà in pensione nel 2006.

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