Regno unito ed in altri paesi europei si riflette su “che cosa abbiamo sbagliato” in relazione alle politiche di immigrazione. Nella società aperta europea ci sono comunità fatte di musulmani che, invece di integrarsi, mantengono la loro identità originaria e sono disposte ad entrare in conflitto con il sistema che li ospita. I benpensanti, soprattutto, della sinistra provano ed esprimono sconcerto: li accogliamo generosamente, questi ci ammazzano, dove abbiamo sbagliato? E molti vanno a cercare l’errore in qualche manchevolezza della società ospitante, arrovellandosi e praticando punte di analisi astratta raffinatissima. Per esempio, l’inglese invidia l’America che induce un effetto di autoassimilazione nell’emigrante simile ad un vero e proprio cambio di identità e si chiede come mai ciò non avvenga nella liberalissima Albione. Questa rubrica consiglia a chi si interessa di tale materia un più forte ancoraggio al realismo analitico e strategico. Infatti la ricerca del “dove abbiamo sbagliato”, secondo il metodo realistico, è perfino banale. Si è sbagliato nel non capire che da almeno 30 anni è in atto una silenziosa invasione dell’area europea da parte di gruppi wahabiti e simili che predicano l’espansionismo  del codice islamico più duro e puro, sostenendolo concretamente con denari, per lo più sauditi, distribuiti da innumerevoli organizzazioni di carità ed assistenza. Che finanziano individui e famiglie in cambio della loro assoluta fedeltà. In sintesi, non è un problema di difetti nostri. Ci troviamo, invece, di fronte ad una strategia di penetrazione da parte di fanatici così carichi di petrodollari da creare tanti altri fanatici, finanziandoli. E tra questi, poi, Al Qaida inserisce o seleziona i propri militanti. In numeri tali da far crescere la probabilità dello scenario che ipotizza nell’arco di una decina di anni la formazione di un espansionismo islamico in Europa molto meglio organizzato in due bracci, politico e militare. Cioè la fusione tra wahabiti, salafiti, ecc. ed il successore di Al Qaida. Una sorta, per intenderci, di grande Hamas europea. Per evitarlo, invece di cazzeggiare su società aperte o meno, bisognerebbe eliminare, vincolare o controllare in modo stretto le migliaia di istituzioni islamiste che forniscono aiuti diretti ed indiretti agli immigrati, oltre a chiamarli. Cioè definanziare l’invasione. Gli intellettuali di sinistra, se vogliono dibattere in modo serio e utile, dovrebbero considerare la loro disponibilità a fornire una giustificazione altamente morale e “kulturny  alla repressione per dotarla del consenso di cui ora manca.  

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Il Foglio

2005-8-6

6/8/2005

Il problema non è l'integrazione ma l'invasione

Nel Regno unito ed in altri paesi europei si riflette su “che cosa abbiamo sbagliato” in relazione alle politiche di immigrazione. Nella società aperta europea ci sono comunità fatte di musulmani che, invece di integrarsi, mantengono la loro identità originaria e sono disposte ad entrare in conflitto con il sistema che li ospita. I benpensanti, soprattutto, della sinistra provano ed esprimono sconcerto: li accogliamo generosamente, questi ci ammazzano, dove abbiamo sbagliato? E molti vanno a cercare l’errore in qualche manchevolezza della società ospitante, arrovellandosi e praticando punte di analisi astratta raffinatissima. Per esempio, l’inglese invidia l’America che induce un effetto di autoassimilazione nell’emigrante simile ad un vero e proprio cambio di identità e si chiede come mai ciò non avvenga nella liberalissima Albione. Questa rubrica consiglia a chi si interessa di tale materia un più forte ancoraggio al realismo analitico e strategico. Infatti la ricerca del “dove abbiamo sbagliato”, secondo il metodo realistico, è perfino banale. Si è sbagliato nel non capire che da almeno 30 anni è in atto una silenziosa invasione dell’area europea da parte di gruppi wahabiti e simili che predicano l’espansionismo  del codice islamico più duro e puro, sostenendolo concretamente con denari, per lo più sauditi, distribuiti da innumerevoli organizzazioni di carità ed assistenza. Che finanziano individui e famiglie in cambio della loro assoluta fedeltà. In sintesi, non è un problema di difetti nostri. Ci troviamo, invece, di fronte ad una strategia di penetrazione da parte di fanatici così carichi di petrodollari da creare tanti altri fanatici, finanziandoli. E tra questi, poi, Al Qaida inserisce o seleziona i propri militanti. In numeri tali da far crescere la probabilità dello scenario che ipotizza nell’arco di una decina di anni la formazione di un espansionismo islamico in Europa molto meglio organizzato in due bracci, politico e militare. Cioè la fusione tra wahabiti, salafiti, ecc. ed il successore di Al Qaida. Una sorta, per intenderci, di grande Hamas europea. Per evitarlo, invece di cazzeggiare su società aperte o meno, bisognerebbe eliminare, vincolare o controllare in modo stretto le migliaia di istituzioni islamiste che forniscono aiuti diretti ed indiretti agli immigrati, oltre a chiamarli. Cioè definanziare l’invasione. Gli intellettuali di sinistra, se vogliono dibattere in modo serio e utile, dovrebbero considerare la loro disponibilità a fornire una giustificazione altamente morale e “kulturny  alla repressione per dotarla del consenso di cui ora manca.  

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