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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2006-4-18

18/4/2006

Chi paga per far restare l'Italia nell'euro

Più volte questa rubrica ha avvertito i lettori che il mercato finanziario internazionale, più o meno dalla metà del 2004, percepisce in aumento la probabilità che l’Italia esca dall’euro st1\:*{behavior:url(#ieooui) }

Più volte questa rubrica ha avvertito che il mercato finanziario internazionale, più o meno dalla metà del 2004, percepisce in aumento la probabilità che l’Italia esca dall’euro. In tal caso il ritorno ad una lira svalutata renderebbe impossibile ripagare il debito e Roma dovrebbe dichiarare lo stato di insolvenza. E già più volte questa rubrica, pur riconoscendo che l’Italia non può tecnicamente restare nell’euro senza radicali cambiamenti, ha sostenuto che tale scenario è improbabile per il semplice fatto che salterebbe tutto l’eurosistema. Ed infatti il punto critico dello scenario offerto ai lettori era il seguente. Se con l’Italia fuori finisce l’euro, allora chi vuole preservarlo: (a) dovrà governare dall’esterno l’Italia in modo più stringente; (b) predisporre un sostegno europeo per operazioni di emergenza, per esempio ipotetico la retrogaranzia della Bce per un’operazione “patrimonio contro debito” sui 300 miliardi di euro. Ma, con sorpresa del rubricante, il Financial Times delinea uno scenario che da già per scontato che l’Unione e la Banca centrale europee non vorranno agire come salvatori (e governanti) di ultima istanza lasciando l’Italia al proprio destino. Il nocciolo della questione, per essere chiari, non è l’Italia. E’ assodato che questa sia incapace di autogovernarsi perché la debolezza dei suoi sistema politico ed establishment impediscono riforme che le diano più produttività, efficienza di mercato e ordine contabile. Cioè capaci di modificare la situazione di economia debole e moneta forte che rende prospetticamente certo, ora, il disastro. Lo è, invece, la decisione sia dell’Europa sia dell’Impero di salvare l’eurosistema prendendo in mano l’Italia e sistemandola. Chi scrive ritiene che lo faranno perché sarebbe destabilizzante il contrario. Si immagini un’Italia a moneta svalutata, ma con accesso all’euromercato: salterebbero le economie di Francia e Germania. Non è possibile e quindi o si terrebbe l’Italia nell’euro oppure bisognerebbe sbatterla fuori dall’Unione stessa, rompendola. Impossibile. Cosa, allora, lo rende possibile per il Ft? O non ha valutato il punto o sta percependo che anche volendo l’Italia non è governabile da fuori per l’eccesso di inconsistenza delle sue èlite oppure sta annusando uno scenario di “Europa ristretta” che vuole un’area cuscinetto tra se ed il turbolento Mediterraneo, lasciandolo, con Roma, Atene, Ankara, ecc., dollarizzate, alla gestione americana. La prima e terza ipotesi sono improbabili, quindi Ft sembra voler chiamare nuove èlite alla guida dell’Italia. Ha qualche ragione, ma chi metterà i soldi per le tante Opa da fare?  

(c) 2006 Carlo Pelanda
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