ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2006-1-17

17/1/2006

L'era del capitalismo post-efficiente

Gira la questione se i paesi ricchi in via di impoverimento per crisi competitiva dovuta ai costi di sistema elevati debbano gestire la concorrenza con i paesi emergenti togliendo garanzie o cercando di mantenerle. In realtà la prima alternativa non esiste.  Lo scenario più probabile indica che o salta la globalizzazione, e sarebbe un disastro per altra via, oppure si alzano i costi dei competitori in dumping. Sopra questo problema c’è quello della tenuta della Teoria del commercio internazionale, la meno smentita da due secoli. Questa prevede che all’estendersi del mercato, dove sono inclusi sistemi a costi differenziali, alla fine del gioco tutti saranno più ricchi. Ma da un decennio si osserva che il tempo tra uscita e ritorno della ricchezza nei sistemi sviluppati sta aumentando. E ciò genera un intervallo entro cui avviene una deindustrializzazione strutturale. Perché non funziona a pieno regime il fenomeno previsto: perdo la fabbrica di biciclette perché in Cina le fanno a costi imbattibili, ma il cinese ha più soldi per comprare tecnogadget che solo io posso fabbricare e tutti e due siamo contenti Le cose non stanno andando così: il cinese fa anche il gadget in dumping;  i sistemi ricchi non riescono a sostituire in tempo utile i settori cedenti con nuovi. Per questo pare improbabile che il mercato globale si riequilibri senza interventi. Tale scenario è di rilievo perché la giustificazione scientifica ed etica della globalizzazione dipende dalla previsione che l’apertura dei mercati produca un beneficio complessivo e non selettivo. In realtà i poveri stanno diventando ricchi, e qui funziona, ma formando società spaccate tra poveri e ricchi, e gli ex ricchi, noi, stanno diventando poveri. Due difetti da riparare con una sola ricetta possibile: alzare i costi di sistema via creazione di welfare generato da una democrazia dove i poveri votano combinata con la rivalutazione delle monete per moderarne l’eccesso di competitività. Il punto è la capacità degli occidentali di definire un’agenda graduale di rialzo dei costi sistemici dei paesi emergenti, di imporla, e di dotarsi di una forza strategica per gestire le conseguenze. In tale prospettiva questa rubrica raccomanda ai ricercatori in materia, per intanto, di studiare gli standard di costo bilanciati. E di produrre immagini più realistiche della globalizzazione perché troppi sprovveduti ancora pensano o  che questa non vada governata o che danneggi i poveri oppure che sia bilanciabile con un pelino in più di innovazione nei paesi decompetitivi. No, è bilanciabile solo con un capitalismo post-efficiente.  

(c) 2006 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli