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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2004-3-23

23/3/2004

Cronoguerra

Ogni guerra è caratterizzata da un processo di apprendimento delle parti. In alcuni think tank si sta analizzando l’evoluzione della strategia di Al Qaida in base alle prime lezioni. In particolare, come cerchi di mantenere un “vantaggio asimmetrico” che bilanci, aggirandola, la superiorità dell’Occidente. Nel primo biennio la controffensiva contro i fautori del Grande califfato si è basata sul concetto di interdire territori agli insorgenti conquistandoli. Sia direttamente sia indirettamente attraverso politiche di inclusione ed incentivo. In tale strategia l’asse spaziale è prevalente perché assume che il nemico cerchi a sua volta di conquistare territori nel più breve tempo possibile: Arabia (Mecca e petrolio), motivo del presidio occidentale in Iraq, Pakistan (armi nucleari) e poi il rovesciamento a birillo dei regimi islamici moderati. Ma gli insorgenti hanno certamente appreso che il perseguire la conquista di territori – che sembrava fattibile dopo la Somalia (1993) e la vittoria talebana in Afghanistan (1996) - porta la guerra in una “zona simmetrica” dove prevale la forza occidentale. E nel corso della rioccupazione occidentale dell’Afghanistan hanno variato la strategia, poi raffinata in Iraq: attiriamo i crociati nei terrori islamici ed erodiamoli con una guerriglia continua che poi faciliterà l’insurrezione finale. In questo calcolo è stato evidente il concetto di puntare al dominio del tempo per bilanciare l’inferiorità nello spazio. La strategia Usa se ne è accorta, pur in ritardo, ma ha potuto opporre al cambiamento strategico del nemico solo l’intensificazione dell’azione già in corso: migliore controguerriglia, accelerazione della costruzione di un capacità indigena di contrasto dell’insorgenza. Cioè un’accelerazione del dominio dello spazio di fronte ad una strategia di gestione simbolica del tempo. Ma ciò ha offerto al nemico un vantaggio asimmetrico notevole: costa di più controllare un territorio che sabotarlo. Esaltato dalla centralità dei media che espandono nello “spazio comunicativo” la capacità di prolungare la guerra pur persa sul piano territoriale. Infatti la strategia di Al Qaida risulta al momento piuttosto efficace nell’erodere i fronti interni occidentali e nel confermare alle masse islamiche la profezia di una vittoria futura. Il concetto utile per contrastarla è il seguente: la raffinata cronoguerra di Al Qaida è possibile solo perché l’Occidente non sta investendo sufficienti risorse nell’azione di controguerriglia globale. Non bisogna cambiare strategia, ma spenderci sopra dieci volte di più, motivo della necessaria convergenza euroamericana.  

(c) 2004 Carlo Pelanda
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