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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2005-3-9

9/3/2005

La revisione del Patto è una svalutazione competitiva

La linea di tendenza nel processo di revisione del Patto è quella di lasciar inalterati i parametri originari e di rendere lasche le sanzioni contro le violazioni, di fatto permettendone l’aumento. Tale configurazione alzerà i volumi di deficit e di debito degli Stati ed il rischio di inflazione riducendo così la stabilità dell’euro. Ipotesi immediatamente rilevata negli ultimi giorni dalle agenzie di rating. Che potrebbe trasformarsi con elevata probabilità e non troppo remotamente in caduta del valore di cambio, cioè in una svalutazione competitiva. Se, infatti, i maggiori Stati dell’eurozona si mettessero a viaggiare su deficit annui endemicamente oltre il 3% ed i loro debiti aumentassero invece di diminuire, allora il substrato dell’euro diventerebbe non troppo dissimile da quello del dollaro, il secondo indebolito da enormi deficit sia della spesa corrente sia commerciale. Pur i valori di cambio decisi da flussi contingenti di capitale non necessariamente correlati alla stabilità strutturale, alla fine le condizioni di substrato pesano nel determinare le linee di tendenza. In sintesi, la destrutturazione del Patto toglierebbe i motivi per pagare di più l’euro in relazione al dollaro e innescherebbe un tendenza a rendere, in teoria, pari il loro valore di cambio. Se si considera, poi, che la politica economica statunitense mostra la volontà di ridurre il deficit interno mentre quella degli europei va in direzione contraria, allora lo scenario tendenziale indica la possibilità di una caduta perfino più forte e veloce dell’euro in rapporto al dollaro. Tale movimento sarebbe perfettamente giustificato sul piano tecnico: le nazioni europee non riescono a riformare i loro modelli economici e quindi cercano l’efficienza competitiva svalutando la moneta e pompando le esportazioni. Quindi più che le minutaglie di qualche 0,5% di spesa in deficit in più gli Stati europei principali, Francia e Germania, con la loro pressione per una flessibilizzazione del Patto ai limiti del disordine finanziario sembrano perseguire i vantaggi di una svalutazione competitiva. Che, in effetti, darebbe un notevole potenziale di crescita aggiuntivo del Pil, attorno allo 1,5% annuo, e risolleverebbe, in particolare, l’economia tedesca più dipendente di altre dall’export. Ora il punto è capire come potrà reagire la Bce. Probabilmente sarebbe contenta di una svalutazione competitiva dell’euro, entro limiti accettabili di inflazione, perché ciò ridurrebbe la pressione per sfondare il Patto. Risate a parte sull’eurociofeca, questa rubrica speculativa ipotizza che siamo vicini al momento buono per comprare dollari.

(c) 2005 Carlo Pelanda
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