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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-12-16

16/12/2003

Evitare la guerra tra tecnica e morale

I neoilluministi sono infuriati perché gli articoli 13 e 14 della legge sulla fecondazione vietano il miglioramento genetico della condizione umana. Molti di loro invitano questa rubrica futurizzante a dichiarare guerra “aperta” ai bioproibizionisti. Calma. Tale blocco in Italia non pregiudicherà la biorivoluzione in corso sul piano globale. Non serve nemmeno un referendum abrogativo perché la realtà presto supererà la norma, per altro già aggirabile con tecnologie laterali e mobilità geografica. Primo punto: l’analisi storica delle rivoluzioni tecnologiche mostra che nei momenti iniziali di una discontinuità i conservatori riescono ad ostacolare gli innovatori, ma poi l’evidenza dei benefici portati dal cambiamento conquista le menti e adegua la morale alla novità. Quindi sarebbe inutile e rischioso, nella fase di avvio della biorivoluzione, voler affermare subito la superiorità morale e cognitiva di una salvazione antropica in quei luoghi dove la cultura è ancora ostile o impreparata. Si è usata la medesima strategia negli Usa: dopo una legge restrittiva la ricerca è continuata lo stesso.  La “guerra”, in prospettiva, è già vinta e possiamo perderla solo facendo l’errore di suscitare controreazioni che porterebbero i conservatori a regolare più cose di cui ora non si accorgono. Si lasci loro l’illusione di aver bloccato il divenire e non avranno motivi di insistere. Pare cinico, ma tale strategia è stata valutata dal circolo globale dei think tank futurizzanti come quella più sicura per spingere delle novità ad alto rischio di dissenso. Con una precisazione - secondo punto - basata sul calcolo di quanta libertà creativa possa sostenere una data ecologia fisica e sociale. La biorivoluzione entro il pianeta dovrà tener conto sia dei limiti naturali sia del requisito del consenso e quindi svilupparsi come “futurizzazione bilanciata”. Tale endoprudenza produrrà ritardi e costi aggiuntivi ai costruttori di novità nei prossimi decenni, ma diventerà un vantaggio nel lungo periodo perché una rivoluzione tecnologica consensuale fornirà le risorse per, poi, poter uscire dal pianeta. Ed è lì che, finalmente, sarà possibile l’esoantropogenesi illimitata spinta dal fatto che Homo, adattato alla Terra, dovrà per forza essere modificato totalmente e diventare esosapiens. Sulla Terra non sarà mai possibile conciliare l’illimitato con il limite e per questo il primo dovrà andarne fuori rispettando il secondo, pur allargandolo via innovazioni costanti, fino a che non ci riuscirà. Non pare una questione morale, ma ecologica: accedere ad un ambiente che sostenga più libertà generativa.     

(c) 2003 Carlo Pelanda
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