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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-11-8

8/11/2003

La forza non-standard dell'economia Usa

Metaeconomia. C’è un clima strano tra gli scenaristi che si occupano di economia americana. I numeri che la descrivono nel presente sono buoni. Ma solo pochi se la sentono di firmare una previsione tranquillamente ottimistica. Una rapida indagine ha mostrato che gli ottimisti includono nei loro modelli, per pregiudizio o per tecnica, due fattori che i pessimisti non incorporano o sottovalutano: (1) la buona capacità di governo politico e monetario delle contingenze; (2) soprattutto, l’eccezionalità positiva dell’economia e società americane. E’ divertente notare che chi può permettersi teorie e metodologie talmente raffinate da poter connettere tecnicamente e non solo istintivamente le due capacità dette con le variabili economiche appartiene ad un mondo della ricerca la cui missione non è quella di comunicare direttamente con il mercato. Così quest’ultimo viene istruito via cognizioni più grezze che, non potendo inquadrare chiaramente la capacità di gestione dei rischi, li esagera. Così nasce un’ombra di incertezza su dati pur buoni. E tale “discriminante metodologica” la si nota proprio in questi mesi dove l’economia americana è in effetti molto squilibrata. Perché Bush e Greenspan hanno usato lo “sbilanciamento espansivo” per riflazionare il sistema dopo la triplice botta del 2001: implosione della bolla, incertezza geopolitica e crisi di fiducia. Hanno lascato tutto il lascabile: tassi a zero, deficit alle stelle, detassazione sostanziosa, inondazioni di liquidità, svalutazione competitiva, Borse artificialmente alte. Ha funzionato ed il sistema si è rimesso in moto. Ovviamente si tratta ora di portarlo dalla configurazione d’emergenza ad una più normale, bilanciando crescita e riequilibrio. Quindi la capacità di governare tale transizione è il punto chiave dello scenario. Quattro posizioni: (a) chi non ha modelli in materia va a naso e si sente incerto; (b) chi li ha, ma influenzati da un pregiudizio negativo su Bush e Greenspan e basati su una descrizione semplificata (standard) del sistema Usa, profetizza un disastro; (c) chi impiega una descrizione simile ed ha un pregiudizio favorevole è ottimista, ma teme brutte sorprese; (d) chi ha un pregiudizio neutrale, ma adotta una descrizione adeguata della specificità del sistema statunitense (non-standard) prevede che anche se Bush e Greenspan facessero degli errori – per esempio il primo rialzare le tasse o il secondo i tassi troppo presto - comunque la forza del capitalismo americano li (auto)correggerebbe. Questa rubrica firma la quarta.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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