ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2003-9-23

23/9/2003

CIAA infitrati cercansi

Pochi giorni fa il nuovo direttore della Cia, Goss, durante le audizioni parlamentari per confermarne la nomina, ha affermato che ci vorranno almeno 5 anni per ottenere una vera capacità di penetrare – con informatori ed agenti sotto copertura - la rete di jihadisti che fa riferimento ad al Qaeda. Lo stesso fu detto da Tenet, direttore precendente, ma si pensò che volesse nascondere al nemico una maggiore capacità, in atto. Goss sta facendo una cosa del genere – una raff= inata “deception” - oppure lui e Tenet hanno detto la verità? I membri della Intelligence Community statunitense, pur tirandosi coltellate e malevole spifferate tra loro ? specialmente ora che è in discussione la creazione di un superboss c= he dovrebbe coordinare 15 agenzie abituate ad essere monarchie assolute – tacciono verso l’esterno perché questa è la regola del mestiere. Ma in alcuni think tank civili, non solo americani, che interagiscono con tale comunità la questione è diventata il tormentone del momento. Con punte di irriverente sarcasmo: “dopo che la prima bomba nucleare o simile sarà esplosa negli Usa o in Europa Goss affermerà che finalmente la capacità è stata raggiunta, non è possibile che sia vero”. Oppure: “ se è vero, facciano outsourcing chiedendo agenti in prestito, per esempio, al Mossadper tamponare il buco”. Cosa che ha scaten= ato un altro tormentone: “ ma il Mossad non è più quello di un tempo”. Altri: “no, l’Istituto ha voluto farlo credere proprio per nascondere un aumento delle capacità clandestine”. In sintesi, in tale materia o si è dentro le cose o non si può dire nulla di sensato. Ma la questione è troppo succosa e questa rubrica ha tentato comunque un’analisi esterna. Clinton vietò infiltrazioni perché l’agente, per accreditarsi con i terroristi, avrebbe dovuto compiere dei crimini con denaro pubblico statunitense. Così, nel 1996, quando firmò l’ordine di uccidere Osama bin Laden, il gruppo di 25 analisti della CIA dedicati al compito non seppero dire dove costui fosse alle truppe speciali in attesa. Più esilarante, nel 1998 lo si individuò in una fattoria in Afghanistan, ma senza un infiltrato che lo “illuminasse” con precisione l’azione rischiava di far ma le a donne e bambini nei dintorni. E fu sospesa. Poiché nei tre anni successivi non pare che tale situazione sia cambiata, è molto probabile che Tenet e  Goss abbiano detto una verità almeno parziale: la Cia è in ritardo sul piano della capacità infiltrative, “humint”. Non facile da costruire, battute a parte, per la natura blindatissima della rete jihadista. Cosa si potrà fare per colmare tale gap? Il concorso di idee è aperto. 

(c) 2003 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli