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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-9-27

27/9/2003

L'asse amerotedesco

Questa settimana si è ricomposta la divergenza tra Stati Uniti e Germania e tra i primi e la Russia. Ad alcuni scenaristi tale evento è apparso rilevante non solo per le conseguenze di contingenza (Iraq), ma anche come indizio che rivela la possibilità di formazione di un asse tra Washington e Berlino. Eventualità che potrebbe produrre  una svolta nella politica intraeuropea. Il punto: la divergenza francese è stata disarmata da una manovra congiunta tra Berlino e Washington che ha isolato Chirac. Già da tempo Condolezza Rice aveva segnalato tale linea: “perdonare la Germania, lavorare con la Russia ed ignorare la Francia”. Ma al concetto di “perdono” è stato aggiunto qualcosa in più: la convergenza tra interesse americano di creare rapporti privilegiati dal “forte al forte” e quello della Germania di essere riconosciuta come potere singolo in Europa e, quindi, interlocutore privilegiato degli Usa nella regione. Il prezzo per la cuccagna? Annullare la Francia. Inizialmente Schroeder non ha voluto pagarlo, probabilmente per il timore di un più alto costo sul piano del consenso interno. E l’America ha dovuto attuare il piano B: avvalersi delle nazioni europee filoatlantiche per isolare sia Francia sia Germania. Ma tale strategia non ha ridotto il potere di interdizione della prima perché rafforzato dalla seconda. Per questo l’America, qualche settimana fa, è tornata sul Piano A (dottrina Baker, 1989): fare asse con la Germania per non avere troppi problemi con la Ue. A questo punto Berlino ha avuto l’opportunità di fare un triplo guadagno: chiudere la divergenza bilaterale ed il rischio che questa portasse a complicazioni economiche; comunque mantenere la diarchia con la Francia; ed il vantaggio globale prospettico che deriva dal rapporto privilegiato con gli Usa. Così Berlino ha fatto le corna a Parigi pur restandone fidanzata. Ma chi si è più preoccupato di questa operazione è stato Blair. Il riconoscimento americano della centralità tedesca toglie potere e rilevanza al Regno Unito. E se la tendenza si rafforzasse ciò diventerebbe un disastro per Londra oltre che per Parigi. Infatti sia Blair sia Chirac hanno tentato fino all’ultimo – summit a tre di Berlino – di rabberciare la situazione, senza successo, il primo tentando di mostrare agli americani che era lui l’importante ed il secondo che senza di lui non si poteva fare nulla. In sintesi, quanto avvenuto apre l’ipotesi che l’America usi nel futuro la Germania per stabilizzare l’Europa e per darle una voce unica in politica estera. Non è ancora confermabile, ma è divertente notare che gli Usa restano la principale potenza europea.      

(c) 2003 Carlo Pelanda
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