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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-9-14

14/9/2003

Adeguamento della guerra al consenso

L'impostazione della “Guerra contro il terrore” fu calibrata dall’Amministrazione Bush per la difesa della fiducia globale e non solo contro un gruppo di criminali (dottrina Clinton). Per tale motivo la guerra in corso andrebbe più propriamente definita come una di tipo “ordinativo”. Contro: (a) qualsiasi gruppo che ricorre a mezzi terroristici; (a) Stati che direttamente o indirettamente li favoriscono; (c) o che sviluppano armi di distruzione di massa senza dare credibili garanzie di non aggressività. Il metodo preventivo e non solo di contenimento, nonché il raggio globale dell’azione, si sono basati su tre valutazioni. L’insorgenza islamica è pronta ad impiegare armi totali e non solo relative. Non è sensibile a messaggi di dissuasione o diplomatici. Un solo evento nucleare o biochimico pesante potrebbe indurre, per amplificazione comunicativa, una depressione mondiale forse irrecuperabile. Pertanto è necessario eliminare preventivamente la minaccia, dappertutto, piuttosto che gestirla con “contenimenti” che lascerebbero troppo elevato il rischio di de= stabilizzazione. Tale teoria ha ispirato i primi tre anni di guerra. Ma la sua scala, pur tecnicamente corretta, ha generato una serie di effetti controproducenti che ne mettono in dubbio la sostenibilità con tale megaformato. I costi della guerra sono pesanti e a solo carico statunitense. Altri Stati rilevanti non li condividono perch&e= acute; temono di più la formazione di un impero americano non bilanciabile che il rischio di instabilità. Le opinioni pubbliche non capiscono la connessione tra stabilizzazione preventiva, motivo del cambio di regime in Iraq, e sicurezza, e reagiscono con dissenso. In sintesi, la guerra ordinativa a guida Usa pretende risorse ed adesioni che eccedono le disponibilità. Quindi il punto tecnico è: come va modificata per darle più consenso ? Le analisi indicano che la parte meno capita dal pubblico e più problematica sul piano delle relazioni tra Stati riguarda la “prevenzione” in assenza di minaccia evidente a tutti. Pertanto bisognerà lasciare che il pericolo sia più visibile per ottenere il consenso adeguato a combatterlo. E’ un paradosso: per non depotenziare la guerra devo aumentare la vulnerabilità. Ma il fa= tto che la Russia abbia deciso di combattere globalmente il terrore solo dopo un colpo devastante e che la divergenza francese si stia indebolendo solo dopo un attacco diretto ne mostra il realismo. Quindi, anche se Bush fosse riconfermato, probabilmente l’intensità degli atti preventivi verrà modulata in base ai requisiti di consenso o, dove non possibile, silenziata via operazioni segrete. 

(c) 2003 Carlo Pelanda
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