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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-5-31

31/5/2003

La pressione francese

L’Italia ha una nuova rilevanza in Europa, tale da renderla oggetto di conquista da parte di altre potenze. Come accadde nel ‘500 quando Francia e Spagna combatterono per dominarne i ricchi Stati di allora. Oggi Roma è l’ago dell’eurobilancia: il suo orientamento può decidere se l’Ue prenderà una direzione euratlantica o eurasiatica. Per esempio, se nella crisi dell’Iraq l’Italia avesse fatto corpo con Francia e Germania sarebbero state la Spagna, il Regno Unito e gli europei dell’est a risultare isolati nel loro sostegno agli Usa. Il netto atlantismo del governo Berlusconi ha, invece, marginalizzato Parigi e Berlino. Mostrando così che le due senza l’Italia non hanno la massa critica per ottenere il controllo della Ue. E’ probabile che a Parigi venga fatta la stessa analisi: o riprende una buona influenza su Roma (come ai tempi dell’Ulivo) o non avrà chance per usare il marchio europeo a copertura della sua politica di potenza e di bilanciamento degli Usa. Con la complicazione che la Germania ha l’interesse prospettico, in base a quello delle sue élite industriali e finanziarie, di diventare l’interlocutore privilegiato degli Usa stessi in Europa. Quindi la Francia ha anche urgenza di dominare l’Italia per imbrigliare Berlino (oltre che Madrid) e per costruire un eurotriangolo da consolidare entro il mandato del governo Schroeder che ha temporaneamente deviato dall’interesse tedesco appena detto. Non solo. Parigi ha anche un motivo urgentissimo per conquistare Roma sul piano geoeconomico. La sua industria militare, cuore di quella tecnologica, ha l’ostracismo degli americani. Inoltre è in crisi perché sovradimensionata e arretrata. Il fatto, per esempio, che Finmeccanica stia chiudendo un accordo strategico con l’inglese Baes e che questo porterà alla formazione di un gigante euroatlantico nell’elettronica per la difesa toglierà spazio ai francesi in un settore cruciale. Questi, infatti, cercano di sabotare in tutti i modi, per lo più opachi, tale progetto. Perfino prendendosela, tanto sono scatenati, con questa rubrica che lo sostiene sul piano intellettuale. In sintesi, la nuova rilevanza dell’Italia potrebbe portare la Francia ad azioni sempre più aggressive per rimetterla sotto controllo. In tale eventualità a Parigi vanno dati due messaggi: (a) il governo italiano ha già dimostrato di saper resistere alla mine messe per destabilizzarlo e di contenervi senza chiedere aiuto ad altri, cosa che ci indebolirebbe come nel ‘500; (b) siete così malmessi che vi conviene fare affari con noi invece della guerra, visto che a noi interessa farli con voi tanto quanto con gli altri, dove ci è utile.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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