" /> "/> " />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2003-4-12

12/4/2003

Ordinamento al prezzo di una formula subottimale

C’è eccitazione e preoccupazione nei think tank americani "neocon" che questa rubrica frequenta. La prima è data dalla sensazione che le teorie ordinative ispirate dal pensiero forte possano funzionare, alla luce dei fatti in Iraq. La seconda dipende dalla valutazione che la sola America non abbia la potenza sufficiente per applicarle globalmente. Con una complicazione. Tra due anni Bush potrebbe lasciare il posto ad una amministrazione democratica. Che non cambierebbe la politica di assunzione di responsabilità per dare sicurezza al sistema globale, ma potrebbe essere meno determinata nel perseguirla come successo durante l’era Clinton. Quindi non c’è molto tempo sia per inventare una formula di ordinamento più ampia sia per trasformare la determinazione da momento occasionale della politica interna statunitense in una più stabile e duratura strategia nazionale. Pur chiaro questo requisito di architettura, non c’è alcun segnale realistico che mostri la possibilità di trovare soluzioni ottimali. Nel 1973 Kissinger ebbe lo stesso problema, tentò di costruire un sistema di gestione condivisa tra Usa ed alleati dell’ordine mondiale (poi diventato G8), ma non ne uscì molto. Atlante restò solo. Ed è difficile pensare che Francia e Russia accettino una responsabilità ordinativa sotto la leadership statunitense senza chiedere in cambio una facoltà condizionante. Che gli americani mai accetterebbero nella misura multilateralista che probabilemente Parigi e Mosca chiederebbero. Anche se le regole dell’Onu potranno cambiare a favore della determinazione democratizzante, è difficile che ciò avvenga a breve e senza l’aiuto di qualche trauma ulteriore. Pertanto lo scenario più probabile è che Atlante continuerà a restare solo. Questa previsione ha già alimentato la dottrina della "coalizione dei volonterosi" e nulla pare smentirla. In tale prospettiva l’unica alternativa razionale sarà quella di rafforzare, istituzionalizzandola, la coalizione della volontà per darle più scala: America più europei atlantici, Australia e Giappone. E aprire tale nucleo ad ulteriori cooptazioni oltre che a cosmesi multilaterali. Al riguardo del mantenimento della determinazione in caso di Amministrazione democratica la soluzione più semplice sarà quella di prendere nei prossimi due anni impegni ordinatori di entità tale (pacificazione della Palestina, pressione antiproliferativa, ecc.) da costringere entro un binario "carnivoro" l’eventuale successore "vegetariano". Non è certo lo scenario ottimale di una Onu riformata e di un sistema euratlantico coeso che questa rubrica auspica. Ma sembra l’unico fattibile per evitare il disordine.

(c) 2003 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli