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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-8-3

3/8/2002

Il capitalismo sotto assedio trova nell’ideologia la soluzione ai suoi difetti tecnici

Metaeconomia. Questa rubrica è parte di un circolo intellettuale che condivide un segreto scherzoso, ma di fatto iniziatico: l’ammirazione per chi discusse di sesso degli angeli mentre il turco distruggeva Costantinopoli. Leggenda o realtà non importa, l’idea ammirevole è quella di concentrarsi sulle metacose veramente importanti indipendentemente dalle contingenze. Anche perché dalle prime spesso si ricavano soluzioni per le seconde. Nel recente summit di metascenaristica, in una stupenda “Gerusalemme 1” vuota di turisti, è stato inevitabile collegare la discussione sui pilastri dell’economia capitalistica ai turbamenti che ne scuotono il centro mondiale, “Gerusalemme 2”, detta New York. Ambedue sotto assedio. Il punto è la giusta quantità di moneta per un capitalismo sano. Ai tempi del gold standard ce ne era troppo poca ed il sistema soffriva di deflazione. Caduto quello per evidente difetto, siamo nell’età della moneta fiduciaria. Un pezzo di carta che gli attori di mercato scambiano perché si fidano di una politica che lo emette. In tal modo il capitale è diventato abbondante. Da una parte, regge la formazione di un capitalismo di massa ed è bene. Dall’altra, crea una finanza altrettanto di massa disancorata da valori terreni e sempre più orientabile da quelli onirici. Il capitale è diventato più astratto per aumentare la propria diffusività, ma così facendo è sempre meno regolabile dalla tecnica. Già nel 1973, sempre in una Gerusalemme 1 scossa da fastidiosi rumori di guerra, si era notato che la nuova teoria finanziaria era descrivibile da quella del linguaggio: il denaro (fiduciario) è un discorso su una cosa. Che può diventare il discorso su un discorso su un discorso di una cosa. E si profetizzò che una società chiacchierona avrebbe generato una finanza di massa che sarebbe andata per bolle. E sgonfiamenti: un discorso su un discorso alla fine trova comunque un limite tecnico. Furono individuate due soluzioni. Far prevalere le bolle sugli sgonfiaggi e rafforzare il potere regolatore della banche centrali per non rendere troppo gonfie le prime e quindi devastanti i flop successivi. Ma gli eventi del 1996-2000 mostrano una relativa impotenza delle autorità monetarie per  il secondo compito. E che la “linguistica” finanziaria può creare massa monetaria incontrollata (per approfondire, si vedano i lavori di Paolo Savona). Soluzioni? Tra i metascenaristi è emersa un’ipotesi ardita: non ridurre l’astrazione del capitale, ma aumentare quella della gente che lo muove, cioè la competenza conoscitiva di massa utile ad incrementare l’autoregolazione. Divertente produrre ideologia per aiutare la tecnica.   

(c) 2002 Carlo Pelanda
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