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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-8-5

5/8/2003

Probabilismo inutile ontro il terrorrismo

Ha fatto rumore, recentemente, l’iniziativa del Pentagono di raccogliere scommesse sui possibili futuri attentati ed eventi di instabilità entro un modello probabilistico ad accesso pubblico. L’idea è stata accusata di immoralità ed il sito che la organizzava è stato chiuso. In realtà il suo difetto principale non riguarda l’etica, ma la logica metodologica. Problema: se mi trovo di fronte ad uno scenario di complessità talmente elevata ed incomprimibile (non semplificabile) da rendere impossibile una previsione razionale devo cercare innovazioni più sul lato probabilistico o dell’informazione deterministica? Per esempio, qual è il metodo migliore per capire la prossima mossa di bin Laden? Si sta cercando la risposta praticando diverse metodiche: (a) inferenze probabilistiche più raffinate: (b) migliore intelligence puntuativa; (c) costruire un team che pensa come i terroristi; (d) esche e trappole che invitano i criminali a segnalare in anticipo cosa vogliono fare, ecc. Con un elemento problematico in più: (e) non potendo ridurre a zero il rischio di un evento destabilizzante è razionale attutirne l’impatto psicologico abituando il sistema stesso alla possibilità di attentati o altri guai. Probabilmente l’iniziativa di raccogliere on line le scommesse serviva agli scopi (a), (d) ed (e). Un esperimento certamente interessante per questi due ultimi punti, ma non convincente per la scoperta anticipata dei piani dei terroristi. Perché ciò che veramente funziona in materia è solo il dato deterministico. Ottenibile solo con l’intelligence più efficace: agenti infiltrati direttamente nelle reti del terrore. E le troppe risorse spese per gli esperimenti con il metodo probabilistico fanno sospettare che vi sia il tentativo di compensare con cognizioni a tavolino la mancanza di informazioni deterministiche sul campo. Anche perché è difficile trovare agenti che si prestino per tali missioni. Inoltre il rischio morale per i governi che le attivassero sarebbe enorme: un infiltrato deve essere credibile e per riuscirci deve egli stesso compiere attentati o crimini simili. Questa rubrica spera che il sospetto sia infondato, ma nel dubbio desidera ricordare quanto il moralismo riduca le opzioni di difesa. Quindi: più determinismo e meno probabilismo. Ma ciò non deve cancellare i potenziali benefici del secondo. Come capirne di più? Usando l’intuizione del Pentagono di aprire al pubblico il problema. Simulatelo giocando a calcio e praticando alternativamente la difesa a zona (probabilistica) e quella a uomo (deterministica). Questa rubrica scommette che la seconda funzioni meglio. Ma ditelo voi, buone vacanze.

(c) 2003 Carlo Pelanda
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