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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-7-20

20/7/2002

I militari americani sperimentano la nextfabbrica, ma gli imprenditori italiani potrebbero anticiparli nel trasformarla in business

Nextfactory. L’autiere mostra costernato al sergente il pezzo di motore rotto: “dove lo troviamo il ricambio, adesso, impantanati in mezzo al deserto?”. Il secondo sorride e gli dice che lo avrà tra sei ore. Entra in una sorta di laboratorio mobile, e si mette al computer con link satellitare. Si connette con la banca dati centrale negli Usa. Da qui importa il disegno del pezzo. Lo trasferisce ad un sistema cad/cam che ne trasforma  le misure in un modello tridimensionale virtuale con accuratezza a livello di micron (pressoché totale). Questo, poi, viene inserito in una macchina (Lens) dove dei laser guidati dal computer fondono del metallo polverizzato e gli fanno assumere la forma esatta tridimensionale del pezzo. Che viene così ricostruito al ritmo di un centimetro cubico all’ora. Dopo sei ore l’autiere può riparare il motore. Fantascienza? No, i prototipi di queste minifabbriche mobili sono già in sperimentazione presso le Forze Armate statunitensi. Il loro scopo è quello di risolvere uno dei più dannati problemi logistici per truppe a dispiegamento rapido ed operanti lontani da basi: la manutenzione dei mezzi e delle armi e la loro riparazione veloce. Soluzione da applauso. Ma contiene sviluppi che vanno ben oltre il settore militare. Probabilmente negli Usa è già allo studio lo spin-off, cioè l’adattamento per usi civili, di tale tecnologia. E non è irrealistico prevedere la prossima nascita di impianti industriali, intanto per oggetti fini, che costruiscano cose in modi robotizzati, importando un disegno che poi viene rivestito della materia adatta. E’ la base per una rivoluzione next nel settore manifatturiero, già qui preconizzata tempo fa. Per esempio, invece di comprare il computer in negozio potrei acquistare l’informazione e sostanziarla nella teknokammer di casa. Il punto riguarda la coevoluzione tra fisica e fantasia, finalmente messe in contatto più diretto senza rozze mediazioni. Tipo fonderie, fabbriche classiche, reti di distribuzione, ecc. La possibilità del pensiero di trasformarsi più velocemente in materia sarà la direzione futura del mercato. Questa nuova frontiera per il manifatturiero fine, iperdelocazzabile, flessibile e disintermediante (strade, sindacati, ecc.) potrebbe eccitare gli imprenditori italiani. Il nostro territorio mantiene tre competenze residenti perfette per la nuova opportunità: un’eccellente scuola di fisica; una vivace propensione alla creatività; una tradizione di microimpresa che può velocemente adattare la nextfactory ad operazioni di mercato. Si tratta di costruirne un prototipo italiano e questa rubrica premierà con ciberosanna il primo che lo farà.  

(c) 2002 Carlo Pelanda
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