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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-6-1

1/6/2002

L’insostenibilità del dollaro è più sostenibile di quella di euro e yen

La debolezza del dollaro è solo contingente o una tendenza duratura? L’analisi dei fondamentali economici indica che la capacità di crescita “lorda” (Pil) e netta (produttività) degli Usa è e resterà molto superiore a quella sottostante l’euro e lo yen. Ciò segnala, tipicamente, una prospettiva di maggiori profitti per le imprese e spazi per una crescita non inflazionistica. Quindi lo scenario più probabile nei prossimi, almeno, 5 anni è che il dollaro manterrà un premio di attrattività sulle altre due monete di riferimento globale grazie al differenziale di efficienza nel modello economico sottostante. Infatti non è questo il punto. Lo è, invece, il capire attorno a quale valore medio si assesterà il centro di fluttuazione intervalutaria di medio periodo. Gli analisti sono indecisi, oltre che sulla stima dell’ampiezza e velocità delle oscillazioni possibili (volatilità), tra due valori relativi al dollaro e all’euro: (a) parità nominale,1 a 1; (b) intorno a 0,88 dollari per un euro. La prima ipotesi sconta sia l’insostenibilità del deficit commerciale americano sia una minore crescita delle Borse in relazione al periodo 1996-2000, cioè il motivo principale dell’afflusso di capitali mondiali sul dollaro che ne ha lanciato il cambio alle stelle. La seconda ritiene che tali problemi saranno percepiti comparativamente minori di quelli che affliggono Europa (stagflazione) e Giappone (deflazione combinata con megadebito). Tutte e tre le monete, per diversi motivi, tenderanno ad “indebolirsi”, ma il dollaro manterrà una forza relativa maggiore, cioè la sua insostenibilità sarà comparativamente più sostenibile. Questa rubrica ritiene più probabile il secondo scenario, ma con una correzione. Il dollaro sta rientrando da una bolla mentre l’euro parte da un eccesso di sfiducia. Quest’ultima sta calando e quindi i flussi finanziari dovrebbero ribilanciarsi un po’ più a favore del secondo. Cosa che porterebbe a 0,92 (1,08) il centro di oscillazione tra i due nel lustro a venire. E’ un’ipotesi apparentemente rassicurante perché conserverebbe sia la competitività valutaria europea che ne bilancia l’inefficienza interna – non riformabile celermente - sia l’attrattività del dollaro che ne compensa lo squilibrio commerciale. Ma, in realtà, proprio l’anomalia di tale forma di equilibrio, che bilancia gli scompensi senza risolverli, aumenterà la volatilità. Sarà, a breve, un piacere per gli speculatori più aggressivi, già in agguato quando, tra un mese, ripartiranno le Borse americane. Ma apre lo scenario alla possibilità che un’oscillazione incontenibile, in un senso o nell’altro, scardini il fragile equilibrio detto.        

(c) 2002 Carlo Pelanda
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