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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-5-11

11/5/2002

I manager imparano meglio le regole del gioco, ma così rischiano la sconfitta nei giochi senza regole

Un numero crescente di aziende impiega esercizi di simulazione per raffinare le capacità dei propri manager. Tra quelli più gettonati vi sono due tipi di giochi: competizione tattica con altre imprese; scelte strategiche di dominio e di valutazione delle opportunità. E’ uno sviluppo promettente – segnala il Wall Street Journal - perché le simulazioni educano le menti a pianificare e ad agire considerando più opzioni e imprevisti. Ma l’offerta, simmetricamente emergente, di tali giochi mostra due difetti metodologici. In quelli tattici un uso eccessivo di criteri tipici della guerra droga la razionalità delle scelte. In quelli strategici non sembra esserci la consapevolezza di un’inadeguatezza cognitiva di fondo. Nei primi la concorrenza tra imprese, o i casi acquisizione e difesa da essa, sono in effetti situazioni assimilabili ad una battaglia e si possono usare parametri militari per rappresentarla. Tuttavia, alcune esercitazioni – squadre contrapposte, o una contro un computer, assistite da una regia (consulenti) che simulava il teatro competitivo -  hanno mostrato che i manager, pur combattendo in modi troppo “costosi”, venivano irrazionalmente premiati dalle regole del gioco. Che evidentemente risentivano troppo dell’origine militare e orientavano i giocatori a privilegiare le quote di mercato conquistate sull’efficienza economica. Addestramento pericoloso per un’azienda se poi diviene cultura operativa che porta a vittorie di Pirro. Comunque basterà inserire vincoli più stringenti nei criteri. Di più difficile soluzione sono i problemi di addestramento per le visioni strategiche. I modelli simulativi, pur caricati di sorprese, si basano per forza su matrici chiuse di possibilità. La realtà, invece, è sempre una matrice aperta. Quindi la varietà di eventi prevedibili e simulabili della prima sarà sempre inferiore alla seconda. In un gioco tattico tale gap è parzialmente controllabile perché si possono restringere tempo, spazio e complessità degli attori senza perdere troppa aderenza con la realtà. In uno strategico, invece, la matrice non può essere compressa e quando lo si fa per dare regole al gioco ci si espone ad una partita che non ne ha. Due prospettive paradossali: (a) i successi ottenibili dalle simulazioni tattiche potrebbe indurre l’errore di fidarsi troppo di quelle strategiche fatte senza cambiare metodo; (b) se tanti manager si addestreranno così alle strategie, allora chi userà metodi che trattano matrici aperte senza doverle chiudere - probabilismo soggettivo, pensiero estremo, ecc. – li batterà, cioè farà vincere il gioco senza regole grazie al successo di quello che le ha.    

(c) 2002 Carlo Pelanda
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