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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-2-9

9/2/2002

Meglio prepararsi a gestire il peggio che tentare di prevenire le crisi nei paesi disordinati

Nei think tank dedicati si discute su come stabilizzare un mercato globale che nei decenni futuri si riempirà di paesi emergenti disordinati sul piano finanziario e politico interno. Sarà impossibile praticare la soluzione più semplice: aspettare che queste nazioni diventino solide prima di connetterle nella rete economica mondiale. Perché tale cooptazione è l’unico modo per ordinarle attraverso lo sviluppo e la modernizzazione che sono conseguenze tipiche della partecipazione ad un mercato aperto. Ciò significa che bisogna incorporarle per forza prima che siano pronte. Quindi lo scenario futuro (tre decenni almeno per ottenere un iniziale consolidamento dell’economia planetaria) deve ammettere un notevole grado di disordine incomprimibile. Come gestirlo? Tre opzioni: (a) abbandonare un paese a se stesso quando si inguaia per educare gli altri ad auto-ordinarsi; (b) imporgli controlli preventivi dall’esterno come condizione per l’accesso alla cuccagna internazionale; (c) non tentare di governarlo eccessivamente e preventivamente da fuori, predisponendo solo un medicina d’emergenza internazionale che lo ristabilizzi in fretta a disastro avvenuto. La prima appare, in teoria, la più promettente. Una classe politica che ha sbagliato troppo è giusto sia rimossa da una popolazione inferocita perché impoverita. L’abbandono internazionale favorirebbe il cambiamento nella nazione disastrata. Mostrerebbe ai politici di altre nazioni che il malgoverno potrebbe costare la pelle. Costringerebbe investitori e risparmiatori a calcolare meglio i rischi.  Questa corrente di pensiero è stata sostenuta nel periodo iniziale dell’amministrazione Bush e forse ha ispirato il non interventismo del Fmi al riguardo dell’Argentina. Ma in pratica non è applicabile. Richiede la capacità di isolare una nazione affinché il suo collasso non contagi altre. Difficile. Per esempio, l’Argentina verrà salvata, e con essa i suoi inqualificabili politici, perché – oltre ai creditori - potrebbe soffrirne il Brasile, pilastro di tutto il Sudamerica. La Turchia non può essere abbandonata, irrilevante il suo disordine, perché salterebbero in aria Mediterraneo e Asia centrale. La seconda opzione va perseguita per dare l’illusione irrinunciabile di moralità e trasparenza al mercato, ma non ha mai funzionato (Asia, Russia). Se bastone, implica condizionamenti delle sovranità impraticabili perché in assenza dell’emergenza in atto. Se carota – ordine in cambio di accessi - può funzionare (Cina). Ma ciò non garantisce stabilizzazioni. Resta la terza soluzione, per necessità. Qui preferita anche perché potrà in alcuni casi ammettere l’adozione della prima.

(c) 2002 Carlo Pelanda
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