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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-12-21

21/12/2002

Torna la filosofia attiva, ma è benvenuta solo se servirà all’ambizione antropica

 

Sta emergendo il movimento che vuole una filosofia attiva e non solo una che rifletta sulla propria storia. Cosa è la filosofia? Un metodo basato sul massimo di astrazione per ottenere il dominio cognitivo sulle cose e loro significati. Nel “metodo speculativo” risiede la fiducia che la mente possa spaziare oltre ogni confine e limite. Mentre il “metodo scientifico” è vincolato da strettissimi criteri di corrispondenza tra un costrutto e una realtà. Per questo la filosofia sembra avere meno restrizioni pur nell’ambito dei requisiti realistici. Il punto è decidere se la filosofia abbia veramente uno spazio di manovra, o un’agilità, superiori. Perché la sua crisi è dovuta proprio alla competizione con le scienze che hanno fatto trionfare, per maggiore successo realistico, il metodo limitativo su quello speculativo. Già alla fine del 1800 la matematica dichiarò la propria indipendenza dalla filosofia. Un filosofo (Russell) cercò di farla tornare nei ranghi sfidandola a riflettere sui propri fondamenti. Ma un altro, neoplatonico, (Goedel) nel 1929 dimostrò entro il linguaggio della matematica che non ce ne erano pur disperatamente cercandoli. Tuttavia, i matematici se ne fregarono, continuando a sviluppare formule localmente vere anche se complessivamente infondate. Tale pragmatismo rese irrilevante la ricerca speculativa più astratta. Ma il colpo mortale venne, alla fine degli anni ’30, dal fallimento della filosofia positivista.  Questa cercò di individuare un fatto vero ed una sua descrizione vera nonché un modo per unirli altrettanto vero. Non ci riuscì. La scienza sperimentale, invece, frammentandosi in tante discipline e con pretese di verità sufficiente, ma non assoluta, fu più efficace. Esito: la scienza trionfava limitando le pretese di dominio e la filosofia “attiva” spariva non trovando modi per realizzare quelle più ambiziose. In sintesi, la sensazione è che: (a) ci sia uno spazio cognitivo vuoto da riempire con il metodo speculativo; (b) fu sconfitta una filosofia che pretendeva troppo (fondamenti assoluti) e non “la” filosofia; (c) il suo modo di astrazione può riprendere il ruolo di avanguardia non in competizione con la scienza, ma esplorando i terreni dove il  metodo più vincolato non arriva. Quali? Questa rubrica suggerisce: modelli di sintesi dove la filosofia possa diventare una teoria dei sistemi che integri i diversi linguaggi disciplinari; ecologia dell’artificiale dove non si scopre più la realtà, ma la si crea, ecc.. In particolare: dare una direzione all’ambizione antropica oltre la morte ed il pianeta. E’ ora di esodestini, di filosofia attiva. Se così, bentornata.          

(c) 2002 Carlo Pelanda
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