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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-9-21

21/9/2002

La ricostruzione della fiducia nel capitalismo statunitense potrebbe rivalutare antichi riti sacrificali

Le èlite della “Corporate America” hanno avuto un messaggio chiaro dalla politica: o dimostrate di riuscirvi ad autoregolare meglio oppure il Congresso dovrà legiferare in materia creando forti restrizioni nella conduzione d’impresa. In fretta. Perché? Anche se la crisi di fiducia sul piano della verità dei conti, a seguito dei crolli della Enron, Worldcom, ecc., è stata superata dall’evidenza che la stragrande maggioranza delle imprese statunitensi quotate sia sana sul piano contabile, si è generato un nuovo vuoto di fiducia. Il pubblico, durante la campagna stampa innescata dagli scandali, ha scoperto che la quantità e modalità degli emolumenti ai top manager sono una sottrazione pesante ed opaca ai profitti. Inoltre sospetta – a ragione - che la remunerazione degli stessi sia contrattualmente indipendente dalla prestazione reale. La sensazione è che se gli investitori non verranno in qualche modo soddisfatti su questi aspetti la ripresa borsistica sarà lenta o compromessa. Con una complicazione psicologica: la rassicurazione dovrà contenere anche la punizione. Ma gli scandali e crolli sono stati causati da operazioni non necessariamente illegali. Per esempio, solo una manager della Enron è stato finora imputato. Quindi non sarà facile offrire agli americani sufficienti capri espiatori su questo lato. Per questo se ne cercano altri. Nel recente passato i top manager  hanno guadagnato – stock option e benefici riservati – circa 400 (quattrocento) volte di più della media dei dipendenti della loro azienda. Tali dati sono stati offerti al grande pubblico dalla CNN (Moneyline, Lou Dobbs). Con reazioni inferocite di chi ha perso in Borsa più della metà dei risparmi. Inevitabile la pressione politica per: (a) un rapporto giusto che dovrebbe essere tra le 20 e 40 volte (come in Giappone o Europa); (b) la totale trasparenza dei contratti dei manager; (c) una remunerazione condizionata ai risultati di profitto reale dell’impresa. Una parte delle èlite industriali preme per autoregolare il sistema lungo tali direzioni. L’altra non ci pensa nemmeno di rinunciare alla cuccagna e sta valutando se sia possibile anticipare un rimbalzo delle Borse per far dimenticare di colpo il problema. Ma sta filtrando sotterraneamente una terza posizione: mettere sulla griglia pochi casi esemplari per soddisfare il desiderio punitivo del popolo investitore. Quale strategia emergerà? Un misto di tutte, con preferenza dei media per la terza in quanto più spettacolare. Divertente notare che la riparazione etica del capitalismo di massa potrebbe rivalutare il ricorso all’antico sacrificio umano: muoiano pochi per salvare gli altri.  

(c) 2002 Carlo Pelanda
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