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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-9-7

7/9/2002

Le e-mail sono finestre sull’anima che è urgente, per sicurezza, imparare a chiudere

Sta emergendo, oltre a quelli noti di intercettabilità, un nuovo problema di sicurezza nelle comunicazioni via posta elettronica. Una e-mail dura per sempre e può essere archiviata in molti luoghi in fase di transito. Dove sta la novità? Non nel fatto che un testo possa essere replicato, e quindi il produttore perdere il controllo di chi lo vede. Può avvenire, da decenni, con la fotocopiatura di materiali cartacei. Ma sta nella maggiore facilità con cui si possono ricavare informazioni rilevanti conquistando gli archivi e-mail altrui. Per esempio, un soggetto di business intelligence ottiene o con intercettazione o con acquisto l’intero traffico mail del signor X negli ultimi anni. Da questo può ricostruire un profilo psicologico completo, capire la parte riservata di un affare, analizzare le vulnerabilità della persona e trovare qualcuno nella sua rete di amicizie che possa influenzarlo, in caso. Il tutto – qui il punto - con un costo minimo grazie al fatto che il materiale è già organizzato su supporto elettronico e riorganizzabile da software specializzati che aiutano l’estrazione dei dati più significanti. Anche questa parrebbe una non-novità in quanto esiste già la possibilità di conoscere i movimenti di carta di credito, le posizioni geografiche segnalate dalle reti cellulari, le bollette, ecc., e di impacchettare il tutto per un’analisi integrata del profilo di un soggetto. Ma le e-mail forniscono un dato qualitativamente molto superiore ad un costo minore e non richiedono di essere una polizia per penetrarle. Sono vere e proprie finestre aperte sull’anima dove questa si svela con troppa facilità. E ciò costituisce una vulnerabilità formidabile, di massa, da ridurre con urgenza, lasciandone solo un residuo esclusivamente a vantaggio dei controlli dell’antiterrorismo. Come? Il menù di contromisure è molto ampio. Ma per gli utenti del mercato generale le soluzioni disponibili presentano, tutte, problemi o di aumento del costo o di fluidità delle comunicazioni. Inoltre le tutele formali sulla riservatezza degli archivi, pur crescenti, restano aggirabili. Ciò stimola la ricerca di difese che siano allo stesso tempo le più semplici, poco costose ed efficaci possibili. E sembra promettente l’idea di inserire in un testo e-mail un’istruzione di autodistruzione dopo un certo periodo, salvandolo solo in un box blindato. Perché è la durata in archivi incontrollati che aumenta la probabilità sia di penetrazione sia di ricavare dal cumulo storico i dati più significativi e, quindi, più pericolosi per la riservatezza. Questa rubrica prega chi è del mestiere di sperimentare prototipi basati sul criterio detto.  

(c) 2002 Carlo Pelanda
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