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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2001-12-1

1/12/2001

Per sconfiggere fino in fondo il terrorismo invisibile bisognerà dargli una faccia

 Gli strateghi dell’operazione Libertà duratura sono alle prese con un problema di  “nemico invisibile” più difficile del previsto. Il bersaglio ha un profilo sfuggente  mentre le azioni per colpirlo sono vulnerabili per eccesso di visibilità alla condanna morale e al dissenso interno ed internazionale. Poi, collegato, c’è il rischio della mitizzazione della “vittoria delle torri” che sta già coinvolgendo molti giovani islamici. La lista dei pericoli è più lunga, ma il problema principale è come mantenere sia la mobilitazione emotiva interna sia il primato morale in un’azione lunga senza l’incombenza quotidiana di un nemico chiaro, definito e sottoponibile ad una sconfitta non ambigua. Inizialmente è prevalsa la scuola di pensiero che proponeva di semplificare ed “accorciare” tali problemi, semplicemente, visibilizzando il nemico poco visibile. Cioè selezionare ed enfatizzare avversari “classici”, per esempio il regime talebano, poi l’Iraq, ecc., facilmente demonizzabili e battibili con azioni a termine certo. Questa strategia, nel suo svolgimento, sta dimostrando di creare troppe controreazioni. Dissenso nell’ Islam e nell’opinione pubblica internazionale, calo di tensione in America a causa della pochezza degli avversari. Per contenere tale effetto, le regia dell’operazione sta tentando di usare, per l’esterno, strumenti classici di guerra psicologica: trasmissioni radio e televisive nei paesi islamici. Per l’interno aumenta la propaganda. Ma sono mezzi insufficienti. Quindi la strategia deve passare a tecniche condizionanti molto più evolute, cioè al “governo dei simboli”. Il cinema, più di altri media, è il mezzo migliore per influenzare le categorie mentali collettive in quanto genera un livello di realtà non distinguibile da quello “vero”. Se il nemico è scomodo nella prima realtà, allora si genera simbolicamente una seconda dove profilarne uno più comodo. Infatti Bush ha chiesto ad Hollywood di produrre più film patriottici. Serviranno a tenere la coesione interna come già successe nel passato. Ma la parte più interessante dello scenario riguarda l’eventuale estensione di tale strategia comunicativa fuori dall’America. Il potere condizionante diretto della “gestione simbolica” ha dei limiti notevoli. Conferma un orientamento, ma non sostituisce uno contrario. Quello indiretto è pressoché illimitato, ma la tecnica non è evoluta. La svilupperanno nell’occasione? Tenteranno e certamente vedremo dei bei film, molto forti. Ad esempio cervellotico: “Star Wars 5” dove l’impero sia buono e venga salvato da un cavaliere Jedi del pianeta “Blackstone” chiamato il “secondo profeta”. In effetti c’è bisogno di nuove religioni.         

(c) 2001 Carlo Pelanda
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