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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2001-7-28

28/7/2001

Un recupero dell’euro dipende anche dal risultato delle prossime elezioni tedesche

 Itaca, Germania. Quando finirà la debolezza dell’euro che dal 1999 ha perso i 2/5 del valore sul dollaro? E’ credenza diffusa che ciò avverrà in occasione della trasformazione cartacea del primo, a partire dal dicembre prossimo. E’ opinione un po’ buffa perché implicherebbe che finora sia stata l’eccessiva astrazione della moneta unica a causarne la crisi di credibilità. Suvvia. Altri prevedono che l’euro risalirà in relazione allo sgonfiamento della “bolla” del dollaro, ritenuto probabile sia per lo scenario di semistagnazione e ripresa lenta dell’economia americana sia per l’interesse di Washington a moderare un superdollaro che uccide la competitività del settore manifatturiero. Questa idea è più sensata, ma riguarda comunque un aggiustamento di piccola entità (forse) per pochi mesi. Niente di strutturale. Se e quando la crescita americana ripartirà - non improbabile nel primo trimestre 2002, anticipabile dalle Borse già a novembre - il dollaro piallerà di nuovo l’euro perché il differenziale di efficienza tra le due economie sottostanti è enorme, a favore del primo. Qui il punto dell’eurodissea. Quali condizioni permetteranno all’euro di prendere un valore stabile e più elevato, fatto necessario per attrarre investimenti e importare meno inflazione? Un accordo politico che limiti le oscillazioni tra dollaro, yen ed euro? Sarebbe auspicabile perché impedirebbe agli ultimi due di svalutare per compensare l’inefficienza economica, ma infattibile proprio perché li costringerebbe a riforme su cui ora non c’è consenso, nonostante il recente impegno liberalizzante del nuovo leder nipponico, Koizumi. Quindi l’unica condizione realistica per la rianimazione dell’euro è quella più classica: risalirà stabilmente solo quando l’economia europea prometterà di diventare simile a quella americana. La caduta dell’euro dipende dal fatto che Francia, Germania ed Italia hanno avuto negli ultimi anni governi di sinistra irriformata. Ciò gli ha dato un effetto “rublo” (sovietico). Per farlo terminare, il triangolo portante dell’eurozona dovrà essere governato da forze liberalizzanti. In Italia (e Spagna) è già successo. Ma non basta, per scala. Non porterà cambiamenti nemmeno l’eventuale vittoria delle destre nelle presidenziali francesi della primavera prossima perché queste sono stataliste quanto le sinistre. L’evento critico riguarderà le elezioni in Germania nell’autunno del 2002. Se l’economia singola più forte dell’eurozona prendesse una direzione di efficienza, allora l’euro rimbalzerebbe. Con un tendenza futura, in caso, verso la parità 1 a 1. Tanto vale  la sconfitta dei “Proci” rossoverdi tedeschi. Ma manca ancora un CDUlisse.   

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