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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2002-3-23

23/3/2002

Il sistema satellitare Galileo sembra un doppione, ma in realtà serve ad evitare il monopolio americano sugli standard mondiali

Pochi mesi fa Paul Wolfowitz scrisse ai ministri della Difesa dell’Unione Europea di bloccare la costruzione del sistema europeo “Galileo” di radionavigazione satellitare. Questo prevede un minimo di 21 satelliti operativi dal 2008 che svolgeranno la funzione ora eseguita dal Global Positioning System (Gps) gestito dal governo americano. Chiunque nel mondo può ricevere dal Gps i dati per fare istantaneamente il punto geografico e misurare la velocità. Il sistema opera a due livelli. Militare, con precisione entro il metro. Civile, con margine di errore di 36 metri. Gli Usa si riservano il diritto di degradare il segnale o sospenderlo in caso di conflitto per non dare al nemico accesso a tale risorsa. E’ successo durante l’operazione in Afghanistan. Il 29 marzo 1996 Clinton firmò una direttiva presidenziale che mirava a rendere il Gps standard ed infrastruttura mondiali da far usare a tutti, gratuitamente, in particolare a giapponesi ed europei che avevano le capacità per costruirne di alternativi. I secondi non rinunciarono all’idea e vararono “Galileo”. Nell’ottobre del 2000 Washington propose una bozza d’accordo per renderlo interoperabile con il Gps e garantire il controllo congiunto degli accessi. Da allora si sviluppò un negoziato piuttosto duro sia con gli americani che volevano, in sostanza, annullare il sistema competitore sia a livello intraeuropeo dove alcuni paesi, Germania in particolare, erano ostili o per paura dei costi - 6 miliardi di euro -  o per altri timori. Alla fine “Galileo” è stato approvato durante il vertice di Barcellona e il prossimo 26 marzo a Bruxelles i 15 si riuniranno per pianificarne la realizzazione. Scenario: ma sarà utile un doppione del Gps proprio nel momento in cui gli americani ne hanno annunciato una prossima evoluzione tecnica? Ciò non va valutato alla luce del beneficio ipotetico piuttosto fantasioso stimato dalla Commissione (www.galileo-pgm.org): 90 miliardi di euro in 15 anni come nuovo giro d’affari (servizi georeferenziati, ecc.) e 100mila nuovi posti di lavoro. Va visto, invece, in termini di strategia geoeconomica. Se gli europei non si mostrassero capaci di costruire loro sistemi tecnologici autonomi e globalmente concorrenziali, gli americani non si metterebbero mai a negoziare con i primi future condivisioni di politica industriale. Perché si basano sul principio del rapporto tra forti, i deboli massacrati. E ciò sarà sempre più critico per la generazione di nuovi standard mondiali, in decine di nuovi settori entro il 2010, che non spiazzino l’industria europea a favore di quella statunitense, piuttosto aggressiva. In tal senso l’Ue ha fatto bene.       

(c) 2002 Carlo Pelanda
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