Va detto. Quando un'economia va male, la disoccupazione aumenta e le istituzioni pubbliche mostrano evidenti segni di inefficienza, il sistema politico dovrebbe interrompere i suoi tipici giochi di potere e dedicarsi al bene del Paese. Ma ciò non sta accadendo. Più il Paese va in malora, più i politici, in particolare di sinistra, si azzuffano per questioni comprensibili solo a loro dimenticandosi di governare e, sopratuttto, di farlo bene. Un commento di questo tipo si espone alla critica di qualunquismo. Ma, francamente, é tutt'altro che una superficiale incomprensione polemica della complessità della politica. E', semplicemente, la realtà.

Già Mario Monti ha parlato di "svalutazione morale" dell'Italia a causa dell'incredibile incapacità e rissosità della classe politica italiana, sopratuttto dell'attuale maggioranza. E' un buon modo di formulare il problema. Il tanto decantato successo dell'entrata dell'Italia nell'area dell'euro (rivalutazione) viene compromesso dalla svalutazione indotta dalla bassa qualità della politica sia nazionale che locale. Il problema concreto lo abbiamo da poco visto riconfermato dalle parole di Antonio Fazio, presidente della Banca d'Italia. Di fronte ai parlamentari, nel corso di un'audizione, ha detto con freddezza sferzante che così l'Italia non va, snocciolando i dettagli che tutti noi quotidianamente vediamo nelle cronache. Troppe tasse e rigidità del lavoro deprimono gli investimenti e, quindi la crescita economica complessiva. I conti dello Stato assistenziale sono insostenibili e, diversamente da quanto affermato da Prodi, a suo tempo, Ciampi e D'Alema, non sono stati per niente risanati. Con altrettanto disprezzo i tecnici della Banca centrale europea rispondono agli eurogoverni che l'economia stagnante di Eurolandia non si rivitalizza con la politica monetaria, ma con riforme liberalizzanti che permettano a questa di respirare. In sintesi, é in atto un conflitto tra tecnici italiani ed europei contro i politici di sinistra che al momento governano sia il Belpaese che l'Eurozona. E tale conflitto é violento perché caricato della più profonda disistima dei primi nei confronti dei secondi, solo a stento contenuta dai vincoli di dovuta cortesia nel linguaggio tra istituzioni. Ora il punto é il seguente: con chi noi, opinione pubblica fatta da lettori e da commentatori che scrivono cercando di rappresentare il più possibile i loro interessi, dobbiamo stare? Sembra evidente che in questo momento storico siano i tecnici, o tecnocrati se preferite, a difendere meglio i nostri interessi cercando di contrastare il disastro che la politica sta facendo in Italia e, per certi aspetti, anche in Eurolandia. Di solito la gente si allea con la politica proprio contro la tecnocrazia. Questa, poiché non eletta, tende a dimenticare gli aspetti umanistici e sociali della sua missione di governo. Ma la pessima qualità della politica italiana, e quella mediocre sul piano europeo, sta creando un cortocircuito. I freddi tecnocrati sono diventati i naturali alleati dei cittadini per evitare che la società si impoverisca.

Cosa fare? Evidentemente bisogna dare un segnale ai politici italiani che le cose non possono andare avanti così. Dopotutto, i politici sarebbero nostri dipendenti, pagati per fornirci il buongoverno. E invece usano il loro stipendio abbondante e sicuro per il loro solo ed esclusivo interesse personale. Con l'aggravante che quei pochi che si impegnano veramente nel fare le leggi e nell'attività di governo, stanno agendo malissimo, dalla politica fiscale ai trucchi contabili, dal caso Ocalan alle mancate riforme di efficienza del sistema economico ed istituzionale. Così ci impoveriamo, perdiamo credibilità come nazione e subiamo sempre più furti. E ciò é sorprendente per il fatto che, in realtà, il come fare la buona politica non é un mistero oppure un oggetto di incomprimibile complessità. Ed infatti i tecnici, semplicemente usando il buon senso basato sul realismo, continuamente ed inutilmente dicono ai politici quali siano le cose giuste e possibili da fare. Ma i politici, un po' perché parte di una sinistra piena di idee sbagliate un po' perché di bassa qualità, se ne infischiano. A questo punto dovremmo intervenire tutti noi nella nostra qualità di fornitori di uno stipendio a questa classe politica: licenziamento per giusta causa.

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Già Mario Monti ha parlato di "svalutazione morale" dell'Italia a causa dell'incredibile incapacità e rissosità della classe politica italiana, sopratuttto dell'attuale maggioranza. E' un buon modo di formulare il problema. Il tanto decantato successo dell'entrata dell'Italia nell'area dell'euro (rivalutazione) viene compromesso dalla svalutazione indotta dalla bassa qualità della politica sia nazionale che locale. Il problema concreto lo abbiamo da poco visto riconfermato dalle parole di Antonio Fazio, presidente della Banca d'Italia. Di fronte ai parlamentari, nel corso di un'audizione, ha detto con freddezza sferzante che così l'Italia non va, snocciolando i dettagli che tutti noi quotidianamente vediamo nelle cronache. Troppe tasse e rigidità del lavoro deprimono gli investimenti e, quindi la crescita economica complessiva. I conti dello Stato assistenziale sono insostenibili e, diversamente da quanto affermato da Prodi, a suo tempo, Ciampi e D'Alema, non sono stati per niente risanati. Con altrettanto disprezzo i tecnici della Banca centrale europea rispondono agli eurogoverni che l'economia stagnante di Eurolandia non si rivitalizza con la politica monetaria, ma con riforme liberalizzanti che permettano a questa di respirare. In sintesi, é in atto un conflitto tra tecnici italiani ed europei contro i politici di sinistra che al momento governano sia il Belpaese che l'Eurozona. E tale conflitto é violento perché caricato della più profonda disistima dei primi nei confronti dei secondi, solo a stento contenuta dai vincoli di dovuta cortesia nel linguaggio tra istituzioni. Ora il punto é il seguente: con chi noi, opinione pubblica fatta da lettori e da commentatori che scrivono cercando di rappresentare il più possibile i loro interessi, dobbiamo stare? Sembra evidente che in questo momento storico siano i tecnici, o tecnocrati se preferite, a difendere meglio i nostri interessi cercando di contrastare il disastro che la politica sta facendo in Italia e, per certi aspetti, anche in Eurolandia. Di solito la gente si allea con la politica proprio contro la tecnocrazia. Questa, poiché non eletta, tende a dimenticare gli aspetti umanistici e sociali della sua missione di governo. Ma la pessima qualità della politica italiana, e quella mediocre sul piano europeo, sta creando un cortocircuito. I freddi tecnocrati sono diventati i naturali alleati dei cittadini per evitare che la società si impoverisca.

Cosa fare? Evidentemente bisogna dare un segnale ai politici italiani che le cose non possono andare avanti così. Dopotutto, i politici sarebbero nostri dipendenti, pagati per fornirci il buongoverno. E invece usano il loro stipendio abbondante e sicuro per il loro solo ed esclusivo interesse personale. Con l'aggravante che quei pochi che si impegnano veramente nel fare le leggi e nell'attività di governo, stanno agendo malissimo, dalla politica fiscale ai trucchi contabili, dal caso Ocalan alle mancate riforme di efficienza del sistema economico ed istituzionale. Così ci impoveriamo, perdiamo credibilità come nazione e subiamo sempre più furti. E ciò é sorprendente per il fatto che, in realtà, il come fare la buona politica non é un mistero oppure un oggetto di incomprimibile complessità. Ed infatti i tecnici, semplicemente usando il buon senso basato sul realismo, continuamente ed inutilmente dicono ai politici quali siano le cose giuste e possibili da fare. Ma i politici, un po' perché parte di una sinistra piena di idee sbagliate un po' perché di bassa qualità, se ne infischiano. A questo punto dovremmo intervenire tutti noi nella nostra qualità di fornitori di uno stipendio a questa classe politica: licenziamento per giusta causa.

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Già Mario Monti ha parlato di "svalutazione morale" dell'Italia a causa dell'incredibile incapacità e rissosità della classe politica italiana, sopratuttto dell'attuale maggioranza. E' un buon modo di formulare il problema. Il tanto decantato successo dell'entrata dell'Italia nell'area dell'euro (rivalutazione) viene compromesso dalla svalutazione indotta dalla bassa qualità della politica sia nazionale che locale. Il problema concreto lo abbiamo da poco visto riconfermato dalle parole di Antonio Fazio, presidente della Banca d'Italia. Di fronte ai parlamentari, nel corso di un'audizione, ha detto con freddezza sferzante che così l'Italia non va, snocciolando i dettagli che tutti noi quotidianamente vediamo nelle cronache. Troppe tasse e rigidità del lavoro deprimono gli investimenti e, quindi la crescita economica complessiva. I conti dello Stato assistenziale sono insostenibili e, diversamente da quanto affermato da Prodi, a suo tempo, Ciampi e D'Alema, non sono stati per niente risanati. Con altrettanto disprezzo i tecnici della Banca centrale europea rispondono agli eurogoverni che l'economia stagnante di Eurolandia non si rivitalizza con la politica monetaria, ma con riforme liberalizzanti che permettano a questa di respirare. In sintesi, é in atto un conflitto tra tecnici italiani ed europei contro i politici di sinistra che al momento governano sia il Belpaese che l'Eurozona. E tale conflitto é violento perché caricato della più profonda disistima dei primi nei confronti dei secondi, solo a stento contenuta dai vincoli di dovuta cortesia nel linguaggio tra istituzioni. Ora il punto é il seguente: con chi noi, opinione pubblica fatta da lettori e da commentatori che scrivono cercando di rappresentare il più possibile i loro interessi, dobbiamo stare? Sembra evidente che in questo momento storico siano i tecnici, o tecnocrati se preferite, a difendere meglio i nostri interessi cercando di contrastare il disastro che la politica sta facendo in Italia e, per certi aspetti, anche in Eurolandia. Di solito la gente si allea con la politica proprio contro la tecnocrazia. Questa, poiché non eletta, tende a dimenticare gli aspetti umanistici e sociali della sua missione di governo. Ma la pessima qualità della politica italiana, e quella mediocre sul piano europeo, sta creando un cortocircuito. I freddi tecnocrati sono diventati i naturali alleati dei cittadini per evitare che la società si impoverisca.

Cosa fare? Evidentemente bisogna dare un segnale ai politici italiani che le cose non possono andare avanti così. Dopotutto, i politici sarebbero nostri dipendenti, pagati per fornirci il buongoverno. E invece usano il loro stipendio abbondante e sicuro per il loro solo ed esclusivo interesse personale. Con l'aggravante che quei pochi che si impegnano veramente nel fare le leggi e nell'attività di governo, stanno agendo malissimo, dalla politica fiscale ai trucchi contabili, dal caso Ocalan alle mancate riforme di efficienza del sistema economico ed istituzionale. Così ci impoveriamo, perdiamo credibilità come nazione e subiamo sempre più furti. E ciò é sorprendente per il fatto che, in realtà, il come fare la buona politica non é un mistero oppure un oggetto di incomprimibile complessità. Ed infatti i tecnici, semplicemente usando il buon senso basato sul realismo, continuamente ed inutilmente dicono ai politici quali siano le cose giuste e possibili da fare. Ma i politici, un po' perché parte di una sinistra piena di idee sbagliate un po' perché di bassa qualità, se ne infischiano. A questo punto dovremmo intervenire tutti noi nella nostra qualità di fornitori di uno stipendio a questa classe politica: licenziamento per giusta causa.

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1999-2-25

25/2/1999

Aumenta il conflitto tra tecnici e politici

Va detto. Quando un'economia va male, la disoccupazione aumenta e le istituzioni pubbliche mostrano evidenti segni di inefficienza, il sistema politico dovrebbe interrompere i suoi tipici giochi di potere e dedicarsi al bene del Paese. Ma ciò non sta accadendo. Più il Paese va in malora, più i politici, in particolare di sinistra, si azzuffano per questioni comprensibili solo a loro dimenticandosi di governare e, sopratuttto, di farlo bene. Un commento di questo tipo si espone alla critica di qualunquismo. Ma, francamente, é tutt'altro che una superficiale incomprensione polemica della complessità della politica. E', semplicemente, la realtà.

Già Mario Monti ha parlato di "svalutazione morale" dell'Italia a causa dell'incredibile incapacità e rissosità della classe politica italiana, sopratuttto dell'attuale maggioranza. E' un buon modo di formulare il problema. Il tanto decantato successo dell'entrata dell'Italia nell'area dell'euro (rivalutazione) viene compromesso dalla svalutazione indotta dalla bassa qualità della politica sia nazionale che locale. Il problema concreto lo abbiamo da poco visto riconfermato dalle parole di Antonio Fazio, presidente della Banca d'Italia. Di fronte ai parlamentari, nel corso di un'audizione, ha detto con freddezza sferzante che così l'Italia non va, snocciolando i dettagli che tutti noi quotidianamente vediamo nelle cronache. Troppe tasse e rigidità del lavoro deprimono gli investimenti e, quindi la crescita economica complessiva. I conti dello Stato assistenziale sono insostenibili e, diversamente da quanto affermato da Prodi, a suo tempo, Ciampi e D'Alema, non sono stati per niente risanati. Con altrettanto disprezzo i tecnici della Banca centrale europea rispondono agli eurogoverni che l'economia stagnante di Eurolandia non si rivitalizza con la politica monetaria, ma con riforme liberalizzanti che permettano a questa di respirare. In sintesi, é in atto un conflitto tra tecnici italiani ed europei contro i politici di sinistra che al momento governano sia il Belpaese che l'Eurozona. E tale conflitto é violento perché caricato della più profonda disistima dei primi nei confronti dei secondi, solo a stento contenuta dai vincoli di dovuta cortesia nel linguaggio tra istituzioni. Ora il punto é il seguente: con chi noi, opinione pubblica fatta da lettori e da commentatori che scrivono cercando di rappresentare il più possibile i loro interessi, dobbiamo stare? Sembra evidente che in questo momento storico siano i tecnici, o tecnocrati se preferite, a difendere meglio i nostri interessi cercando di contrastare il disastro che la politica sta facendo in Italia e, per certi aspetti, anche in Eurolandia. Di solito la gente si allea con la politica proprio contro la tecnocrazia. Questa, poiché non eletta, tende a dimenticare gli aspetti umanistici e sociali della sua missione di governo. Ma la pessima qualità della politica italiana, e quella mediocre sul piano europeo, sta creando un cortocircuito. I freddi tecnocrati sono diventati i naturali alleati dei cittadini per evitare che la società si impoverisca.

Cosa fare? Evidentemente bisogna dare un segnale ai politici italiani che le cose non possono andare avanti così. Dopotutto, i politici sarebbero nostri dipendenti, pagati per fornirci il buongoverno. E invece usano il loro stipendio abbondante e sicuro per il loro solo ed esclusivo interesse personale. Con l'aggravante che quei pochi che si impegnano veramente nel fare le leggi e nell'attività di governo, stanno agendo malissimo, dalla politica fiscale ai trucchi contabili, dal caso Ocalan alle mancate riforme di efficienza del sistema economico ed istituzionale. Così ci impoveriamo, perdiamo credibilità come nazione e subiamo sempre più furti. E ciò é sorprendente per il fatto che, in realtà, il come fare la buona politica non é un mistero oppure un oggetto di incomprimibile complessità. Ed infatti i tecnici, semplicemente usando il buon senso basato sul realismo, continuamente ed inutilmente dicono ai politici quali siano le cose giuste e possibili da fare. Ma i politici, un po' perché parte di una sinistra piena di idee sbagliate un po' perché di bassa qualità, se ne infischiano. A questo punto dovremmo intervenire tutti noi nella nostra qualità di fornitori di uno stipendio a questa classe politica: licenziamento per giusta causa.

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