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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2001-2-10

10/2/2001

Se Europa e Stati Uniti non si accordano addio superscudo. Ma l’intesa resta ancora lontana

La questione dello scudo spaziale statunitense andrebbe rivista alla luce di uno scenario strategico più ampio. L’avvio dell’Amministrazione Bush, che ne ha messo in priorità lo sviluppo, è un buon momento per parlarne. L’impostazione del programma di difesa antimissile - approvata dal Congresso nel 1999 -  ha risentito di molti fattori distorcenti. I democratici non lo volevano e Clinton lo varato con riluttanza limitativa. Anche dovuta alla necessità di minimizzare la violazione del trattato ABM siglato con Mosca nel 1972. I repubblicani lo sostenevano con forza, ma lo hanno caratterizzato riduttivamente come “Maginot” antimissile. Il tutto spinto dalla priorità di aiutare l’industria della difesa statunitense, in particolare Boeing e Raytheon. In sintesi, il programma è stato pensato in base a criteri troppo restrittivi, domestici e lobbyistici. Esito: gli europei, a cui è stato offerto di abbonarsi all’ombrello antimissile, ma non di partecipare con le loro industrie, hanno sparato contro, Francia in primis; Mosca è di traverso; il programma è sottodimensionato e confuso e, anche per questo, i test sono per lo più falliti.Un disastro diplomatico e tecnico. Vediamo entro quali parametri il progetto antimissile dovrebbe essere rilanciato.

  Sta emergendo un nuovo fabbisogno di sicurezza. Circa venti paesi potenzialmente nemici o instabili hanno capacità proliferative e missilistiche. Nel prossimo futuro, la Cina avrà strumenti di potenza simili a quelli americani (2025), che sta costruendo in modo accelerato. Aumenta la probabilità sia di conflitti locali, tipo Irak o Kosovo, sia di interventi di pacificazione, tipo Timor Est. E quella di guerra tra nuove potenze nucleari, Pakistan ed India. Quale nuovo sistema potrebbe diventare il chiodo unico a cui appendere una varietà di capacità militari – difensive, offensive e dissuasive - in grado di gestire tutti questi rischi nel modo più efficiente? Evidentemente una struttura di dominio esclusivo dello spazio extraterrestre che: (a) veda tutto quello che accade nel pianeta in tempo reale; (b) indirizzi armamenti dove serve o li lanci direttamente (armi ad energia, vettori); (c) assista con un ombrello spaziale ed aereo di superiorità assoluta qualsiasi intervento piccolo o grande in qualsiasi territorio; (d) e permetta una difesa antimissile totale e globale. La quale, inserita in questa sistema più ampio, godrebbe di un traino tecnologico e di un’economia di scala che ne accrescerebbero l’efficacia a minori costi specifici. Ma un tale superscudo globale sarebbe fattibile solo se americani ed europei integrassero le risorse finanziarie, militari ed il sistema industriale. E se cooptassero, pur ad un grado iniziale inferiore, i russi. Probabilità? Poca. Ma senza tale evoluzione gli americani si troverebbero con uno scudo piccolo e fonte di dissenso e gli europei in grave imbarazzo. Un calcolo razionale mostra che la cooperazione, nel senso detto, risolverebbe il problema ad ambedue.  Lo faranno?

(c) 2001 Carlo Pelanda
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