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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2001-11-3

3/11/2001

Il Jsf preannuncia l’impossibilità di mantenere separati i mercati degli armamenti americano ed europeo

Il programma americano Jsf (Joint Strike Fighter) è passato alla fase di realizzazione. Il nuovo cacciabombardiere supersonico, con possibilità di decollo corto o verticale, entrerà in linea a partire dal 2008. L’interesse per il Jsf va oltre l’oggetto in quanto la sua filosofia ha un impatto generale sull’industria degli armamenti occidentale. E’ la prima piattaforma aerea che viene costruita con la massima attenzione all’efficienza economica, senza per altro ridurre l’efficacia militare, mentre i concetti d’arma sviluppati nel periodo della Guerra fredda - gli oggetti attuali - la trascurano. Ciò rende il “concetto” Jsf estremamente attrattivo per tutti i Paesi politicamente compatibili che devono equilibrare il requisito di contenimento della spesa militare con l’aumento dei compiti di sicurezza. E porta lo scenario verso una nuova direzione: un solo cacciabombardiere per tutti. In America rimpiazzerà gli F-16, F-14, ecc. e sarà il multiruolo unico con impiego primario aria-terra, complementare con i caccia di superiorità aerea (aria-aria) F-18 e F-22. Il grado di comunanza tra le diverse versioni richieste da aeronautica, aviazione di marina, esercito  – Ctol, imbarcata e Stovl – è tra il 70 ed il 90%. Ciò promette bassi costi d’acquisto (tra i 28 e 38 milioni di dollari) e, soprattutto, enormi risparmi in quelli di esercizio. Per questo molti altri Paesi sono già entrati nel programma a diversi livelli. Il Regno Unito sostituirà gli Harrier e il Tornado con il Jsf. Canada, Italia, Norvegia, Olanda, Danimarca, Singapore, Turchia, Israele, ecc., ci stanno seriamente pensando. La tendenza è ormai tale da far prevedere un’adozione ancor più diffusa nel futuro. Il punto è che il successo dello Jsf e del suo concetto, se confermata la validità, toglierà mercato alle produzioni solo europee. Il Typhoon, eurocaccia di superiorità, si salverà, ma non ci sarà spazio per altre piattaforme simili allo Jsf. Se si estende questo trend ad altri armamenti – ed è già visibile - si ricava che il progetto di difesa europeo coincidente con una industria militare “solo” europea è un’illusione. Sarebbe conveniente accettare minori efficienza economica ed efficacia militare (per gap tecnologico) in nome dell’europeismo? Per la romantica Francia sì, ma proprio la posizione inglese e quella che sta maturando in Italia sullo Jsf lasciano intendere che, nella realtà, è idea già morta. Quale strategia sarebbe razionale? Accelerare l’integrazione tra industria militare europea ed americana, a livello di domanda, per salvare almeno metà della prima e per non costringere i nostri soldati a comprare costosi bidoni per astratti orgogli politici.

(c) 2001 Carlo Pelanda
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