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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2001-1-6

6/1/2001

Volete le armi pulite? Pagatele

 Nelle democrazie evolute l’impiego della forza e’ vincolato da un crescente numero di fattori autolimitativi: niente perdite proprie; minimizzazione dei danni ai civili; approccio umanitario verso il nemico; inaccettabilita’ di contaminazioni ecologiche ed epidemiologiche. Il problema e’ che le armi oggi disponibili sono ancora quelle create in un passato dove la sensibilita’ sociale e tecnica a questi requisiti era minore. Per esempio, un arsenale costruito per combattere una guerra totale contro l’Unione Sovietica non e’ certo predisposto per operazioni piu’ raffinate, di guerra pulita. La dottrina militare occidentale, nell’ultimo decennio, ha tentato di riadattare i vecchi strumenti alle nuove sia operazioni sia condizioni di consenso: ombrello di superiorita’ assoluta per impedire al nemico di produrre anche un piccolo danno; massimizzazione della selettivita’ distruttiva per minimizzare le perdite civili; aumento fino alla vigliaccheria della prudenza e dell’autoprotezione nelle operazioni a fuoco. Ma tale riadattamento ha effetti controproducenti: incremento spropositato dei costi operativi, allungamento dei tempi di intervento e soluzione delle crisi; inefficacia militare generalizzata. In sintesi, l’efficienza degli interventi occidentali di polizia internazionale e’ crollata per una sorta di  “effetto autodissuasione”. Ed e’ un primo punto. Il secondo – tema caldo in questa settimana -  e’ che  le armi restano comunque “sporche” sia per chi le usa sia per chi ne e’ bersaglio. Soluzioni?

 Le forze militari devono rispettare il criterio della prontezza operativa. Che spinge all’uso di quello che c’e’ e non lascia molte risorse per sviluppare nuovi armamenti. Per esempio, se un proiettile con anima ad uranio impoverito funziona bene, la priorita’ sara’ quella di estenderne l’uso. E se viene fuori l’ipotesi che possa far male all’organismo, la tipica  reazione di un dirigente militare e’ la seguente: o me ne date uno meno inquinante con la stessa efficacia o io continuo ad usare quello perche’ e’ il migliore. In sintesi, un’organizzazione militare e’ condannata, in scarsita’ di risorse, ad optare per lo “sporco subito” e a sacrificare il “pulito domani”. Se la politica vuole nuovi strumenti militari che incorporino prestazioni piu’ sofisticate dovrebbe finanziare ed attuare un riarmo sostitutivo totale. Per esempio, impulsi elettromagnetici emessi da satelliti che spengano gli apparati elettrici dei carri avversari, evitando morti ed eventuali contaminazioni. Questa e cento altre nuove tecnologie pulite - tra cui quelle non letali - sono gia’ note e in fase di sperimentazione . Quindi la soluzione e’ banale: volete le armi gentili, ecologiche, certificate sul piano medico, a letalita’ modulabile e anche ipervincenti? Pagate, aumentando sostanzialmente per almeno un decennio i bilanci della difesa (modernizzazione ora in atto solo negli USA). Se non volete farlo, allora accettate i rischi delle vecchie armi sporche e stupide. 

(c) 2001 Carlo Pelanda
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