ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2001-10-20

20/10/2001

L’attacco biochimico in atto non ha la forza per destabilizzare gli Usa

Qual è il potere destabilizzante dell’attacco biochimico in atto? In generale, il massimo impatto è descrivibile come situazione in cui le conseguenze eccedono la capacità del Paese attaccato di contenerle. La diffusione del carbonchio via lettera negli Stati Uniti non ha neanche lontanamente questa potenza. L’agente è poco letale, il sistema istituzionale di gestione delle emergenze è ben organizzato sia a livello federale sia locale. La popolazione ed il mercato certamente sono stati scossi dal primo esempio di guerra biologica contro civili (occidentali), ma la percezione di un’alta capacità di contenimento da parte del sistema ha moderato l’effetto paura e la quantità di rischio scontato dai soggetti finanziari. Soprattutto ha prodotto un “vaccino psicologico” contro un’eventuale escalation con agenti biochimici più pericolosi. Per esempio, nel caso un terrorista suicida si sia iniettato una variante pestifera del vaiolo e stia girando l’America per contaminare le persone, tale notizia non sarebbe più una sorpresa ed il sistema istituzionale stesso, poiché in allarme continuo, sarebbe più veloce nell’intervenire. Una sequenza ossessiva di sorprese con agenti diversi, anche se non pericolosi e quindi maneggiabili da terroristi con competenze artigianali, potrebbe superare le difese non per intensività dell’attacco, ma per sua estensività. Tuttavia questa azione richiederebbe un’organizzazione enorme e quindi più visibile all’antiterrorismo. Restano due eventualità. Il caso di attacco intensivo, per esempio attraverso un virus con velocità di diffusione superiore a quella di immunizzazione. Ma è ipotesi remota. Richiederebbe tecnologie molto sofisticate di produzione, stoccaggio e somministrazione esistenti solo in pochi Stati e non alla portata di piccole potenze. In ogni caso, i terroristi hanno commesso un errore dovuto alla loro poca sofisticazione tecnica. L’attacco con agenti leggeri ha istruito il sistema a prepararsi per il caso peggiore che, pertanto, oggi ha maggiore probabilità di essere ben contenuto. L’impossibilità di mantenere un’elevata vigilanza per lungo tempo apre ai terroristi l’opportunità di aspettare un anno o due prima di far partire una nuova ondata. Ma ormai anche questo caso è contemplato. In sintesi, la probabilità di destabilizzazione dell’America da questo tipo di terrorismo è minima. Tuttavia ciò apre un nuovo pericolo. L’Europa è più facilmente destabilizzabile perché molto meno organizzata degli Usa. L’insuccesso nei secondi potrebbe spingere i terroristi a puntare sulla prima dove la loro capacità artigianale potrebbe avere più effetti. Qui la vera vulnerabilità da ridurre con priorità.

(c) 2001 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli