Nella settimana passata l'indice principale (Dow Jones) del mercato azionario generale (Nyse) e' caduto di cinquecento punti e quello dei titoli prevalentemente tecnologici (Nasdaq) ha registrato un picco di caduta come mai nella sua storia. Ci sara' il crack, con riverberi depressivi mondiali, ad Ottobre, per altro mese famoso per tali catastrofi?

Il mercato comincia a temerlo. Spostando un po' piu' verso il pessimismo la situazione di incertezza e di mancanza di una direzione precisa del mercato - tecnicamente si dice volatilita' - che dura da un paio di mesi. Qualche settimana fa ne abbiamo gia' parlato in queste pagine. L'analisi, se ricordate, prevedeva un momento di correzione dei valori borsistici, ma senza l'innesco di una inversione ribassista costante (orso) dopo piu' sette anni di rialzo continuo (toro), ed un rimbalzo futuro che lo avrebbe continuato. E cambiato qualcosa, in senso peggiorativo? L'umore del mercato piu' che fatti concreti. La caduta detta sopra e' stata provocata da un cumulo e concentrazione in poco tempo di notizie negative che non da qualche novita' che indicasse una vera tempesta in arrivo. Vediamole. Il deficit commerciale americano e' aumentato oltre le attese. Cio' deprime la forza del dollaro che e' uno dei fattori principali che attira nel mercato americano i capitali da ogni parte del mondo. E amplifica il significato della sua contingente perdita di valore nei confronti dello yen, arivata ad un picco negativo proprio nello stesso giorno in cui e' stato diffuso il primo dato. E contemporaneamnte alcune aziende hanno comunicato che i loro profitti per il terzo trimestre dell'anno saranno minori del previsto. Poche ore dopo un manager della Microsoft ha dichiarato che tutti i titoli tecnologici, in particolare quelli delle aziende che operano su Internet, sono incredibilmente gonfiati compresi quelli relativi alla sua azienda. In realta' e' un anno che dice queste cose - con certa ragione - e nessuno ci ha mai fatto troppo caso. Ma quel giorno l'ansia crescente del mercato ne ha esaltato il significato ribassista, credendoci anche troppo. Nello stesso momento sono usciti i dati relativi allo stato dell'economia americana. Tira che e' un piacere, l'occupazione e' sempre piena e la fiducia dei consumatori rimane elevata. Ma per il mercato borsistico tale buona notizia si e' trasformata in cattiva. Se, infatti, l'economia reale non rallenta, allora aumentano i timori di inflazione. In realta' non se ne vede l'ombra sul piano strutturale. Ma la banca centrale la prevede per il futuro anche considerando l'eccessivo rialzo del petrolio in corso che non accenna a diminuire (notizia nera che si e' aggiunta alle altre) e quindi e' pronta a rialzare i tassi per raffreddare la crescita togliendole liquidita'. Fatto che riduce le prospettive di profitto delle imprese quotate e sgonfia i loro valori borsistici. Tutte queste notizie non hanno creato panico, ma vendite diffuse. E sono scattate quelle automatiche decise dai computer che hanno in programma un'ordine di vendita se la tendenza supera una data soglia di ribasso per unita' di tempo. Cio' ha amplificato oltre misura la caduta.

E' solo un incidente? Da una parte, lo e'. Dall'altra, e' stato cosi' pesante da effettivamente cambiare l'umore del mercato. Ed e' questo che dobbiamo valutare per tentare una previsione. Il punto non-umorale e' che le condizioni dell'economia americana e mondiale sono buone. Non tanto da reggere rialzi borsitici stratosferici, ma sufficienti per tenere rialzista la tendenza. Da quale pavimento? Nei mesi scorsi il mercato e' andato troppo in su sfondando il tetto. Infatti, nonostante il flop recente, e' ancora molto positivo in termini di incremento dall'inizio dell'anno. Deve per forza contrarsi. Ma, una volta corretto, questo ritrovera' un nuovo spazio di crescita sorretta dalle buone prospettive generali dette sopra. Tale scenario, anzi, vede come una grande fortuna la correzione ribassista in corso perche': (a) evita eccessi rialzisti dai quali poi la correzione stessa si trasforma in collasso; (b) riapre uno spazio di crescita. Il mercato conosce questo scenario positivo. ma per scommetterci sopra ha bisogno di almeno due buone notizie per ritrovare l'ottimismo. La prima e' che il 5 Ottobre prossimo i tassi del dollaro non vengano rialzati. La seconda e' che la Banca centrale nipponica impari a neutralizzare gli effeti speculativi sulla propria moneta. Se non lo fa presto, lo yen andra' in bolla rialzista scassando sia la propria fragile ripresa sia il dollaro ed il sistema finanziario globale. Probabilita'? Piu' buone che cattive, ma incrociamo le dita.

 

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Il mercato comincia a temerlo. Spostando un po' piu' verso il pessimismo la situazione di incertezza e di mancanza di una direzione precisa del mercato - tecnicamente si dice volatilita' - che dura da un paio di mesi. Qualche settimana fa ne abbiamo gia' parlato in queste pagine. L'analisi, se ricordate, prevedeva un momento di correzione dei valori borsistici, ma senza l'innesco di una inversione ribassista costante (orso) dopo piu' sette anni di rialzo continuo (toro), ed un rimbalzo futuro che lo avrebbe continuato. E cambiato qualcosa, in senso peggiorativo? L'umore del mercato piu' che fatti concreti. La caduta detta sopra e' stata provocata da un cumulo e concentrazione in poco tempo di notizie negative che non da qualche novita' che indicasse una vera tempesta in arrivo. Vediamole. Il deficit commerciale americano e' aumentato oltre le attese. Cio' deprime la forza del dollaro che e' uno dei fattori principali che attira nel mercato americano i capitali da ogni parte del mondo. E amplifica il significato della sua contingente perdita di valore nei confronti dello yen, arivata ad un picco negativo proprio nello stesso giorno in cui e' stato diffuso il primo dato. E contemporaneamnte alcune aziende hanno comunicato che i loro profitti per il terzo trimestre dell'anno saranno minori del previsto. Poche ore dopo un manager della Microsoft ha dichiarato che tutti i titoli tecnologici, in particolare quelli delle aziende che operano su Internet, sono incredibilmente gonfiati compresi quelli relativi alla sua azienda. In realta' e' un anno che dice queste cose - con certa ragione - e nessuno ci ha mai fatto troppo caso. Ma quel giorno l'ansia crescente del mercato ne ha esaltato il significato ribassista, credendoci anche troppo. Nello stesso momento sono usciti i dati relativi allo stato dell'economia americana. Tira che e' un piacere, l'occupazione e' sempre piena e la fiducia dei consumatori rimane elevata. Ma per il mercato borsistico tale buona notizia si e' trasformata in cattiva. Se, infatti, l'economia reale non rallenta, allora aumentano i timori di inflazione. In realta' non se ne vede l'ombra sul piano strutturale. Ma la banca centrale la prevede per il futuro anche considerando l'eccessivo rialzo del petrolio in corso che non accenna a diminuire (notizia nera che si e' aggiunta alle altre) e quindi e' pronta a rialzare i tassi per raffreddare la crescita togliendole liquidita'. Fatto che riduce le prospettive di profitto delle imprese quotate e sgonfia i loro valori borsistici. Tutte queste notizie non hanno creato panico, ma vendite diffuse. E sono scattate quelle automatiche decise dai computer che hanno in programma un'ordine di vendita se la tendenza supera una data soglia di ribasso per unita' di tempo. Cio' ha amplificato oltre misura la caduta.

E' solo un incidente? Da una parte, lo e'. Dall'altra, e' stato cosi' pesante da effettivamente cambiare l'umore del mercato. Ed e' questo che dobbiamo valutare per tentare una previsione. Il punto non-umorale e' che le condizioni dell'economia americana e mondiale sono buone. Non tanto da reggere rialzi borsitici stratosferici, ma sufficienti per tenere rialzista la tendenza. Da quale pavimento? Nei mesi scorsi il mercato e' andato troppo in su sfondando il tetto. Infatti, nonostante il flop recente, e' ancora molto positivo in termini di incremento dall'inizio dell'anno. Deve per forza contrarsi. Ma, una volta corretto, questo ritrovera' un nuovo spazio di crescita sorretta dalle buone prospettive generali dette sopra. Tale scenario, anzi, vede come una grande fortuna la correzione ribassista in corso perche': (a) evita eccessi rialzisti dai quali poi la correzione stessa si trasforma in collasso; (b) riapre uno spazio di crescita. Il mercato conosce questo scenario positivo. ma per scommetterci sopra ha bisogno di almeno due buone notizie per ritrovare l'ottimismo. La prima e' che il 5 Ottobre prossimo i tassi del dollaro non vengano rialzati. La seconda e' che la Banca centrale nipponica impari a neutralizzare gli effeti speculativi sulla propria moneta. Se non lo fa presto, lo yen andra' in bolla rialzista scassando sia la propria fragile ripresa sia il dollaro ed il sistema finanziario globale. Probabilita'? Piu' buone che cattive, ma incrociamo le dita.

 

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L' Arena

1999-9-25

25/9/1999

Borse. L'umore e' pessimo, lo scenario meno

Nella settimana passata l'indice principale (Dow Jones) del mercato azionario generale (Nyse) e' caduto di cinquecento punti e quello dei titoli prevalentemente tecnologici (Nasdaq) ha registrato un picco di caduta come mai nella sua storia. Ci sara' il crack, con riverberi depressivi mondiali, ad Ottobre, per altro mese famoso per tali catastrofi?

Il mercato comincia a temerlo. Spostando un po' piu' verso il pessimismo la situazione di incertezza e di mancanza di una direzione precisa del mercato - tecnicamente si dice volatilita' - che dura da un paio di mesi. Qualche settimana fa ne abbiamo gia' parlato in queste pagine. L'analisi, se ricordate, prevedeva un momento di correzione dei valori borsistici, ma senza l'innesco di una inversione ribassista costante (orso) dopo piu' sette anni di rialzo continuo (toro), ed un rimbalzo futuro che lo avrebbe continuato. E cambiato qualcosa, in senso peggiorativo? L'umore del mercato piu' che fatti concreti. La caduta detta sopra e' stata provocata da un cumulo e concentrazione in poco tempo di notizie negative che non da qualche novita' che indicasse una vera tempesta in arrivo. Vediamole. Il deficit commerciale americano e' aumentato oltre le attese. Cio' deprime la forza del dollaro che e' uno dei fattori principali che attira nel mercato americano i capitali da ogni parte del mondo. E amplifica il significato della sua contingente perdita di valore nei confronti dello yen, arivata ad un picco negativo proprio nello stesso giorno in cui e' stato diffuso il primo dato. E contemporaneamnte alcune aziende hanno comunicato che i loro profitti per il terzo trimestre dell'anno saranno minori del previsto. Poche ore dopo un manager della Microsoft ha dichiarato che tutti i titoli tecnologici, in particolare quelli delle aziende che operano su Internet, sono incredibilmente gonfiati compresi quelli relativi alla sua azienda. In realta' e' un anno che dice queste cose - con certa ragione - e nessuno ci ha mai fatto troppo caso. Ma quel giorno l'ansia crescente del mercato ne ha esaltato il significato ribassista, credendoci anche troppo. Nello stesso momento sono usciti i dati relativi allo stato dell'economia americana. Tira che e' un piacere, l'occupazione e' sempre piena e la fiducia dei consumatori rimane elevata. Ma per il mercato borsistico tale buona notizia si e' trasformata in cattiva. Se, infatti, l'economia reale non rallenta, allora aumentano i timori di inflazione. In realta' non se ne vede l'ombra sul piano strutturale. Ma la banca centrale la prevede per il futuro anche considerando l'eccessivo rialzo del petrolio in corso che non accenna a diminuire (notizia nera che si e' aggiunta alle altre) e quindi e' pronta a rialzare i tassi per raffreddare la crescita togliendole liquidita'. Fatto che riduce le prospettive di profitto delle imprese quotate e sgonfia i loro valori borsistici. Tutte queste notizie non hanno creato panico, ma vendite diffuse. E sono scattate quelle automatiche decise dai computer che hanno in programma un'ordine di vendita se la tendenza supera una data soglia di ribasso per unita' di tempo. Cio' ha amplificato oltre misura la caduta.

E' solo un incidente? Da una parte, lo e'. Dall'altra, e' stato cosi' pesante da effettivamente cambiare l'umore del mercato. Ed e' questo che dobbiamo valutare per tentare una previsione. Il punto non-umorale e' che le condizioni dell'economia americana e mondiale sono buone. Non tanto da reggere rialzi borsitici stratosferici, ma sufficienti per tenere rialzista la tendenza. Da quale pavimento? Nei mesi scorsi il mercato e' andato troppo in su sfondando il tetto. Infatti, nonostante il flop recente, e' ancora molto positivo in termini di incremento dall'inizio dell'anno. Deve per forza contrarsi. Ma, una volta corretto, questo ritrovera' un nuovo spazio di crescita sorretta dalle buone prospettive generali dette sopra. Tale scenario, anzi, vede come una grande fortuna la correzione ribassista in corso perche': (a) evita eccessi rialzisti dai quali poi la correzione stessa si trasforma in collasso; (b) riapre uno spazio di crescita. Il mercato conosce questo scenario positivo. ma per scommetterci sopra ha bisogno di almeno due buone notizie per ritrovare l'ottimismo. La prima e' che il 5 Ottobre prossimo i tassi del dollaro non vengano rialzati. La seconda e' che la Banca centrale nipponica impari a neutralizzare gli effeti speculativi sulla propria moneta. Se non lo fa presto, lo yen andra' in bolla rialzista scassando sia la propria fragile ripresa sia il dollaro ed il sistema finanziario globale. Probabilita'? Piu' buone che cattive, ma incrociamo le dita.

 

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