Come cambierà la politica estera statunitense? Se vincerà, Al Gore la gestirà in prima persona. No comment. George W. Bush, invece, è consapevole di essere debole in materia e lascerà molto spazio ai consiglieri. Al momento è più probabile vinca Bush e che Condoleezza Rice, attuale responsabile del suo team di politica estera (Richard Perle, Paul Wolfovitz e Robert Zoellick) ne diventi il Consigliere per la sicurezza nazionale. Tale ruolo è più importante nell’influenzare le decisioni imperiali di quello di ministro della difesa e degli esteri in quanto comporta il contatto quotidiano con il presidente.

Condi, 45, è bella, nera, accademicamente qualificata e di mondo (consulente di J.P. Morgan). Ambiziosa. Le cronache riportano (jr.web, rivista studentesca di Standford, 1995) che da piccola si trovò davanti alla Casa Bianca e disse al padre: "un giorno andrò lì". Ci arrivò nel 1989 quando Brent Scowcroft (suo maestro dal 1985) la assunse come "Soviet analyst" al National Security Council. Rice si distinse per attivismo e realismo. Nel 1998 papà Bush la chiamò nella sua residenza del Maine e la incollò al figlio per compensarne le mancanze di competenza internazionale. Mentre nessuno conosce Leon Fuerth, l’equivalente di Condi nel team di Gore, è lei ad apparire in contrapposizione a Gore stesso (anche nelle foto sul New York Times) e non Bush. Perché è esotica e fa colpo, dicono alcuni. Perché è veramente brava, altri. In realtà Rice non è nota per aver prodotto particolari idee proprie, ma per il modo estremamente determinato e lucido con cui ripete il pensiero standard repubblicano. Per esempio, un suo articolo recente su Foreign Affairs (Promoting the National Interest) contiene la meglio argomentata critica di incompetenza alla politica estera di William Clinton finora fatta. Ha firmato un trattato sull’abolizione dei test nucleari senza pensare a come controllarne l’applicazione. Uno globale in materia di ecologia dove mancano i paesi emergenti. Ha condotto da irresponsabile la guerra del Kosovo. Critica condivisibile, impeccabile. Corredata da controproposte altrettanto sensate. Reinserire nella politica estera il concetto di interesse nazionale. Limitare l’interventismo umanitario ai casi dove è assolutamente necessario. Puntare ad armamenti di superiorità assoluta. Rinforzare le alleanze, ma tenenedo ben saldo il timone grazie ad una maggior forza complesiva del sistema imperiale americano. Questo è il programma Bush (padre) per riparare i danni fatti da Clinton. Da una parte, si nota finalmente la competenza per gestire un impero. Dall’altra, che l’impianto concettuale è rimasto quello di dieci anni fa. In realtà l’Impero non può consolidarsi con i metodi "forti" degli anni ’80. L’uso mixato di bastone e carota sarà più complesso. Saprà la Rice ammorbidire il proprio carattere e pensare in modo più moderno? Vedremo. Per intanto sul primo punto pesa un’ombra simbolica. Fu il padre di Madeleine Albright, Josef Korbel, a convincere la studentessa Condi a darsi alla politica internazionale. Donne con troppo carattere e poche idee non fanno bene alla Pax americana.

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Condi, 45, è bella, nera, accademicamente qualificata e di mondo (consulente di J.P. Morgan). Ambiziosa. Le cronache riportano (jr.web, rivista studentesca di Standford, 1995) che da piccola si trovò davanti alla Casa Bianca e disse al padre: "un giorno andrò lì". Ci arrivò nel 1989 quando Brent Scowcroft (suo maestro dal 1985) la assunse come "Soviet analyst" al National Security Council. Rice si distinse per attivismo e realismo. Nel 1998 papà Bush la chiamò nella sua residenza del Maine e la incollò al figlio per compensarne le mancanze di competenza internazionale. Mentre nessuno conosce Leon Fuerth, l’equivalente di Condi nel team di Gore, è lei ad apparire in contrapposizione a Gore stesso (anche nelle foto sul New York Times) e non Bush. Perché è esotica e fa colpo, dicono alcuni. Perché è veramente brava, altri. In realtà Rice non è nota per aver prodotto particolari idee proprie, ma per il modo estremamente determinato e lucido con cui ripete il pensiero standard repubblicano. Per esempio, un suo articolo recente su Foreign Affairs (Promoting the National Interest) contiene la meglio argomentata critica di incompetenza alla politica estera di William Clinton finora fatta. Ha firmato un trattato sull’abolizione dei test nucleari senza pensare a come controllarne l’applicazione. Uno globale in materia di ecologia dove mancano i paesi emergenti. Ha condotto da irresponsabile la guerra del Kosovo. Critica condivisibile, impeccabile. Corredata da controproposte altrettanto sensate. Reinserire nella politica estera il concetto di interesse nazionale. Limitare l’interventismo umanitario ai casi dove è assolutamente necessario. Puntare ad armamenti di superiorità assoluta. Rinforzare le alleanze, ma tenenedo ben saldo il timone grazie ad una maggior forza complesiva del sistema imperiale americano. Questo è il programma Bush (padre) per riparare i danni fatti da Clinton. Da una parte, si nota finalmente la competenza per gestire un impero. Dall’altra, che l’impianto concettuale è rimasto quello di dieci anni fa. In realtà l’Impero non può consolidarsi con i metodi "forti" degli anni ’80. L’uso mixato di bastone e carota sarà più complesso. Saprà la Rice ammorbidire il proprio carattere e pensare in modo più moderno? Vedremo. Per intanto sul primo punto pesa un’ombra simbolica. Fu il padre di Madeleine Albright, Josef Korbel, a convincere la studentessa Condi a darsi alla politica internazionale. Donne con troppo carattere e poche idee non fanno bene alla Pax americana.

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Condi, 45, è bella, nera, accademicamente qualificata e di mondo (consulente di J.P. Morgan). Ambiziosa. Le cronache riportano (jr.web, rivista studentesca di Standford, 1995) che da piccola si trovò davanti alla Casa Bianca e disse al padre: "un giorno andrò lì". Ci arrivò nel 1989 quando Brent Scowcroft (suo maestro dal 1985) la assunse come "Soviet analyst" al National Security Council. Rice si distinse per attivismo e realismo. Nel 1998 papà Bush la chiamò nella sua residenza del Maine e la incollò al figlio per compensarne le mancanze di competenza internazionale. Mentre nessuno conosce Leon Fuerth, l’equivalente di Condi nel team di Gore, è lei ad apparire in contrapposizione a Gore stesso (anche nelle foto sul New York Times) e non Bush. Perché è esotica e fa colpo, dicono alcuni. Perché è veramente brava, altri. In realtà Rice non è nota per aver prodotto particolari idee proprie, ma per il modo estremamente determinato e lucido con cui ripete il pensiero standard repubblicano. Per esempio, un suo articolo recente su Foreign Affairs (Promoting the National Interest) contiene la meglio argomentata critica di incompetenza alla politica estera di William Clinton finora fatta. Ha firmato un trattato sull’abolizione dei test nucleari senza pensare a come controllarne l’applicazione. Uno globale in materia di ecologia dove mancano i paesi emergenti. Ha condotto da irresponsabile la guerra del Kosovo. Critica condivisibile, impeccabile. Corredata da controproposte altrettanto sensate. Reinserire nella politica estera il concetto di interesse nazionale. Limitare l’interventismo umanitario ai casi dove è assolutamente necessario. Puntare ad armamenti di superiorità assoluta. Rinforzare le alleanze, ma tenenedo ben saldo il timone grazie ad una maggior forza complesiva del sistema imperiale americano. Questo è il programma Bush (padre) per riparare i danni fatti da Clinton. Da una parte, si nota finalmente la competenza per gestire un impero. Dall’altra, che l’impianto concettuale è rimasto quello di dieci anni fa. In realtà l’Impero non può consolidarsi con i metodi "forti" degli anni ’80. L’uso mixato di bastone e carota sarà più complesso. Saprà la Rice ammorbidire il proprio carattere e pensare in modo più moderno? Vedremo. Per intanto sul primo punto pesa un’ombra simbolica. Fu il padre di Madeleine Albright, Josef Korbel, a convincere la studentessa Condi a darsi alla politica internazionale. Donne con troppo carattere e poche idee non fanno bene alla Pax americana.

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Il Foglio

2000-7-29

29/7/2000

Condi è forte, ma forse troppo per mixare bene bastone e carota imperiali

Come cambierà la politica estera statunitense? Se vincerà, Al Gore la gestirà in prima persona. No comment. George W. Bush, invece, è consapevole di essere debole in materia e lascerà molto spazio ai consiglieri. Al momento è più probabile vinca Bush e che Condoleezza Rice, attuale responsabile del suo team di politica estera (Richard Perle, Paul Wolfovitz e Robert Zoellick) ne diventi il Consigliere per la sicurezza nazionale. Tale ruolo è più importante nell’influenzare le decisioni imperiali di quello di ministro della difesa e degli esteri in quanto comporta il contatto quotidiano con il presidente.

Condi, 45, è bella, nera, accademicamente qualificata e di mondo (consulente di J.P. Morgan). Ambiziosa. Le cronache riportano (jr.web, rivista studentesca di Standford, 1995) che da piccola si trovò davanti alla Casa Bianca e disse al padre: "un giorno andrò lì". Ci arrivò nel 1989 quando Brent Scowcroft (suo maestro dal 1985) la assunse come "Soviet analyst" al National Security Council. Rice si distinse per attivismo e realismo. Nel 1998 papà Bush la chiamò nella sua residenza del Maine e la incollò al figlio per compensarne le mancanze di competenza internazionale. Mentre nessuno conosce Leon Fuerth, l’equivalente di Condi nel team di Gore, è lei ad apparire in contrapposizione a Gore stesso (anche nelle foto sul New York Times) e non Bush. Perché è esotica e fa colpo, dicono alcuni. Perché è veramente brava, altri. In realtà Rice non è nota per aver prodotto particolari idee proprie, ma per il modo estremamente determinato e lucido con cui ripete il pensiero standard repubblicano. Per esempio, un suo articolo recente su Foreign Affairs (Promoting the National Interest) contiene la meglio argomentata critica di incompetenza alla politica estera di William Clinton finora fatta. Ha firmato un trattato sull’abolizione dei test nucleari senza pensare a come controllarne l’applicazione. Uno globale in materia di ecologia dove mancano i paesi emergenti. Ha condotto da irresponsabile la guerra del Kosovo. Critica condivisibile, impeccabile. Corredata da controproposte altrettanto sensate. Reinserire nella politica estera il concetto di interesse nazionale. Limitare l’interventismo umanitario ai casi dove è assolutamente necessario. Puntare ad armamenti di superiorità assoluta. Rinforzare le alleanze, ma tenenedo ben saldo il timone grazie ad una maggior forza complesiva del sistema imperiale americano. Questo è il programma Bush (padre) per riparare i danni fatti da Clinton. Da una parte, si nota finalmente la competenza per gestire un impero. Dall’altra, che l’impianto concettuale è rimasto quello di dieci anni fa. In realtà l’Impero non può consolidarsi con i metodi "forti" degli anni ’80. L’uso mixato di bastone e carota sarà più complesso. Saprà la Rice ammorbidire il proprio carattere e pensare in modo più moderno? Vedremo. Per intanto sul primo punto pesa un’ombra simbolica. Fu il padre di Madeleine Albright, Josef Korbel, a convincere la studentessa Condi a darsi alla politica internazionale. Donne con troppo carattere e poche idee non fanno bene alla Pax americana.

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