La New Economy deve ancora arrivare e forse prenderà la forma di boom della nuova industria manifattuiriera (titolo originale)

Dalla New alla Next Economy. Gli attori del mercato si sono accorti che la prima ha un potenziale di sviluppo futuro molto minore di quanto pensato finora sul piano della creazione di nuovi settori specifici (tipo aziende solo Internet), ma molto maggiore in termini di conseguenze della diffusione delle nuove tecnologie nell’economia generale. Il nuovo scenario – anticipato in questa rubrica da quello che notava qualche mese fa come tutta l’economia sarebbe diventata new e che non aveva senso distinguierla da quella old - avverte che Internet non si svilupperà tanto come settore "in sé", ma stimolerà cambiamenti enormi in tutto il mercato. Le avanguardie stanno cercando di intuire quali per scommetterci sopra in anticipo. Ma nessuno possiede un briciolo di dati orientativi. Descrivo questo clima come "Next Economy": un’economia che si è convinti ci sarà, che porterà a novità formidabili, ma che è ancora oscura. Cominciamo schiarirla un po’.

Per primo va notato un dato rilassante. L’anno scorso si diceva che Internet era in transizione tra l’originaria ingegneria delle reti (mercato delle connessioni) e quella futura dei "contenuti", dove c’è il vero business. Ma il ritmo della transizione era lento perché ben pochi servizi e merci possono essere scambiati via Internet senza altri supporti fisici (negozi, reti vendita, servizi di manutenzione, ecc.). E si temeva seriamente che la montagna Net si trasformasse in un topolino a causa della poca quantità di contenuti, dotati di valore, transitabili. Ora, invece, tale prospettiva sta mutando. In pochi mesi tutti quelli che vendono qualcosa stanno innestando i nuovi potenziali comunicativi di Internet sui loro sistemi commerciali tradizionali, variando gli uni in relazione agli altri.E sta aumentando esponenzialmente la quantità di contenuti possibili veicolabili in rete grazie all’integrazione (co-evolutiva) tra Old e New. Questo vuol dire che, molto probabilmente, la Next Economy favorirà i manifatturieri, dando loro più spazio di marketing e, soprattutto, la possibilità di individualizzare i prodotti. Cosa che sarà fattibile senza perdere efficienza in quanto la maggiore informatizzazione e robotizzazione nelle industrie grandi e piccole renderà più variabili i processi di produzione. Uno dei tratti caratterizzanti della Next Economy potrebbe essere quello della rivoluzione manifatturiera. Tutte le nuove tecnologie, infatti, trovano la sintesi più promettente – in termini di crescita - in questo settore, molto di più che in quello dei servizi: possibilità di generare oggetti in tutte le forme e salse, individualizzabili grazie ad una connettività in cui il cliente diviene co-progettista con l’azienda. Dal vestito al letto, dall’auto al gabinetto. Anche perché aumenterà nel mercato globale la quantità di consumatori più istruiti e più dotati di capitale. Da cui si ricava l’ipotesi di una maggiore domanda di benessere in buona parte interpretata come richiesta di oggetti, grandi e piccoli, personalizzati. Esistono le premesse teoriche che un’offerta destandardizzabile incontri una forte domanda di manufatti (e servizi) personalizzati. In conclusione, in questa area di ricerca oscura, ma segnata dalla profezia che qualcosa di grosso e nuovo stia per capitare, la scommessa è che si apra nei prossimi anni una nuova età del settore manifatturiero: destandardizzazione e, quindi, boom dei nuovi oggetti.

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Dalla New alla Next Economy. Gli attori del mercato si sono accorti che la prima ha un potenziale di sviluppo futuro molto minore di quanto pensato finora sul piano della creazione di nuovi settori specifici (tipo aziende solo Internet), ma molto maggiore in termini di conseguenze della diffusione delle nuove tecnologie nell’economia generale. Il nuovo scenario – anticipato in questa rubrica da quello che notava qualche mese fa come tutta l’economia sarebbe diventata new e che non aveva senso distinguierla da quella old - avverte che Internet non si svilupperà tanto come settore "in sé", ma stimolerà cambiamenti enormi in tutto il mercato. Le avanguardie stanno cercando di intuire quali per scommetterci sopra in anticipo. Ma nessuno possiede un briciolo di dati orientativi. Descrivo questo clima come "Next Economy": un’economia che si è convinti ci sarà, che porterà a novità formidabili, ma che è ancora oscura. Cominciamo schiarirla un po’.

Per primo va notato un dato rilassante. L’anno scorso si diceva che Internet era in transizione tra l’originaria ingegneria delle reti (mercato delle connessioni) e quella futura dei "contenuti", dove c’è il vero business. Ma il ritmo della transizione era lento perché ben pochi servizi e merci possono essere scambiati via Internet senza altri supporti fisici (negozi, reti vendita, servizi di manutenzione, ecc.). E si temeva seriamente che la montagna Net si trasformasse in un topolino a causa della poca quantità di contenuti, dotati di valore, transitabili. Ora, invece, tale prospettiva sta mutando. In pochi mesi tutti quelli che vendono qualcosa stanno innestando i nuovi potenziali comunicativi di Internet sui loro sistemi commerciali tradizionali, variando gli uni in relazione agli altri.E sta aumentando esponenzialmente la quantità di contenuti possibili veicolabili in rete grazie all’integrazione (co-evolutiva) tra Old e New. Questo vuol dire che, molto probabilmente, la Next Economy favorirà i manifatturieri, dando loro più spazio di marketing e, soprattutto, la possibilità di individualizzare i prodotti. Cosa che sarà fattibile senza perdere efficienza in quanto la maggiore informatizzazione e robotizzazione nelle industrie grandi e piccole renderà più variabili i processi di produzione. Uno dei tratti caratterizzanti della Next Economy potrebbe essere quello della rivoluzione manifatturiera. Tutte le nuove tecnologie, infatti, trovano la sintesi più promettente – in termini di crescita - in questo settore, molto di più che in quello dei servizi: possibilità di generare oggetti in tutte le forme e salse, individualizzabili grazie ad una connettività in cui il cliente diviene co-progettista con l’azienda. Dal vestito al letto, dall’auto al gabinetto. Anche perché aumenterà nel mercato globale la quantità di consumatori più istruiti e più dotati di capitale. Da cui si ricava l’ipotesi di una maggiore domanda di benessere in buona parte interpretata come richiesta di oggetti, grandi e piccoli, personalizzati. Esistono le premesse teoriche che un’offerta destandardizzabile incontri una forte domanda di manufatti (e servizi) personalizzati. In conclusione, in questa area di ricerca oscura, ma segnata dalla profezia che qualcosa di grosso e nuovo stia per capitare, la scommessa è che si apra nei prossimi anni una nuova età del settore manifatturiero: destandardizzazione e, quindi, boom dei nuovi oggetti.

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Dalla New alla Next Economy. Gli attori del mercato si sono accorti che la prima ha un potenziale di sviluppo futuro molto minore di quanto pensato finora sul piano della creazione di nuovi settori specifici (tipo aziende solo Internet), ma molto maggiore in termini di conseguenze della diffusione delle nuove tecnologie nell’economia generale. Il nuovo scenario – anticipato in questa rubrica da quello che notava qualche mese fa come tutta l’economia sarebbe diventata new e che non aveva senso distinguierla da quella old - avverte che Internet non si svilupperà tanto come settore "in sé", ma stimolerà cambiamenti enormi in tutto il mercato. Le avanguardie stanno cercando di intuire quali per scommetterci sopra in anticipo. Ma nessuno possiede un briciolo di dati orientativi. Descrivo questo clima come "Next Economy": un’economia che si è convinti ci sarà, che porterà a novità formidabili, ma che è ancora oscura. Cominciamo schiarirla un po’.

Per primo va notato un dato rilassante. L’anno scorso si diceva che Internet era in transizione tra l’originaria ingegneria delle reti (mercato delle connessioni) e quella futura dei "contenuti", dove c’è il vero business. Ma il ritmo della transizione era lento perché ben pochi servizi e merci possono essere scambiati via Internet senza altri supporti fisici (negozi, reti vendita, servizi di manutenzione, ecc.). E si temeva seriamente che la montagna Net si trasformasse in un topolino a causa della poca quantità di contenuti, dotati di valore, transitabili. Ora, invece, tale prospettiva sta mutando. In pochi mesi tutti quelli che vendono qualcosa stanno innestando i nuovi potenziali comunicativi di Internet sui loro sistemi commerciali tradizionali, variando gli uni in relazione agli altri.E sta aumentando esponenzialmente la quantità di contenuti possibili veicolabili in rete grazie all’integrazione (co-evolutiva) tra Old e New. Questo vuol dire che, molto probabilmente, la Next Economy favorirà i manifatturieri, dando loro più spazio di marketing e, soprattutto, la possibilità di individualizzare i prodotti. Cosa che sarà fattibile senza perdere efficienza in quanto la maggiore informatizzazione e robotizzazione nelle industrie grandi e piccole renderà più variabili i processi di produzione. Uno dei tratti caratterizzanti della Next Economy potrebbe essere quello della rivoluzione manifatturiera. Tutte le nuove tecnologie, infatti, trovano la sintesi più promettente – in termini di crescita - in questo settore, molto di più che in quello dei servizi: possibilità di generare oggetti in tutte le forme e salse, individualizzabili grazie ad una connettività in cui il cliente diviene co-progettista con l’azienda. Dal vestito al letto, dall’auto al gabinetto. Anche perché aumenterà nel mercato globale la quantità di consumatori più istruiti e più dotati di capitale. Da cui si ricava l’ipotesi di una maggiore domanda di benessere in buona parte interpretata come richiesta di oggetti, grandi e piccoli, personalizzati. Esistono le premesse teoriche che un’offerta destandardizzabile incontri una forte domanda di manufatti (e servizi) personalizzati. In conclusione, in questa area di ricerca oscura, ma segnata dalla profezia che qualcosa di grosso e nuovo stia per capitare, la scommessa è che si apra nei prossimi anni una nuova età del settore manifatturiero: destandardizzazione e, quindi, boom dei nuovi oggetti.

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2000-6-10

10/6/2000

Dalle nebbie della Next economy usciranno letti, auto e gabinetti auto-progettati

La New Economy deve ancora arrivare e forse prenderà la forma di boom della nuova industria manifattuiriera (titolo originale)

Dalla New alla Next Economy. Gli attori del mercato si sono accorti che la prima ha un potenziale di sviluppo futuro molto minore di quanto pensato finora sul piano della creazione di nuovi settori specifici (tipo aziende solo Internet), ma molto maggiore in termini di conseguenze della diffusione delle nuove tecnologie nell’economia generale. Il nuovo scenario – anticipato in questa rubrica da quello che notava qualche mese fa come tutta l’economia sarebbe diventata new e che non aveva senso distinguierla da quella old - avverte che Internet non si svilupperà tanto come settore "in sé", ma stimolerà cambiamenti enormi in tutto il mercato. Le avanguardie stanno cercando di intuire quali per scommetterci sopra in anticipo. Ma nessuno possiede un briciolo di dati orientativi. Descrivo questo clima come "Next Economy": un’economia che si è convinti ci sarà, che porterà a novità formidabili, ma che è ancora oscura. Cominciamo schiarirla un po’.

Per primo va notato un dato rilassante. L’anno scorso si diceva che Internet era in transizione tra l’originaria ingegneria delle reti (mercato delle connessioni) e quella futura dei "contenuti", dove c’è il vero business. Ma il ritmo della transizione era lento perché ben pochi servizi e merci possono essere scambiati via Internet senza altri supporti fisici (negozi, reti vendita, servizi di manutenzione, ecc.). E si temeva seriamente che la montagna Net si trasformasse in un topolino a causa della poca quantità di contenuti, dotati di valore, transitabili. Ora, invece, tale prospettiva sta mutando. In pochi mesi tutti quelli che vendono qualcosa stanno innestando i nuovi potenziali comunicativi di Internet sui loro sistemi commerciali tradizionali, variando gli uni in relazione agli altri.E sta aumentando esponenzialmente la quantità di contenuti possibili veicolabili in rete grazie all’integrazione (co-evolutiva) tra Old e New. Questo vuol dire che, molto probabilmente, la Next Economy favorirà i manifatturieri, dando loro più spazio di marketing e, soprattutto, la possibilità di individualizzare i prodotti. Cosa che sarà fattibile senza perdere efficienza in quanto la maggiore informatizzazione e robotizzazione nelle industrie grandi e piccole renderà più variabili i processi di produzione. Uno dei tratti caratterizzanti della Next Economy potrebbe essere quello della rivoluzione manifatturiera. Tutte le nuove tecnologie, infatti, trovano la sintesi più promettente – in termini di crescita - in questo settore, molto di più che in quello dei servizi: possibilità di generare oggetti in tutte le forme e salse, individualizzabili grazie ad una connettività in cui il cliente diviene co-progettista con l’azienda. Dal vestito al letto, dall’auto al gabinetto. Anche perché aumenterà nel mercato globale la quantità di consumatori più istruiti e più dotati di capitale. Da cui si ricava l’ipotesi di una maggiore domanda di benessere in buona parte interpretata come richiesta di oggetti, grandi e piccoli, personalizzati. Esistono le premesse teoriche che un’offerta destandardizzabile incontri una forte domanda di manufatti (e servizi) personalizzati. In conclusione, in questa area di ricerca oscura, ma segnata dalla profezia che qualcosa di grosso e nuovo stia per capitare, la scommessa è che si apra nei prossimi anni una nuova età del settore manifatturiero: destandardizzazione e, quindi, boom dei nuovi oggetti.

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