Sulla rete e nei  nei computer passa solo informazione, ma non transitano oggetti materiali, quali cravatte, auto e cibi. Certamente ci sarà un nuovo spazio per aziende "solo Internet" che trattano informazione (portali, servizi e software), ma questo sarà molto minore di quello che oggi si pensa. Molto più grande sarà, invece, quello delle aziende "tradizionali" che trattano prodotti materiali e che useranno Internet per produrli con più efficienza e venderli con minori costi di intermediazione. In sintesi, é la "internettazione" delle aziende "vecchie", e non la nascita di assolutamente nuove aziende Internet, che sosterrà il vero boom del prossimo futuro. Per esempio, alcuni tentano di far partire nuove "banche su rete" e ricevono molta fiducia dagli investitori. Ma quando i grandi gruppi bancari tradizionali diventeranno anche operatori on line, cosa prevarrà? La scala e la competitività aggiunta dell'insediamento sul territorio. Quindi, nel medio periodo, saranno probabilmente i giganti bancari tradizionali a dominare il mercato e non certo i piccoli operatori solo su rete se scollegati ed in concorrenza con i primi. Come mai il mercato non riconosce ancora tale prospettiva? Per una questione di velocità differenziale. Il nuovo mondo Internet favorisce la nascita e sviluppo accelerato di nuove imprese con buone idee e pochi vincoli. Quelle già insediate da tempo nel mercato fanno più fatica a modificare la loro organizzazione per il semplice fatto che sono appesantite da più inerzia. Il loro ritardo di internettazione ha lasciato uno spazio di mercato che, appunto, ha favorito nuove avventure per chi, più leggero, era velocissimo a cavalcare la rete. E gli investitori hanno giustamente riconosciuto questo differenziale di crescita a favore delle seconde così come hanno premiato quei settori più direttamente beneficiati dall'esplosione di Internet (tipo i titoli telefonici e i produttori di computer). Ma adesso qualsiasi produttore e commercializzatore "tradizionale" sta recuperando il ritardo e si prepara ad usare la rete in tutto il suo potenziale. Per esempio, gli ordini via Internet permettono di rendere più efficiente, con risparmi dal 30 al 40%, la gestione del magazzino. Fino a tre anni fa ben pochi erano capaci di ottenere tale risultato. Oggi é alla portata di tutti, piccoli e grandi operatori di qualsiasi settore, dai bulloni, vasi, sanitari ai vestiti, cibi ed automobili. Tra l'altro a basso costo perché le competenze di tecnologia dell'informazione, pioneristiche fino a due o tre anni fa, sono ormai mature e trasferibili in modi standardizzati. I dati, infatti, mostrano una evoluzione genralizzata e velocissima verso la internettazione da parte di qualsiasi soggetto del mercato. E nel momento in cui questo movimento sarà compiuto - tra due o tre anni- le cosiddette imprese "solo Internet" perderanno quel vantaggio di maggiore efficienza e crescita potenziale di cui oggi sono accreditate per il semplice fatto che tutti gli operatori economici, di qualsiasi settore, saranno attori su Internet stessa. Quindi non ci sarà più quella economia "Old" oggi definita come "non-Internet". Se tale scenario é credibile, allora appare di breve durata il fenomeno che divide vecchia e nuova economia e che premia esageratamente la seconda a scapito della prima. Sembra persino incerto il destino a tre o quattro anni di molte iniziative "solo Internet" oggi date per sicure. Per esempio, una grande catena commerciale tradizionale, per dire, con cinquemila punti di vendita potrà unire allo e-commerce la potenza dell'insediamento diffuso sul territorio. Che spazio ci sarà per un operatore commerciale solo su rete quando questo avverrà? Probabilmente sarà il mediatore "solo Internet" ad essere disintermediato da quello "vecchio" che si é internetizzato e non il contrario. Appunto, "Old is Gold".  

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 Sulla rete e nei  nei computer passa solo informazione, ma non transitano oggetti materiali, quali cravatte, auto e cibi. Certamente ci sarà un nuovo spazio per aziende "solo Internet" che trattano informazione (portali, servizi e software), ma questo sarà molto minore di quello che oggi si pensa. Molto più grande sarà, invece, quello delle aziende "tradizionali" che trattano prodotti materiali e che useranno Internet per produrli con più efficienza e venderli con minori costi di intermediazione. In sintesi, é la "internettazione" delle aziende "vecchie", e non la nascita di assolutamente nuove aziende Internet, che sosterrà il vero boom del prossimo futuro. Per esempio, alcuni tentano di far partire nuove "banche su rete" e ricevono molta fiducia dagli investitori. Ma quando i grandi gruppi bancari tradizionali diventeranno anche operatori on line, cosa prevarrà? La scala e la competitività aggiunta dell'insediamento sul territorio. Quindi, nel medio periodo, saranno probabilmente i giganti bancari tradizionali a dominare il mercato e non certo i piccoli operatori solo su rete se scollegati ed in concorrenza con i primi. Come mai il mercato non riconosce ancora tale prospettiva? Per una questione di velocità differenziale. Il nuovo mondo Internet favorisce la nascita e sviluppo accelerato di nuove imprese con buone idee e pochi vincoli. Quelle già insediate da tempo nel mercato fanno più fatica a modificare la loro organizzazione per il semplice fatto che sono appesantite da più inerzia. Il loro ritardo di internettazione ha lasciato uno spazio di mercato che, appunto, ha favorito nuove avventure per chi, più leggero, era velocissimo a cavalcare la rete. E gli investitori hanno giustamente riconosciuto questo differenziale di crescita a favore delle seconde così come hanno premiato quei settori più direttamente beneficiati dall'esplosione di Internet (tipo i titoli telefonici e i produttori di computer). Ma adesso qualsiasi produttore e commercializzatore "tradizionale" sta recuperando il ritardo e si prepara ad usare la rete in tutto il suo potenziale. Per esempio, gli ordini via Internet permettono di rendere più efficiente, con risparmi dal 30 al 40%, la gestione del magazzino. Fino a tre anni fa ben pochi erano capaci di ottenere tale risultato. Oggi é alla portata di tutti, piccoli e grandi operatori di qualsiasi settore, dai bulloni, vasi, sanitari ai vestiti, cibi ed automobili. Tra l'altro a basso costo perché le competenze di tecnologia dell'informazione, pioneristiche fino a due o tre anni fa, sono ormai mature e trasferibili in modi standardizzati. I dati, infatti, mostrano una evoluzione genralizzata e velocissima verso la internettazione da parte di qualsiasi soggetto del mercato. E nel momento in cui questo movimento sarà compiuto - tra due o tre anni- le cosiddette imprese "solo Internet" perderanno quel vantaggio di maggiore efficienza e crescita potenziale di cui oggi sono accreditate per il semplice fatto che tutti gli operatori economici, di qualsiasi settore, saranno attori su Internet stessa. Quindi non ci sarà più quella economia "Old" oggi definita come "non-Internet". Se tale scenario é credibile, allora appare di breve durata il fenomeno che divide vecchia e nuova economia e che premia esageratamente la seconda a scapito della prima. Sembra persino incerto il destino a tre o quattro anni di molte iniziative "solo Internet" oggi date per sicure. Per esempio, una grande catena commerciale tradizionale, per dire, con cinquemila punti di vendita potrà unire allo e-commerce la potenza dell'insediamento diffuso sul territorio. Che spazio ci sarà per un operatore commerciale solo su rete quando questo avverrà? Probabilmente sarà il mediatore "solo Internet" ad essere disintermediato da quello "vecchio" che si é internetizzato e non il contrario. Appunto, "Old is Gold".  

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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2000-3-11

11/3/2000

La New economy sfrutti l’onda perché arriverà la rivincita della Old (on line, ovviamente)

 Ha senso una distinzione così netta tra nuova e vecchia economia? In particolare, é giustificata la concentrazione di investimenti borsistici sui settori classificati come "New Economy" a scapito di quelli considerati "Old"? La risposta é un "no" netto con un avvertimento. Se dura troppo la credenza sbagliata che ci siano veramente due economie, la nuova alle stelle e la vecchia nella polvere, si rischia di portare in bolla il solo settore della Internet economy e di sottocapitalizzare tutto il resto, creando le premesse per una brutta crisi (forse) e molte delusioni per i risparmiatori (certamente).  Da una parte, tale rischio é moderato dal fatto che non si notano cambiamenti sostanziali nel metodo standard del mercato finanziario di spalmare gli investimenti su molti settori proprio perché la varietà riduce la probabilità di perdita senza compromettere una buona crescita dei valori nel tempo. Dall'altra, si nota un crescente "effetto moda" nel mercato degli investimenti e del credito che, sia in America sia in Europa, premia troppo i "nuovi" settori e penalizza pericolosamente quelli "vecchi". In realtà, lo scenario mostra che tutta l'economia sta diventando New e che non ha senso - per gli investitori di medio periodo - distinguerla da quella  "Old". 

 Sulla rete e nei  nei computer passa solo informazione, ma non transitano oggetti materiali, quali cravatte, auto e cibi. Certamente ci sarà un nuovo spazio per aziende "solo Internet" che trattano informazione (portali, servizi e software), ma questo sarà molto minore di quello che oggi si pensa. Molto più grande sarà, invece, quello delle aziende "tradizionali" che trattano prodotti materiali e che useranno Internet per produrli con più efficienza e venderli con minori costi di intermediazione. In sintesi, é la "internettazione" delle aziende "vecchie", e non la nascita di assolutamente nuove aziende Internet, che sosterrà il vero boom del prossimo futuro. Per esempio, alcuni tentano di far partire nuove "banche su rete" e ricevono molta fiducia dagli investitori. Ma quando i grandi gruppi bancari tradizionali diventeranno anche operatori on line, cosa prevarrà? La scala e la competitività aggiunta dell'insediamento sul territorio. Quindi, nel medio periodo, saranno probabilmente i giganti bancari tradizionali a dominare il mercato e non certo i piccoli operatori solo su rete se scollegati ed in concorrenza con i primi. Come mai il mercato non riconosce ancora tale prospettiva? Per una questione di velocità differenziale. Il nuovo mondo Internet favorisce la nascita e sviluppo accelerato di nuove imprese con buone idee e pochi vincoli. Quelle già insediate da tempo nel mercato fanno più fatica a modificare la loro organizzazione per il semplice fatto che sono appesantite da più inerzia. Il loro ritardo di internettazione ha lasciato uno spazio di mercato che, appunto, ha favorito nuove avventure per chi, più leggero, era velocissimo a cavalcare la rete. E gli investitori hanno giustamente riconosciuto questo differenziale di crescita a favore delle seconde così come hanno premiato quei settori più direttamente beneficiati dall'esplosione di Internet (tipo i titoli telefonici e i produttori di computer). Ma adesso qualsiasi produttore e commercializzatore "tradizionale" sta recuperando il ritardo e si prepara ad usare la rete in tutto il suo potenziale. Per esempio, gli ordini via Internet permettono di rendere più efficiente, con risparmi dal 30 al 40%, la gestione del magazzino. Fino a tre anni fa ben pochi erano capaci di ottenere tale risultato. Oggi é alla portata di tutti, piccoli e grandi operatori di qualsiasi settore, dai bulloni, vasi, sanitari ai vestiti, cibi ed automobili. Tra l'altro a basso costo perché le competenze di tecnologia dell'informazione, pioneristiche fino a due o tre anni fa, sono ormai mature e trasferibili in modi standardizzati. I dati, infatti, mostrano una evoluzione genralizzata e velocissima verso la internettazione da parte di qualsiasi soggetto del mercato. E nel momento in cui questo movimento sarà compiuto - tra due o tre anni- le cosiddette imprese "solo Internet" perderanno quel vantaggio di maggiore efficienza e crescita potenziale di cui oggi sono accreditate per il semplice fatto che tutti gli operatori economici, di qualsiasi settore, saranno attori su Internet stessa. Quindi non ci sarà più quella economia "Old" oggi definita come "non-Internet". Se tale scenario é credibile, allora appare di breve durata il fenomeno che divide vecchia e nuova economia e che premia esageratamente la seconda a scapito della prima. Sembra persino incerto il destino a tre o quattro anni di molte iniziative "solo Internet" oggi date per sicure. Per esempio, una grande catena commerciale tradizionale, per dire, con cinquemila punti di vendita potrà unire allo e-commerce la potenza dell'insediamento diffuso sul territorio. Che spazio ci sarà per un operatore commerciale solo su rete quando questo avverrà? Probabilmente sarà il mediatore "solo Internet" ad essere disintermediato da quello "vecchio" che si é internetizzato e non il contrario. Appunto, "Old is Gold".  

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