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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2000-9-9

9/9/2000

Morte e rinascita dell’economia Internet

E-voluzione. Qualche scenario fa eravamo rimasti ai primi segni di un prossima selezione nella popolazione della Internet Economy. Ora, negli Stati Uniti, il tasso di sopravvivenza delle dot-com sta muovendosi verso un rapporto di una ogni dieci. Per esempio, APB-news.com, sito di notizie criminali abbastanza popolare, e’ stato costretto a mettersi all’asta per bancarotta, partendo da un prezzo di  950mila dolllari. Pochi mesi fa le sue azioni ne valevano piu’ di cento milioni. I fondi di venture capital ne avevano investiti 27 per sviluppare l’azienda. Bruciati, nessuno l’ha comprata. Cosa e’ successo? Il commercio elettronico ha trovato clienti paganti solo in alcuni specifici segmenti e non in tutti, come imprudenti profezie avevano promesso negli anni scorsi. A cui troppi hanno creduto, generando un’offerta troppo superiore alla domanda. Soprattuto, molti hanno sbagliato il modello di business investendo quantita’ enormi di denari per conquistare visitatori – non paganti – in modo da dimostrare che il sito era megacliccato. E non si sono accorti quanto tale criterio di valorizzazione fosse artificioso. Le azioni dei titoli Internet, nel 1999, sono schizzate alle stelle (alcune fino a venticinquemila volte piu’ del valore computabile con metodologie standard). Ma senza alcuna ragione concreta, solo e-mozione. I fondi finanziari, per non far smettere la moda che alimentava tale cuccagna, si sono inventati qualcosa  per giustificarla. Cosi’ e’ nata l’idea che il numero dei visitatori fosse un asset collegabile ad un profitto futuro. Le imprese che hanno creduto a tale  storia di copertina sono state costrette a rientrare dall’indebitamento senza l’ombra di profitti quando il mercato glieli ha chiesti perche’ la moda era finita. Bancarotta. E-stinzione? Finisce cosi’ tra risa e lacrime la grande vicenda dell’economia Internet? Per nulla, comincia invece una nuova stagione, persino piu’ promettente, come anticipato qualche tempo fa in questa rubrica. La lezione evoluzionistica sta portando il settore a capire meglio i sentieri di espansione reali: quali i segmenti di mercato piu’ internettabili, quanti utenti possibili e paganti, quali i giusti modelli di business. E si sta preparando la seconda generazione di Internet, aggiunta ai pochi grandi e-sauri che sono sopravissuti alla prima (Amazon.com, Yahoo!, eccetera). Che avra’ un enorme vantaggio, oltre all’apprendimento. Molte aziende della prima generazione erano e sono in realta’ basate su concetti molto buoni. Che ora e’ possibile comprare a prezzi stracciati e renderle fonti di grande profitto solo dando loro un modello d’affari realistico. Infatti, lungi dall’abbandonare Internet, il venture - e vulture - capital  vi si sta gettando come non mai: si prevede (Pricewater Coopers) che nel 2000 i nuovi investimenti dot-com in America saranno di 45 miliardi di dollari. Il tifone Darwin ha soffiato, ma la mano invisibile ricostruisce piu’ in alto di prima, rivalorizando i detriti. Poi verra’ Hypernet. 

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