Esostrategia. Giovedì scorso la Nasa ha sospeso, e posposto di due anni, il programma di esplorazione di Marte a causa del fallimento delle due ultime missioni, Climate Orbiter e Polar Lander. Il problema di fondo é che le microrastronavi sono state progettate secondo il principio del massimo risparmio. Ciò ne ha aumentato la vulnerabilità. Nel 2000 gli esperti attueranno una revisione del progetto in modo tale da minimizzare gli incidenti del futuro. Lo scopo del programma é quello di capire dove sia finita l'acqua che i dati più recenti indicano fosse abbondante (mari) nel remoto passato del pianeta rosso . E' evaporata nello spazio cosmico o é rimasta in forma congelata, una sorta di "permafrost" - oppure in depositi liquidi più profondi - nel sottosuolo marziano? La risposta a questa domanda é critica. Se l'acqua c'é, allora sarà possibile sostenere con risorse residenti insediamenti umani. Idrogeno ed ossigeno non servono solo per il ciclo vitale antropico, ma anche per fabbricare il carburante dei razzi che devono ripartire da Marte. Inoltre, se in quantità sufficiente, la si potrebbe liberare di nuovo nell'atmosfera in forma gassosa e, grazie a questo, rendere Marte simile alla Terra. In sintesi, il progetto attuale - alla cui seconda fase parteciperà l'Agenzia spaziale europea (Esa) - é finalizzato a capire entro il 2008 se Marte potrà diventare o meno un pianeta di riserva. Scienziati e tecnici, nei prossimi mesi, ripenseranno al progetto marziano per adeguare la scala dei mezzi - ora insufficienti - allo scopo informativo. A prima vista questo metodo di revisione appare, oltre che scontato, razionale. Ma manca qualcosa. Stabilito che una certa spesa per mappare Marte sia comunque scientificamente utile e abbia ricadute industriali positive, resta il fatto che la quantità di risorse da investire nel programma marziano complessivo dipende dalla definizione del valore atteso finale del pianeta. Siamo proprio sicuri che Marte sia il pianeta di riserva migliore? Se sì, allora sarebbe utile aumentare di molto gli investimenti già da subito, più di quello che si prevede. Se no, allora sarebbe il caso di dare priorità ad altre opzioni. Il punto é che - da quello che appare - il ripensamento verrà attuato assumendo implicitamente che l'acqua sia il dato critico, che su Marte ci andranno esseri umani non modificati e che quel pianeta dovrà diventare la seconda Terra. In realtà anche tali assunti andrebbero rivisitati e visti come una delle possibili alternative e non l'unica. Vediamo perché.

Certamente abbiamo bisogno di una piattaforma cosmica di riserva. Il Sole potrebbe impazzire, un meteorite farci fuori l'amata Terra. Ma se migriamo su Marte resteremo comunque intrappolati nei guai del sistema solare. Sarebbe più razionale costruire una serie di planetoidi artificiali dotati di motori che li rendono mobili. Così potremo usarli anche come meganavi stellari. Nel caso non si trovi una soluzione per viaggiare più veloci della luce, inoltre, questa appare la soluzione più logica per navigare nell'universo. E la spesa (in tre secoli) per terraformare Marte corrisponde più o meno allo sforzo necessario per costuire il prototipo di un pianetino semovente. Una prima bozza di esoscenario costi-benefici mostra che questa seconda opzione sarebbe più logica. Poi c'é una considerazione cruciale. La nostra specie é adattata all'ecologia terrestre. Per vivere in altri ambienti dobbiamo costruire degli habitat che la replichino il più possibile. Senza gravità, o con meno, le nostre ossa degradano in pochi mesi, siamo senza difesa contro le radiazioni solari al di fuori degli schermi naturali dell'atmosfera (ne soffrono già i piloti degli aerei). Ci sono due opzioni. Creazione, con l'ingegneria genetica, di nuove varianti umane adattabili all'ambiente cosmico. Questa sarebbe la soluzione più efficiente, ma é moralmente e politicamente impraticabile fino a che le decisioni di investimento risentono del clima politico terrestre, cioé dell'ostilità verso una differenziazione della specie. Resta, nei prossimi secoli, la soluzione di costuire ecosistemi artificiali dove possiamo vivere senza mutazioni eccessive. Ma questa alternativa é molto costosa. Per esempio, terraformare Marte per rendere possibile l'insediamento umano non-mutante implica una artificializzazione totale del pianeta. Costruire, invece, un planetoide già originariamente progettato per ospitare umani non modificati, o solo poco, costerebbe certamente di meno e sarebbe più affidabile. Infine, fornire il pianetino semovente di acqua appare meno costoso e più fattibile che non il costruire un sistema idrico marziano. E comunque prima o poi sostituiremo i motori a razzo con altri più raffinati e basati su una diversa fonte di energia. Ovviamente queste sono solo ipotesi. Ma sarebbe incomprensibile la scelta di non includerle e di non valutarle attentamente nel progetto di ricerca di un pianeta di riserva, comunque in atto.

" /> Esostrategia. Giovedì scorso la Nasa ha sospeso, e posposto di due anni, il programma di esplorazione di Marte a causa del fallimento delle due ultime missioni, Climate Orbiter e Polar Lander. Il problema di fondo é che le microrastronavi sono state progettate secondo il principio del massimo risparmio. Ciò ne ha aumentato la vulnerabilità. Nel 2000 gli esperti attueranno una revisione del progetto in modo tale da minimizzare gli incidenti del futuro. Lo scopo del programma é quello di capire dove sia finita l'acqua che i dati più recenti indicano fosse abbondante (mari) nel remoto passato del pianeta rosso . E' evaporata nello spazio cosmico o é rimasta in forma congelata, una sorta di "permafrost" - oppure in depositi liquidi più profondi - nel sottosuolo marziano? La risposta a questa domanda é critica. Se l'acqua c'é, allora sarà possibile sostenere con risorse residenti insediamenti umani. Idrogeno ed ossigeno non servono solo per il ciclo vitale antropico, ma anche per fabbricare il carburante dei razzi che devono ripartire da Marte. Inoltre, se in quantità sufficiente, la si potrebbe liberare di nuovo nell'atmosfera in forma gassosa e, grazie a questo, rendere Marte simile alla Terra. In sintesi, il progetto attuale - alla cui seconda fase parteciperà l'Agenzia spaziale europea (Esa) - é finalizzato a capire entro il 2008 se Marte potrà diventare o meno un pianeta di riserva. Scienziati e tecnici, nei prossimi mesi, ripenseranno al progetto marziano per adeguare la scala dei mezzi - ora insufficienti - allo scopo informativo. A prima vista questo metodo di revisione appare, oltre che scontato, razionale. Ma manca qualcosa. Stabilito che una certa spesa per mappare Marte sia comunque scientificamente utile e abbia ricadute industriali positive, resta il fatto che la quantità di risorse da investire nel programma marziano complessivo dipende dalla definizione del valore atteso finale del pianeta. Siamo proprio sicuri che Marte sia il pianeta di riserva migliore? Se sì, allora sarebbe utile aumentare di molto gli investimenti già da subito, più di quello che si prevede. Se no, allora sarebbe il caso di dare priorità ad altre opzioni. Il punto é che - da quello che appare - il ripensamento verrà attuato assumendo implicitamente che l'acqua sia il dato critico, che su Marte ci andranno esseri umani non modificati e che quel pianeta dovrà diventare la seconda Terra. In realtà anche tali assunti andrebbero rivisitati e visti come una delle possibili alternative e non l'unica. Vediamo perché.

Certamente abbiamo bisogno di una piattaforma cosmica di riserva. Il Sole potrebbe impazzire, un meteorite farci fuori l'amata Terra. Ma se migriamo su Marte resteremo comunque intrappolati nei guai del sistema solare. Sarebbe più razionale costruire una serie di planetoidi artificiali dotati di motori che li rendono mobili. Così potremo usarli anche come meganavi stellari. Nel caso non si trovi una soluzione per viaggiare più veloci della luce, inoltre, questa appare la soluzione più logica per navigare nell'universo. E la spesa (in tre secoli) per terraformare Marte corrisponde più o meno allo sforzo necessario per costuire il prototipo di un pianetino semovente. Una prima bozza di esoscenario costi-benefici mostra che questa seconda opzione sarebbe più logica. Poi c'é una considerazione cruciale. La nostra specie é adattata all'ecologia terrestre. Per vivere in altri ambienti dobbiamo costruire degli habitat che la replichino il più possibile. Senza gravità, o con meno, le nostre ossa degradano in pochi mesi, siamo senza difesa contro le radiazioni solari al di fuori degli schermi naturali dell'atmosfera (ne soffrono già i piloti degli aerei). Ci sono due opzioni. Creazione, con l'ingegneria genetica, di nuove varianti umane adattabili all'ambiente cosmico. Questa sarebbe la soluzione più efficiente, ma é moralmente e politicamente impraticabile fino a che le decisioni di investimento risentono del clima politico terrestre, cioé dell'ostilità verso una differenziazione della specie. Resta, nei prossimi secoli, la soluzione di costuire ecosistemi artificiali dove possiamo vivere senza mutazioni eccessive. Ma questa alternativa é molto costosa. Per esempio, terraformare Marte per rendere possibile l'insediamento umano non-mutante implica una artificializzazione totale del pianeta. Costruire, invece, un planetoide già originariamente progettato per ospitare umani non modificati, o solo poco, costerebbe certamente di meno e sarebbe più affidabile. Infine, fornire il pianetino semovente di acqua appare meno costoso e più fattibile che non il costruire un sistema idrico marziano. E comunque prima o poi sostituiremo i motori a razzo con altri più raffinati e basati su una diversa fonte di energia. Ovviamente queste sono solo ipotesi. Ma sarebbe incomprensibile la scelta di non includerle e di non valutarle attentamente nel progetto di ricerca di un pianeta di riserva, comunque in atto.

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Certamente abbiamo bisogno di una piattaforma cosmica di riserva. Il Sole potrebbe impazzire, un meteorite farci fuori l'amata Terra. Ma se migriamo su Marte resteremo comunque intrappolati nei guai del sistema solare. Sarebbe più razionale costruire una serie di planetoidi artificiali dotati di motori che li rendono mobili. Così potremo usarli anche come meganavi stellari. Nel caso non si trovi una soluzione per viaggiare più veloci della luce, inoltre, questa appare la soluzione più logica per navigare nell'universo. E la spesa (in tre secoli) per terraformare Marte corrisponde più o meno allo sforzo necessario per costuire il prototipo di un pianetino semovente. Una prima bozza di esoscenario costi-benefici mostra che questa seconda opzione sarebbe più logica. Poi c'é una considerazione cruciale. La nostra specie é adattata all'ecologia terrestre. Per vivere in altri ambienti dobbiamo costruire degli habitat che la replichino il più possibile. Senza gravità, o con meno, le nostre ossa degradano in pochi mesi, siamo senza difesa contro le radiazioni solari al di fuori degli schermi naturali dell'atmosfera (ne soffrono già i piloti degli aerei). Ci sono due opzioni. Creazione, con l'ingegneria genetica, di nuove varianti umane adattabili all'ambiente cosmico. Questa sarebbe la soluzione più efficiente, ma é moralmente e politicamente impraticabile fino a che le decisioni di investimento risentono del clima politico terrestre, cioé dell'ostilità verso una differenziazione della specie. Resta, nei prossimi secoli, la soluzione di costuire ecosistemi artificiali dove possiamo vivere senza mutazioni eccessive. Ma questa alternativa é molto costosa. Per esempio, terraformare Marte per rendere possibile l'insediamento umano non-mutante implica una artificializzazione totale del pianeta. Costruire, invece, un planetoide già originariamente progettato per ospitare umani non modificati, o solo poco, costerebbe certamente di meno e sarebbe più affidabile. Infine, fornire il pianetino semovente di acqua appare meno costoso e più fattibile che non il costruire un sistema idrico marziano. E comunque prima o poi sostituiremo i motori a razzo con altri più raffinati e basati su una diversa fonte di energia. Ovviamente queste sono solo ipotesi. Ma sarebbe incomprensibile la scelta di non includerle e di non valutarle attentamente nel progetto di ricerca di un pianeta di riserva, comunque in atto.

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1999-12-10

10/12/1999

Sarà Marte o un nuovo planetoide artificiale il miglior pianeta di riserva?

Esostrategia. Giovedì scorso la Nasa ha sospeso, e posposto di due anni, il programma di esplorazione di Marte a causa del fallimento delle due ultime missioni, Climate Orbiter e Polar Lander. Il problema di fondo é che le microrastronavi sono state progettate secondo il principio del massimo risparmio. Ciò ne ha aumentato la vulnerabilità. Nel 2000 gli esperti attueranno una revisione del progetto in modo tale da minimizzare gli incidenti del futuro. Lo scopo del programma é quello di capire dove sia finita l'acqua che i dati più recenti indicano fosse abbondante (mari) nel remoto passato del pianeta rosso . E' evaporata nello spazio cosmico o é rimasta in forma congelata, una sorta di "permafrost" - oppure in depositi liquidi più profondi - nel sottosuolo marziano? La risposta a questa domanda é critica. Se l'acqua c'é, allora sarà possibile sostenere con risorse residenti insediamenti umani. Idrogeno ed ossigeno non servono solo per il ciclo vitale antropico, ma anche per fabbricare il carburante dei razzi che devono ripartire da Marte. Inoltre, se in quantità sufficiente, la si potrebbe liberare di nuovo nell'atmosfera in forma gassosa e, grazie a questo, rendere Marte simile alla Terra. In sintesi, il progetto attuale - alla cui seconda fase parteciperà l'Agenzia spaziale europea (Esa) - é finalizzato a capire entro il 2008 se Marte potrà diventare o meno un pianeta di riserva. Scienziati e tecnici, nei prossimi mesi, ripenseranno al progetto marziano per adeguare la scala dei mezzi - ora insufficienti - allo scopo informativo. A prima vista questo metodo di revisione appare, oltre che scontato, razionale. Ma manca qualcosa. Stabilito che una certa spesa per mappare Marte sia comunque scientificamente utile e abbia ricadute industriali positive, resta il fatto che la quantità di risorse da investire nel programma marziano complessivo dipende dalla definizione del valore atteso finale del pianeta. Siamo proprio sicuri che Marte sia il pianeta di riserva migliore? Se sì, allora sarebbe utile aumentare di molto gli investimenti già da subito, più di quello che si prevede. Se no, allora sarebbe il caso di dare priorità ad altre opzioni. Il punto é che - da quello che appare - il ripensamento verrà attuato assumendo implicitamente che l'acqua sia il dato critico, che su Marte ci andranno esseri umani non modificati e che quel pianeta dovrà diventare la seconda Terra. In realtà anche tali assunti andrebbero rivisitati e visti come una delle possibili alternative e non l'unica. Vediamo perché.

Certamente abbiamo bisogno di una piattaforma cosmica di riserva. Il Sole potrebbe impazzire, un meteorite farci fuori l'amata Terra. Ma se migriamo su Marte resteremo comunque intrappolati nei guai del sistema solare. Sarebbe più razionale costruire una serie di planetoidi artificiali dotati di motori che li rendono mobili. Così potremo usarli anche come meganavi stellari. Nel caso non si trovi una soluzione per viaggiare più veloci della luce, inoltre, questa appare la soluzione più logica per navigare nell'universo. E la spesa (in tre secoli) per terraformare Marte corrisponde più o meno allo sforzo necessario per costuire il prototipo di un pianetino semovente. Una prima bozza di esoscenario costi-benefici mostra che questa seconda opzione sarebbe più logica. Poi c'é una considerazione cruciale. La nostra specie é adattata all'ecologia terrestre. Per vivere in altri ambienti dobbiamo costruire degli habitat che la replichino il più possibile. Senza gravità, o con meno, le nostre ossa degradano in pochi mesi, siamo senza difesa contro le radiazioni solari al di fuori degli schermi naturali dell'atmosfera (ne soffrono già i piloti degli aerei). Ci sono due opzioni. Creazione, con l'ingegneria genetica, di nuove varianti umane adattabili all'ambiente cosmico. Questa sarebbe la soluzione più efficiente, ma é moralmente e politicamente impraticabile fino a che le decisioni di investimento risentono del clima politico terrestre, cioé dell'ostilità verso una differenziazione della specie. Resta, nei prossimi secoli, la soluzione di costuire ecosistemi artificiali dove possiamo vivere senza mutazioni eccessive. Ma questa alternativa é molto costosa. Per esempio, terraformare Marte per rendere possibile l'insediamento umano non-mutante implica una artificializzazione totale del pianeta. Costruire, invece, un planetoide già originariamente progettato per ospitare umani non modificati, o solo poco, costerebbe certamente di meno e sarebbe più affidabile. Infine, fornire il pianetino semovente di acqua appare meno costoso e più fattibile che non il costruire un sistema idrico marziano. E comunque prima o poi sostituiremo i motori a razzo con altri più raffinati e basati su una diversa fonte di energia. Ovviamente queste sono solo ipotesi. Ma sarebbe incomprensibile la scelta di non includerle e di non valutarle attentamente nel progetto di ricerca di un pianeta di riserva, comunque in atto.

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