La recente vittoria degli eritrei sugli etiopi nella battaglia di Tsorana (100 km a sud di Asmara) potrebbe diventare l'occasione per far finire la guerra iniziata nel maggio del 1998. Vediamo a quali condizioni.

Forse gli etiopi non hanno perso ventimila uomini - tra morti, feriti e prigionieri- e 56 carri armati, come annunciato dagli eritrei, ma certamente hanno subito un duro colpo che ne riduce la capacità bellica complessiva. Sul fronte di Tsorana, infatti, avevano impegnato il grosso del loro potenziale: quattro divisioni di undicimila uomini ciascuna, la crema dei mezzi corazzati, con l'aggiunta di cinquemila civili al seguito per la gestione della catena logistica. Nella precedente battaglia di Badame (27 febbraio) avevano conquistato molto territorio, ma distrutto ben poco dell'esercito eritreo che, vista l'incontenibile concentrazione offensiva degli etiopi, aveva saggiamente deciso di ritirarsi proprio per non rischiare le poche riserve. Serviva una seconda e definitiva mazzata. Ma l'hanno presa, sorprendentemente, gli etiopi. E Addis Abeba, per qualche mese, non avrà più le risorse militari per sviluppare offensive di carattere risolutivo. Le restano, a parte la superiorità aerea, solo quelle per difendere un fronte lungo circa mille kilometri, tutto fatto di trincee (tipo 1° guerra mondiale). D'altra parte gli eritrei non hanno la forza per invadere l'Etiopia. Quindi, sul piano militare, la situazione appare in stallo. E' la tipica situazione in cui si può arrivare ad una tregua e congelare conflitto.

Ma quale azione politica, e fatta da chi, potrà cogliere questa opportunità? Ricapitoliamo. Nel 1991 cade il regime filosovietico di Mengistu Haile Maryam (che nel 1974 aveva deposto Haile Sellasié). Nel 1993, consensualmente, l'Eritrea si separa dall'Etiopia a cui era stata incollata nel 1962. Il leader etiope, Meles Zenawi, e quello eritreo, Isaias Afeworki, oltre che essere ambedue originari del Tigrai, avevano combattuto insieme la guerriglia contro Mengistu. L'accordo tra i due appariva solido. Soprattutto, condividevano una stretta alleanza con gli Stati Uniti. I quali avevano l'interesse ad utilizzarli per formare un asse filoamericano, anti-islamico (e implicitamente antifrancese) composto dall'alleanza tra Addis Abeba, Asmara, Kampala (capitale dell'Uganda di Museveni) da allungare fino al Sudafrica di Mandela. Tale pacchetto geopolitico doveva essere il nucleo del "Rinascimento africano", ovvero i piano di dominio americano dell'Africa. Dati questi fatti, tutto ci si sarebbe aspettato meno il vedere scoppiare una guerra di prima grandezza tra etiopi ed eritrei. Cosa é successo? Nel 1997 Asmara ha introdotto una propria moneta contro il parere degli etiopi. Che hanno reagito pretendendo il pagamento in dollari di ogni scambio commerciale con l'Eritrea. Questo é stato un motivo sostanziale di tensione. I due paesi hanno cominciato a fortificare la linea di confine. Ma questa non é mai stata fissata con precisione e tale ambiguità ha innescato ulteriori occasioni di frizione. Nel maggio 1998 Asmara rivendicò l'area etiope di Badame e la occupò. Poiché é impossibile che 400 km quadrati di deserto siano un motivo di guerra, quale é stato quello vero? O Asmara ha anticipato un conflitto che riteneva inevitabile sulla base di informazioni che segnalavano la volontà di Addis Abeba di riannettersi l'Eritrea e così riprendere uno sbocco al mare che non ha oppure é stata vittima di una provocazione. Da parte di chi? L'esercito etiope é fortemente influenzato dall'etnia tigrina. La costituzione etiope del 1994, imprudentemente, ha dato all'Etiopia un assetto federale. Questo ha scatenato antiche voglie independentiste. I tigrini sognano un "Grande Tigrai". Che includerebbe parte del territorio eritreo. Questa é la causa? Magari combinata con il fatto che Meles ha deciso di aprire un conflitto verso l'esterno proprio per evitarne uno interno di tipo jugoslavo? Difficile dirlo. E' probabile che tutti i fattori citati abbiano contribuito a scatenare la guerra, amplificata dagli errori ed eccessi emotivi che sono tipici delle nazioni giovani e sottosviluppate. Ma il dato più importante é che nessuno di questo motivi é veramente così forte da giustificare una guerra e la sua continuazione. Potrebbero essere tutti oggetto di composizione pacifica con l'unico vero - ma non irrisolvibile (soldi) - problema della coesione interna dell'Etiopia. Qui il punto. Sembra che il conflitto sia scoppiato più per disattenzione dei protettori americani, anche per la strana assenza della CNN, che non per cause locali di forza maggiore. Adesso, dato il temporaneo stallo militare, l'amministrazione Clinton ha una buona opportunità per congelare la guerra agendo con bastone e carota su ambedue le parti. Se sbaglia anche questa dovrà aggiungere ai tanti insuccessi in politica estera uno "Scorno d'Africa" che stonerebbe con la generosa promessa di farla rinascere cancellandone i debiti.

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Forse gli etiopi non hanno perso ventimila uomini - tra morti, feriti e prigionieri- e 56 carri armati, come annunciato dagli eritrei, ma certamente hanno subito un duro colpo che ne riduce la capacità bellica complessiva. Sul fronte di Tsorana, infatti, avevano impegnato il grosso del loro potenziale: quattro divisioni di undicimila uomini ciascuna, la crema dei mezzi corazzati, con l'aggiunta di cinquemila civili al seguito per la gestione della catena logistica. Nella precedente battaglia di Badame (27 febbraio) avevano conquistato molto territorio, ma distrutto ben poco dell'esercito eritreo che, vista l'incontenibile concentrazione offensiva degli etiopi, aveva saggiamente deciso di ritirarsi proprio per non rischiare le poche riserve. Serviva una seconda e definitiva mazzata. Ma l'hanno presa, sorprendentemente, gli etiopi. E Addis Abeba, per qualche mese, non avrà più le risorse militari per sviluppare offensive di carattere risolutivo. Le restano, a parte la superiorità aerea, solo quelle per difendere un fronte lungo circa mille kilometri, tutto fatto di trincee (tipo 1° guerra mondiale). D'altra parte gli eritrei non hanno la forza per invadere l'Etiopia. Quindi, sul piano militare, la situazione appare in stallo. E' la tipica situazione in cui si può arrivare ad una tregua e congelare conflitto.

Ma quale azione politica, e fatta da chi, potrà cogliere questa opportunità? Ricapitoliamo. Nel 1991 cade il regime filosovietico di Mengistu Haile Maryam (che nel 1974 aveva deposto Haile Sellasié). Nel 1993, consensualmente, l'Eritrea si separa dall'Etiopia a cui era stata incollata nel 1962. Il leader etiope, Meles Zenawi, e quello eritreo, Isaias Afeworki, oltre che essere ambedue originari del Tigrai, avevano combattuto insieme la guerriglia contro Mengistu. L'accordo tra i due appariva solido. Soprattutto, condividevano una stretta alleanza con gli Stati Uniti. I quali avevano l'interesse ad utilizzarli per formare un asse filoamericano, anti-islamico (e implicitamente antifrancese) composto dall'alleanza tra Addis Abeba, Asmara, Kampala (capitale dell'Uganda di Museveni) da allungare fino al Sudafrica di Mandela. Tale pacchetto geopolitico doveva essere il nucleo del "Rinascimento africano", ovvero i piano di dominio americano dell'Africa. Dati questi fatti, tutto ci si sarebbe aspettato meno il vedere scoppiare una guerra di prima grandezza tra etiopi ed eritrei. Cosa é successo? Nel 1997 Asmara ha introdotto una propria moneta contro il parere degli etiopi. Che hanno reagito pretendendo il pagamento in dollari di ogni scambio commerciale con l'Eritrea. Questo é stato un motivo sostanziale di tensione. I due paesi hanno cominciato a fortificare la linea di confine. Ma questa non é mai stata fissata con precisione e tale ambiguità ha innescato ulteriori occasioni di frizione. Nel maggio 1998 Asmara rivendicò l'area etiope di Badame e la occupò. Poiché é impossibile che 400 km quadrati di deserto siano un motivo di guerra, quale é stato quello vero? O Asmara ha anticipato un conflitto che riteneva inevitabile sulla base di informazioni che segnalavano la volontà di Addis Abeba di riannettersi l'Eritrea e così riprendere uno sbocco al mare che non ha oppure é stata vittima di una provocazione. Da parte di chi? L'esercito etiope é fortemente influenzato dall'etnia tigrina. La costituzione etiope del 1994, imprudentemente, ha dato all'Etiopia un assetto federale. Questo ha scatenato antiche voglie independentiste. I tigrini sognano un "Grande Tigrai". Che includerebbe parte del territorio eritreo. Questa é la causa? Magari combinata con il fatto che Meles ha deciso di aprire un conflitto verso l'esterno proprio per evitarne uno interno di tipo jugoslavo? Difficile dirlo. E' probabile che tutti i fattori citati abbiano contribuito a scatenare la guerra, amplificata dagli errori ed eccessi emotivi che sono tipici delle nazioni giovani e sottosviluppate. Ma il dato più importante é che nessuno di questo motivi é veramente così forte da giustificare una guerra e la sua continuazione. Potrebbero essere tutti oggetto di composizione pacifica con l'unico vero - ma non irrisolvibile (soldi) - problema della coesione interna dell'Etiopia. Qui il punto. Sembra che il conflitto sia scoppiato più per disattenzione dei protettori americani, anche per la strana assenza della CNN, che non per cause locali di forza maggiore. Adesso, dato il temporaneo stallo militare, l'amministrazione Clinton ha una buona opportunità per congelare la guerra agendo con bastone e carota su ambedue le parti. Se sbaglia anche questa dovrà aggiungere ai tanti insuccessi in politica estera uno "Scorno d'Africa" che stonerebbe con la generosa promessa di farla rinascere cancellandone i debiti.

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Ma quale azione politica, e fatta da chi, potrà cogliere questa opportunità? Ricapitoliamo. Nel 1991 cade il regime filosovietico di Mengistu Haile Maryam (che nel 1974 aveva deposto Haile Sellasié). Nel 1993, consensualmente, l'Eritrea si separa dall'Etiopia a cui era stata incollata nel 1962. Il leader etiope, Meles Zenawi, e quello eritreo, Isaias Afeworki, oltre che essere ambedue originari del Tigrai, avevano combattuto insieme la guerriglia contro Mengistu. L'accordo tra i due appariva solido. Soprattutto, condividevano una stretta alleanza con gli Stati Uniti. I quali avevano l'interesse ad utilizzarli per formare un asse filoamericano, anti-islamico (e implicitamente antifrancese) composto dall'alleanza tra Addis Abeba, Asmara, Kampala (capitale dell'Uganda di Museveni) da allungare fino al Sudafrica di Mandela. Tale pacchetto geopolitico doveva essere il nucleo del "Rinascimento africano", ovvero i piano di dominio americano dell'Africa. Dati questi fatti, tutto ci si sarebbe aspettato meno il vedere scoppiare una guerra di prima grandezza tra etiopi ed eritrei. Cosa é successo? Nel 1997 Asmara ha introdotto una propria moneta contro il parere degli etiopi. Che hanno reagito pretendendo il pagamento in dollari di ogni scambio commerciale con l'Eritrea. Questo é stato un motivo sostanziale di tensione. I due paesi hanno cominciato a fortificare la linea di confine. Ma questa non é mai stata fissata con precisione e tale ambiguità ha innescato ulteriori occasioni di frizione. Nel maggio 1998 Asmara rivendicò l'area etiope di Badame e la occupò. Poiché é impossibile che 400 km quadrati di deserto siano un motivo di guerra, quale é stato quello vero? O Asmara ha anticipato un conflitto che riteneva inevitabile sulla base di informazioni che segnalavano la volontà di Addis Abeba di riannettersi l'Eritrea e così riprendere uno sbocco al mare che non ha oppure é stata vittima di una provocazione. Da parte di chi? L'esercito etiope é fortemente influenzato dall'etnia tigrina. La costituzione etiope del 1994, imprudentemente, ha dato all'Etiopia un assetto federale. Questo ha scatenato antiche voglie independentiste. I tigrini sognano un "Grande Tigrai". Che includerebbe parte del territorio eritreo. Questa é la causa? Magari combinata con il fatto che Meles ha deciso di aprire un conflitto verso l'esterno proprio per evitarne uno interno di tipo jugoslavo? Difficile dirlo. E' probabile che tutti i fattori citati abbiano contribuito a scatenare la guerra, amplificata dagli errori ed eccessi emotivi che sono tipici delle nazioni giovani e sottosviluppate. Ma il dato più importante é che nessuno di questo motivi é veramente così forte da giustificare una guerra e la sua continuazione. Potrebbero essere tutti oggetto di composizione pacifica con l'unico vero - ma non irrisolvibile (soldi) - problema della coesione interna dell'Etiopia. Qui il punto. Sembra che il conflitto sia scoppiato più per disattenzione dei protettori americani, anche per la strana assenza della CNN, che non per cause locali di forza maggiore. Adesso, dato il temporaneo stallo militare, l'amministrazione Clinton ha una buona opportunità per congelare la guerra agendo con bastone e carota su ambedue le parti. Se sbaglia anche questa dovrà aggiungere ai tanti insuccessi in politica estera uno "Scorno d'Africa" che stonerebbe con la generosa promessa di farla rinascere cancellandone i debiti.

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Il Foglio

1999-3-18

18/3/1999

Un più attento Clinton avrebbe adesso l'opportunità di chiudere la guerra tra etiopi ed eritrei che gli era scappata di mano

La recente vittoria degli eritrei sugli etiopi nella battaglia di Tsorana (100 km a sud di Asmara) potrebbe diventare l'occasione per far finire la guerra iniziata nel maggio del 1998. Vediamo a quali condizioni.

Forse gli etiopi non hanno perso ventimila uomini - tra morti, feriti e prigionieri- e 56 carri armati, come annunciato dagli eritrei, ma certamente hanno subito un duro colpo che ne riduce la capacità bellica complessiva. Sul fronte di Tsorana, infatti, avevano impegnato il grosso del loro potenziale: quattro divisioni di undicimila uomini ciascuna, la crema dei mezzi corazzati, con l'aggiunta di cinquemila civili al seguito per la gestione della catena logistica. Nella precedente battaglia di Badame (27 febbraio) avevano conquistato molto territorio, ma distrutto ben poco dell'esercito eritreo che, vista l'incontenibile concentrazione offensiva degli etiopi, aveva saggiamente deciso di ritirarsi proprio per non rischiare le poche riserve. Serviva una seconda e definitiva mazzata. Ma l'hanno presa, sorprendentemente, gli etiopi. E Addis Abeba, per qualche mese, non avrà più le risorse militari per sviluppare offensive di carattere risolutivo. Le restano, a parte la superiorità aerea, solo quelle per difendere un fronte lungo circa mille kilometri, tutto fatto di trincee (tipo 1° guerra mondiale). D'altra parte gli eritrei non hanno la forza per invadere l'Etiopia. Quindi, sul piano militare, la situazione appare in stallo. E' la tipica situazione in cui si può arrivare ad una tregua e congelare conflitto.

Ma quale azione politica, e fatta da chi, potrà cogliere questa opportunità? Ricapitoliamo. Nel 1991 cade il regime filosovietico di Mengistu Haile Maryam (che nel 1974 aveva deposto Haile Sellasié). Nel 1993, consensualmente, l'Eritrea si separa dall'Etiopia a cui era stata incollata nel 1962. Il leader etiope, Meles Zenawi, e quello eritreo, Isaias Afeworki, oltre che essere ambedue originari del Tigrai, avevano combattuto insieme la guerriglia contro Mengistu. L'accordo tra i due appariva solido. Soprattutto, condividevano una stretta alleanza con gli Stati Uniti. I quali avevano l'interesse ad utilizzarli per formare un asse filoamericano, anti-islamico (e implicitamente antifrancese) composto dall'alleanza tra Addis Abeba, Asmara, Kampala (capitale dell'Uganda di Museveni) da allungare fino al Sudafrica di Mandela. Tale pacchetto geopolitico doveva essere il nucleo del "Rinascimento africano", ovvero i piano di dominio americano dell'Africa. Dati questi fatti, tutto ci si sarebbe aspettato meno il vedere scoppiare una guerra di prima grandezza tra etiopi ed eritrei. Cosa é successo? Nel 1997 Asmara ha introdotto una propria moneta contro il parere degli etiopi. Che hanno reagito pretendendo il pagamento in dollari di ogni scambio commerciale con l'Eritrea. Questo é stato un motivo sostanziale di tensione. I due paesi hanno cominciato a fortificare la linea di confine. Ma questa non é mai stata fissata con precisione e tale ambiguità ha innescato ulteriori occasioni di frizione. Nel maggio 1998 Asmara rivendicò l'area etiope di Badame e la occupò. Poiché é impossibile che 400 km quadrati di deserto siano un motivo di guerra, quale é stato quello vero? O Asmara ha anticipato un conflitto che riteneva inevitabile sulla base di informazioni che segnalavano la volontà di Addis Abeba di riannettersi l'Eritrea e così riprendere uno sbocco al mare che non ha oppure é stata vittima di una provocazione. Da parte di chi? L'esercito etiope é fortemente influenzato dall'etnia tigrina. La costituzione etiope del 1994, imprudentemente, ha dato all'Etiopia un assetto federale. Questo ha scatenato antiche voglie independentiste. I tigrini sognano un "Grande Tigrai". Che includerebbe parte del territorio eritreo. Questa é la causa? Magari combinata con il fatto che Meles ha deciso di aprire un conflitto verso l'esterno proprio per evitarne uno interno di tipo jugoslavo? Difficile dirlo. E' probabile che tutti i fattori citati abbiano contribuito a scatenare la guerra, amplificata dagli errori ed eccessi emotivi che sono tipici delle nazioni giovani e sottosviluppate. Ma il dato più importante é che nessuno di questo motivi é veramente così forte da giustificare una guerra e la sua continuazione. Potrebbero essere tutti oggetto di composizione pacifica con l'unico vero - ma non irrisolvibile (soldi) - problema della coesione interna dell'Etiopia. Qui il punto. Sembra che il conflitto sia scoppiato più per disattenzione dei protettori americani, anche per la strana assenza della CNN, che non per cause locali di forza maggiore. Adesso, dato il temporaneo stallo militare, l'amministrazione Clinton ha una buona opportunità per congelare la guerra agendo con bastone e carota su ambedue le parti. Se sbaglia anche questa dovrà aggiungere ai tanti insuccessi in politica estera uno "Scorno d'Africa" che stonerebbe con la generosa promessa di farla rinascere cancellandone i debiti.

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