Internet cresce globalmente sia in estensione (nuove connessioni) che in quantità di servizi offerti. Questo trend lascia pensare che ormai l'unico limite all'espansione di internet sia il livello di sviluppo di un paese. In quelli ricchi e che lo stanno diventando ci si attende entro non più di cinque anni una sorta di saturazione delle connessioni. Ciò significa che in un periodo di tempo relativamente breve e definito più di 1/5 della popolazione mondiale sarà connesso. E ciò giustifica il rapido ed accelerato sviluppo di nuove offerte di servizi in rete, dalle operazioni finanziarie on line allo shopping elettronico. In sintesi, lo scenario internet appare determinato da una tendenza di grande crescita senza problemi. Ma questi non si percepiscono per eccesso di euforia o perché veramente non ci sono?

In generale, la crescita delle connesioni non appare a rischio di rallentamenti. L'uso di internet é considerato un emblema di modernità. Quindi, anche se uno non ha alcuna necessità di navigare per motivi professionali, sente comunque una pressione ambientale a spendere il necessario per diventare internauta. Anche qualora la moda finisse, comunque l'esperienza di praticare internet fa capire subito ad un utente che può avere accesso ad informazioni rilevanti a bassisimo costo. Dalle news in tempo reale fino alle caratteristiche tecniche dell'ultimo modello di telefonino in arrivo. E comunque il solo servizio di posta elettronica é sufficiente a giustificare la spesa della connessione. Che, volendo, può essere ridotta fino a zero da contratti innovativi tra gestori delle vie di telecomunicazione e aziende che operano su internet. Ma se gli utenti si limiteranno a praticarla per lo più solo per servizi di messaggeria o di informazione di tipo giornalistico o pubblicitario questa difficilmente si trasformerà in un nuovo mercato elettronico di massa. Che é il cuore dell'interesse economico per internet ed il motivo che regge i tanti investimenti in atto. Il dubbio é che la rete tecnica, con i suoi servizi informativi di base, si espanda prima e di più della capacità e volontà degli utenti di vederla come luogo dove compiere transazioni commerciali. Perché? C'é un grande salto psicologico tra il semplice cliccare per trovare qualche informazione e il valutare un oggetto presentato in una vetrina virtuale ed acquistarlo. Alcuni pensano che le internet-vendite possano godere dell'effetto supermarket. Tanta merce esposta aumenta la propensione a comprarla anche senza che ve ne sia un vero bisogno. Inoltre molti utenti possono essere progressivamente educati allo shopping elettronico portandoli ad eseguire azioni sempre più complesse a partire da quelle semplici. Forse sarà così. Tuttavia lo scenario più probabile é che il commercio via internet resti a lungo limitato a piccoli gruppi di utenti specializzati e che non decolli come mercato di massa. Per esempio, uno che ne capisce in fatto di computer e sa installarselo da solo si connette con Dell e lo ordina on line. Così facendo risparmia anche il 50%. Ma questo avviene in America dove la cultura tecnica é diffusa a livello di massa ed il sistema delle infrastrutture (poste e trasporti) é efficientissimo ed a basso costo. In Europa e altrove né il sistema né la gente sono così pronti per operazioni di commercio diretto via rete. Il che, intanto, rende utile avvertire di non usare il caso statunitense per proiettare l'espansione di questo settore sul piano mondiale, soprattuto nella stima dei tempi di evoluzione. Ma, più importante, dobbiamo chiederci perché dobbiamo comprare una cosa via internet se sta nel negozio sotto casa? Via internet, eventualmente, ordinerò più velocemente la spesa al negozio più vicino e non a quello virtuale. In ogni caso, pur comprando e vendendo azioni on line, una cravatta me la vado a toccare prima di comprarla. Non é escluso che la tecnologia produca ologrammi tattili internettabili e risolva questo limite. Ma ci vuole del tempo e il realizzarsi di alcune condizioni ora non contemplate negli scenari eccessivamente euforici sullo sviluppo di massa del mercato elttronico. E questi andrebbero rivisti. Non per smontare l'ottimismo, ma per sottolineare il punto dal quale dipende il decollo di un vero e proprio mercato elettronico. Questo é che internet deve diventare un luogo per nuovi prodotti e non un modo diverso per comprare i soliti. E ciò implica che non basta portare in rete le televendite, ma bisogna creare nuovi oggetti basati sull'informazione visto che é prorio questa che internet tratta con insuperabile efficienza. Per esempio non compro una cravatta on line, ma certamente acquisterei un servizio che mi permettesse di simulare una nuova identità e farla vivere nella rete virtuale, ma con carta di credito e conseguenze tangibili. Chiamiamolo servizio "zelig.com", per scherzare. Seriamente, lo sviluppo di internet come grande mercato richiede un passaggio dall'ingegneria delle reti a quella dei contenuti, ma non é ancora in vista.

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In generale, la crescita delle connesioni non appare a rischio di rallentamenti. L'uso di internet é considerato un emblema di modernità. Quindi, anche se uno non ha alcuna necessità di navigare per motivi professionali, sente comunque una pressione ambientale a spendere il necessario per diventare internauta. Anche qualora la moda finisse, comunque l'esperienza di praticare internet fa capire subito ad un utente che può avere accesso ad informazioni rilevanti a bassisimo costo. Dalle news in tempo reale fino alle caratteristiche tecniche dell'ultimo modello di telefonino in arrivo. E comunque il solo servizio di posta elettronica é sufficiente a giustificare la spesa della connessione. Che, volendo, può essere ridotta fino a zero da contratti innovativi tra gestori delle vie di telecomunicazione e aziende che operano su internet. Ma se gli utenti si limiteranno a praticarla per lo più solo per servizi di messaggeria o di informazione di tipo giornalistico o pubblicitario questa difficilmente si trasformerà in un nuovo mercato elettronico di massa. Che é il cuore dell'interesse economico per internet ed il motivo che regge i tanti investimenti in atto. Il dubbio é che la rete tecnica, con i suoi servizi informativi di base, si espanda prima e di più della capacità e volontà degli utenti di vederla come luogo dove compiere transazioni commerciali. Perché? C'é un grande salto psicologico tra il semplice cliccare per trovare qualche informazione e il valutare un oggetto presentato in una vetrina virtuale ed acquistarlo. Alcuni pensano che le internet-vendite possano godere dell'effetto supermarket. Tanta merce esposta aumenta la propensione a comprarla anche senza che ve ne sia un vero bisogno. Inoltre molti utenti possono essere progressivamente educati allo shopping elettronico portandoli ad eseguire azioni sempre più complesse a partire da quelle semplici. Forse sarà così. Tuttavia lo scenario più probabile é che il commercio via internet resti a lungo limitato a piccoli gruppi di utenti specializzati e che non decolli come mercato di massa. Per esempio, uno che ne capisce in fatto di computer e sa installarselo da solo si connette con Dell e lo ordina on line. Così facendo risparmia anche il 50%. Ma questo avviene in America dove la cultura tecnica é diffusa a livello di massa ed il sistema delle infrastrutture (poste e trasporti) é efficientissimo ed a basso costo. In Europa e altrove né il sistema né la gente sono così pronti per operazioni di commercio diretto via rete. Il che, intanto, rende utile avvertire di non usare il caso statunitense per proiettare l'espansione di questo settore sul piano mondiale, soprattuto nella stima dei tempi di evoluzione. Ma, più importante, dobbiamo chiederci perché dobbiamo comprare una cosa via internet se sta nel negozio sotto casa? Via internet, eventualmente, ordinerò più velocemente la spesa al negozio più vicino e non a quello virtuale. In ogni caso, pur comprando e vendendo azioni on line, una cravatta me la vado a toccare prima di comprarla. Non é escluso che la tecnologia produca ologrammi tattili internettabili e risolva questo limite. Ma ci vuole del tempo e il realizzarsi di alcune condizioni ora non contemplate negli scenari eccessivamente euforici sullo sviluppo di massa del mercato elttronico. E questi andrebbero rivisti. Non per smontare l'ottimismo, ma per sottolineare il punto dal quale dipende il decollo di un vero e proprio mercato elettronico. Questo é che internet deve diventare un luogo per nuovi prodotti e non un modo diverso per comprare i soliti. E ciò implica che non basta portare in rete le televendite, ma bisogna creare nuovi oggetti basati sull'informazione visto che é prorio questa che internet tratta con insuperabile efficienza. Per esempio non compro una cravatta on line, ma certamente acquisterei un servizio che mi permettesse di simulare una nuova identità e farla vivere nella rete virtuale, ma con carta di credito e conseguenze tangibili. Chiamiamolo servizio "zelig.com", per scherzare. Seriamente, lo sviluppo di internet come grande mercato richiede un passaggio dall'ingegneria delle reti a quella dei contenuti, ma non é ancora in vista.

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In generale, la crescita delle connesioni non appare a rischio di rallentamenti. L'uso di internet é considerato un emblema di modernità. Quindi, anche se uno non ha alcuna necessità di navigare per motivi professionali, sente comunque una pressione ambientale a spendere il necessario per diventare internauta. Anche qualora la moda finisse, comunque l'esperienza di praticare internet fa capire subito ad un utente che può avere accesso ad informazioni rilevanti a bassisimo costo. Dalle news in tempo reale fino alle caratteristiche tecniche dell'ultimo modello di telefonino in arrivo. E comunque il solo servizio di posta elettronica é sufficiente a giustificare la spesa della connessione. Che, volendo, può essere ridotta fino a zero da contratti innovativi tra gestori delle vie di telecomunicazione e aziende che operano su internet. Ma se gli utenti si limiteranno a praticarla per lo più solo per servizi di messaggeria o di informazione di tipo giornalistico o pubblicitario questa difficilmente si trasformerà in un nuovo mercato elettronico di massa. Che é il cuore dell'interesse economico per internet ed il motivo che regge i tanti investimenti in atto. Il dubbio é che la rete tecnica, con i suoi servizi informativi di base, si espanda prima e di più della capacità e volontà degli utenti di vederla come luogo dove compiere transazioni commerciali. Perché? C'é un grande salto psicologico tra il semplice cliccare per trovare qualche informazione e il valutare un oggetto presentato in una vetrina virtuale ed acquistarlo. Alcuni pensano che le internet-vendite possano godere dell'effetto supermarket. Tanta merce esposta aumenta la propensione a comprarla anche senza che ve ne sia un vero bisogno. Inoltre molti utenti possono essere progressivamente educati allo shopping elettronico portandoli ad eseguire azioni sempre più complesse a partire da quelle semplici. Forse sarà così. Tuttavia lo scenario più probabile é che il commercio via internet resti a lungo limitato a piccoli gruppi di utenti specializzati e che non decolli come mercato di massa. Per esempio, uno che ne capisce in fatto di computer e sa installarselo da solo si connette con Dell e lo ordina on line. Così facendo risparmia anche il 50%. Ma questo avviene in America dove la cultura tecnica é diffusa a livello di massa ed il sistema delle infrastrutture (poste e trasporti) é efficientissimo ed a basso costo. In Europa e altrove né il sistema né la gente sono così pronti per operazioni di commercio diretto via rete. Il che, intanto, rende utile avvertire di non usare il caso statunitense per proiettare l'espansione di questo settore sul piano mondiale, soprattuto nella stima dei tempi di evoluzione. Ma, più importante, dobbiamo chiederci perché dobbiamo comprare una cosa via internet se sta nel negozio sotto casa? Via internet, eventualmente, ordinerò più velocemente la spesa al negozio più vicino e non a quello virtuale. In ogni caso, pur comprando e vendendo azioni on line, una cravatta me la vado a toccare prima di comprarla. Non é escluso che la tecnologia produca ologrammi tattili internettabili e risolva questo limite. Ma ci vuole del tempo e il realizzarsi di alcune condizioni ora non contemplate negli scenari eccessivamente euforici sullo sviluppo di massa del mercato elttronico. E questi andrebbero rivisti. Non per smontare l'ottimismo, ma per sottolineare il punto dal quale dipende il decollo di un vero e proprio mercato elettronico. Questo é che internet deve diventare un luogo per nuovi prodotti e non un modo diverso per comprare i soliti. E ciò implica che non basta portare in rete le televendite, ma bisogna creare nuovi oggetti basati sull'informazione visto che é prorio questa che internet tratta con insuperabile efficienza. Per esempio non compro una cravatta on line, ma certamente acquisterei un servizio che mi permettesse di simulare una nuova identità e farla vivere nella rete virtuale, ma con carta di credito e conseguenze tangibili. Chiamiamolo servizio "zelig.com", per scherzare. Seriamente, lo sviluppo di internet come grande mercato richiede un passaggio dall'ingegneria delle reti a quella dei contenuti, ma non é ancora in vista.

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Il Foglio

1999-7-22

22/7/1999

Internet ha bisogno di nuovi prodotti informativi e non di informazioni sui vecchi prodotti

Internet cresce globalmente sia in estensione (nuove connessioni) che in quantità di servizi offerti. Questo trend lascia pensare che ormai l'unico limite all'espansione di internet sia il livello di sviluppo di un paese. In quelli ricchi e che lo stanno diventando ci si attende entro non più di cinque anni una sorta di saturazione delle connessioni. Ciò significa che in un periodo di tempo relativamente breve e definito più di 1/5 della popolazione mondiale sarà connesso. E ciò giustifica il rapido ed accelerato sviluppo di nuove offerte di servizi in rete, dalle operazioni finanziarie on line allo shopping elettronico. In sintesi, lo scenario internet appare determinato da una tendenza di grande crescita senza problemi. Ma questi non si percepiscono per eccesso di euforia o perché veramente non ci sono?

In generale, la crescita delle connesioni non appare a rischio di rallentamenti. L'uso di internet é considerato un emblema di modernità. Quindi, anche se uno non ha alcuna necessità di navigare per motivi professionali, sente comunque una pressione ambientale a spendere il necessario per diventare internauta. Anche qualora la moda finisse, comunque l'esperienza di praticare internet fa capire subito ad un utente che può avere accesso ad informazioni rilevanti a bassisimo costo. Dalle news in tempo reale fino alle caratteristiche tecniche dell'ultimo modello di telefonino in arrivo. E comunque il solo servizio di posta elettronica é sufficiente a giustificare la spesa della connessione. Che, volendo, può essere ridotta fino a zero da contratti innovativi tra gestori delle vie di telecomunicazione e aziende che operano su internet. Ma se gli utenti si limiteranno a praticarla per lo più solo per servizi di messaggeria o di informazione di tipo giornalistico o pubblicitario questa difficilmente si trasformerà in un nuovo mercato elettronico di massa. Che é il cuore dell'interesse economico per internet ed il motivo che regge i tanti investimenti in atto. Il dubbio é che la rete tecnica, con i suoi servizi informativi di base, si espanda prima e di più della capacità e volontà degli utenti di vederla come luogo dove compiere transazioni commerciali. Perché? C'é un grande salto psicologico tra il semplice cliccare per trovare qualche informazione e il valutare un oggetto presentato in una vetrina virtuale ed acquistarlo. Alcuni pensano che le internet-vendite possano godere dell'effetto supermarket. Tanta merce esposta aumenta la propensione a comprarla anche senza che ve ne sia un vero bisogno. Inoltre molti utenti possono essere progressivamente educati allo shopping elettronico portandoli ad eseguire azioni sempre più complesse a partire da quelle semplici. Forse sarà così. Tuttavia lo scenario più probabile é che il commercio via internet resti a lungo limitato a piccoli gruppi di utenti specializzati e che non decolli come mercato di massa. Per esempio, uno che ne capisce in fatto di computer e sa installarselo da solo si connette con Dell e lo ordina on line. Così facendo risparmia anche il 50%. Ma questo avviene in America dove la cultura tecnica é diffusa a livello di massa ed il sistema delle infrastrutture (poste e trasporti) é efficientissimo ed a basso costo. In Europa e altrove né il sistema né la gente sono così pronti per operazioni di commercio diretto via rete. Il che, intanto, rende utile avvertire di non usare il caso statunitense per proiettare l'espansione di questo settore sul piano mondiale, soprattuto nella stima dei tempi di evoluzione. Ma, più importante, dobbiamo chiederci perché dobbiamo comprare una cosa via internet se sta nel negozio sotto casa? Via internet, eventualmente, ordinerò più velocemente la spesa al negozio più vicino e non a quello virtuale. In ogni caso, pur comprando e vendendo azioni on line, una cravatta me la vado a toccare prima di comprarla. Non é escluso che la tecnologia produca ologrammi tattili internettabili e risolva questo limite. Ma ci vuole del tempo e il realizzarsi di alcune condizioni ora non contemplate negli scenari eccessivamente euforici sullo sviluppo di massa del mercato elttronico. E questi andrebbero rivisti. Non per smontare l'ottimismo, ma per sottolineare il punto dal quale dipende il decollo di un vero e proprio mercato elettronico. Questo é che internet deve diventare un luogo per nuovi prodotti e non un modo diverso per comprare i soliti. E ciò implica che non basta portare in rete le televendite, ma bisogna creare nuovi oggetti basati sull'informazione visto che é prorio questa che internet tratta con insuperabile efficienza. Per esempio non compro una cravatta on line, ma certamente acquisterei un servizio che mi permettesse di simulare una nuova identità e farla vivere nella rete virtuale, ma con carta di credito e conseguenze tangibili. Chiamiamolo servizio "zelig.com", per scherzare. Seriamente, lo sviluppo di internet come grande mercato richiede un passaggio dall'ingegneria delle reti a quella dei contenuti, ma non é ancora in vista.

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