E' utile vedere quali siano i tempi di ripresa della crescita nelle economie asiatica, europea e sudamericana colpite da stagnazione o recessione nel 1997-98. Se sono troppo lenti c'è il rischio che il motore della crescita statunitense, l'unico che sta girando forte nel pianeta in questo momento, possa rallentare per mancanza di alimentazione esterna. Nel caso si combinassero una contrazione del sistema economico americano ed una situazione stagnante nel resto del mondo, ci sarebbe una situazione paradossale. Nessuno cadrebbe in recessione, ma anche non ci sarebbe più un'economia trainante di riferimento nell'intero mercato globale. E tale situazione potrebbe innescare una regressione planetaria, non tanto per motivi tecnici classici, ma per l'instaurarsi di un clima generalizzato di incertezza sia tra i consumatori che tra gli investitori. Potrebbero chiamarla, le prime pagine a metà del 2000, la "strana crisi": una depressione generale senza motivi precisi. La natura del nuovo mercato globale é ancora poco chiara. Ma certamente il suo "umore", cioé il fondamentale fattore che determina ottimismo o pessimismo anche indipendentemente dagli andamenti tecnici correnti, si basa sul fatto che almeno una parte del pianeta cresca in buona salute. Valutiamo il rischio che alla fine del 1999 non ci sia nessun mercato continentale in forte crescita.

Asia. I segnali complessivi di ripresa sono buoni. Ma i dati lasciano intendere che la crescita difficilmente potrà essere trainante per il resto del mondo prima della fine del 2000. La Corea del Sud è il paese che sta riavendosi più velocemente dalla crisi. Ma il suo ritmo sarà rallentato dalla necessità di arrivare ad un reale risanamento finanziario. Proprio pochi giorni fa si é scoperto che servono 8 miliardi di dollari in più di quello che si pensava (condizione per ulteriori prestiti da parte del Fmi). Ciò non provoca alcun problema serio, ma, appunto, rende meno veloce il rimbalzo. La Malesia ha visto migliorare il suo rating (Standard & Poor). Ma a questa buona notizia corrisponde un miglioramento molto minore della crescita attesa per il 1999: solo dall'1 al 2%, forse. Il principale malato dell'area, il Giappone, dà segnali misti. La ristrutturazione delle aziende é finalmente seria. Ma la conseguente creazione di disoccupazione é esagerata. In tre mesi questa é balzata dal 4,4 al 4,6% con una tendenza ad arrivare in poco tempo al 5%. Il Nomura Research Institute, poi, avverte che se si contano i sottoccupati, il livello reale di povertà nipponico é del 15%. Infatti i consumi stanno crollando (4,1% in meno solo in febbraio) e la propensione al consumo delle famiglie ha raggiunto i punteggio più basso (67,8%) dal 1970. Da una parte la riforma di efficienza nelle sovradimensionate industrie giapponesi ha fatto affluire capitali esteri in Borsa (il Nikkei ha fatto balzi anche del 3% durante la settimana) e migliorato le prospettive delle banche creditrici. Fatto precursore di una buona crescita. D'altra parte un impoverimento così accelerato della classe media renderà miracoloso raggiungere lo zero nella crescita del Pil alla fine dell'anno. Sono andati giù troppo duri. La Cina tiene, ma anch'essa - pur candidata ad essere futura locomotiva mondiale- non potrà essere economia trainante prima del 2002, anche per il riverbero della lentezza giapponese.

In Sudamerica la situazione brasiliana é in netto miglioramento e l'Argentina tiene. Ma l'appuntamento con crescite forti e solide é rimandato di qualche anno. L'aumento del prezzo del petrolio fa respirare paesi come il Messico ed il Venezuela. Ma non al punto di farli rimbalzare. Il dato di insieme mostra che sono improbabili le catastrofi temute nell'area, ma anche una sua robusta crescita in tempi brevi. La Commissione europea ha in questa settimana rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil per il 1999. L'eurozona é data al 2,2% (Germania ed Italia, che insieme sono metà del Pil dell'area, attorno all'1,6%). Non é un dato catastrofico, ma é comunque sintomo di una stagnazione che certamente non ha prospettive brevi di trasformarsi in crescita trainante.

Dati del genere fanno temere che l'economia americana, verso la fine dell'anno, non troverà sufficiente domanda nel mercato globale per mantenere la propria espansione. Se la crescita per il 1999 si limitasse al dato ora stimato del 2,7% - in combinazione con quelli bassini del resto del mondo- saremmo nell'anticamera della "strana crisi" sopra ipotizzata. Ma, sorpresa, i dati più recenti (fiducia dei consumatori, produzione, stato dell'industria manifatturiera, ecc.) mostrano che l'economia interna statunitense ha riserve proprie di crescita molto maggiori di quanto finora pensato anche dai più ottimisti. Quindi lo scenario più probabile, al momento, è che nel 2000 l'America resterà trainante nonostante le lentezze altrui. Tutti salvi, ma non disturbate il consumatore americano e pregate San Dow Jones.

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Asia. I segnali complessivi di ripresa sono buoni. Ma i dati lasciano intendere che la crescita difficilmente potrà essere trainante per il resto del mondo prima della fine del 2000. La Corea del Sud è il paese che sta riavendosi più velocemente dalla crisi. Ma il suo ritmo sarà rallentato dalla necessità di arrivare ad un reale risanamento finanziario. Proprio pochi giorni fa si é scoperto che servono 8 miliardi di dollari in più di quello che si pensava (condizione per ulteriori prestiti da parte del Fmi). Ciò non provoca alcun problema serio, ma, appunto, rende meno veloce il rimbalzo. La Malesia ha visto migliorare il suo rating (Standard & Poor). Ma a questa buona notizia corrisponde un miglioramento molto minore della crescita attesa per il 1999: solo dall'1 al 2%, forse. Il principale malato dell'area, il Giappone, dà segnali misti. La ristrutturazione delle aziende é finalmente seria. Ma la conseguente creazione di disoccupazione é esagerata. In tre mesi questa é balzata dal 4,4 al 4,6% con una tendenza ad arrivare in poco tempo al 5%. Il Nomura Research Institute, poi, avverte che se si contano i sottoccupati, il livello reale di povertà nipponico é del 15%. Infatti i consumi stanno crollando (4,1% in meno solo in febbraio) e la propensione al consumo delle famiglie ha raggiunto i punteggio più basso (67,8%) dal 1970. Da una parte la riforma di efficienza nelle sovradimensionate industrie giapponesi ha fatto affluire capitali esteri in Borsa (il Nikkei ha fatto balzi anche del 3% durante la settimana) e migliorato le prospettive delle banche creditrici. Fatto precursore di una buona crescita. D'altra parte un impoverimento così accelerato della classe media renderà miracoloso raggiungere lo zero nella crescita del Pil alla fine dell'anno. Sono andati giù troppo duri. La Cina tiene, ma anch'essa - pur candidata ad essere futura locomotiva mondiale- non potrà essere economia trainante prima del 2002, anche per il riverbero della lentezza giapponese.

In Sudamerica la situazione brasiliana é in netto miglioramento e l'Argentina tiene. Ma l'appuntamento con crescite forti e solide é rimandato di qualche anno. L'aumento del prezzo del petrolio fa respirare paesi come il Messico ed il Venezuela. Ma non al punto di farli rimbalzare. Il dato di insieme mostra che sono improbabili le catastrofi temute nell'area, ma anche una sua robusta crescita in tempi brevi. La Commissione europea ha in questa settimana rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil per il 1999. L'eurozona é data al 2,2% (Germania ed Italia, che insieme sono metà del Pil dell'area, attorno all'1,6%). Non é un dato catastrofico, ma é comunque sintomo di una stagnazione che certamente non ha prospettive brevi di trasformarsi in crescita trainante.

Dati del genere fanno temere che l'economia americana, verso la fine dell'anno, non troverà sufficiente domanda nel mercato globale per mantenere la propria espansione. Se la crescita per il 1999 si limitasse al dato ora stimato del 2,7% - in combinazione con quelli bassini del resto del mondo- saremmo nell'anticamera della "strana crisi" sopra ipotizzata. Ma, sorpresa, i dati più recenti (fiducia dei consumatori, produzione, stato dell'industria manifatturiera, ecc.) mostrano che l'economia interna statunitense ha riserve proprie di crescita molto maggiori di quanto finora pensato anche dai più ottimisti. Quindi lo scenario più probabile, al momento, è che nel 2000 l'America resterà trainante nonostante le lentezze altrui. Tutti salvi, ma non disturbate il consumatore americano e pregate San Dow Jones.

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Asia. I segnali complessivi di ripresa sono buoni. Ma i dati lasciano intendere che la crescita difficilmente potrà essere trainante per il resto del mondo prima della fine del 2000. La Corea del Sud è il paese che sta riavendosi più velocemente dalla crisi. Ma il suo ritmo sarà rallentato dalla necessità di arrivare ad un reale risanamento finanziario. Proprio pochi giorni fa si é scoperto che servono 8 miliardi di dollari in più di quello che si pensava (condizione per ulteriori prestiti da parte del Fmi). Ciò non provoca alcun problema serio, ma, appunto, rende meno veloce il rimbalzo. La Malesia ha visto migliorare il suo rating (Standard & Poor). Ma a questa buona notizia corrisponde un miglioramento molto minore della crescita attesa per il 1999: solo dall'1 al 2%, forse. Il principale malato dell'area, il Giappone, dà segnali misti. La ristrutturazione delle aziende é finalmente seria. Ma la conseguente creazione di disoccupazione é esagerata. In tre mesi questa é balzata dal 4,4 al 4,6% con una tendenza ad arrivare in poco tempo al 5%. Il Nomura Research Institute, poi, avverte che se si contano i sottoccupati, il livello reale di povertà nipponico é del 15%. Infatti i consumi stanno crollando (4,1% in meno solo in febbraio) e la propensione al consumo delle famiglie ha raggiunto i punteggio più basso (67,8%) dal 1970. Da una parte la riforma di efficienza nelle sovradimensionate industrie giapponesi ha fatto affluire capitali esteri in Borsa (il Nikkei ha fatto balzi anche del 3% durante la settimana) e migliorato le prospettive delle banche creditrici. Fatto precursore di una buona crescita. D'altra parte un impoverimento così accelerato della classe media renderà miracoloso raggiungere lo zero nella crescita del Pil alla fine dell'anno. Sono andati giù troppo duri. La Cina tiene, ma anch'essa - pur candidata ad essere futura locomotiva mondiale- non potrà essere economia trainante prima del 2002, anche per il riverbero della lentezza giapponese.

In Sudamerica la situazione brasiliana é in netto miglioramento e l'Argentina tiene. Ma l'appuntamento con crescite forti e solide é rimandato di qualche anno. L'aumento del prezzo del petrolio fa respirare paesi come il Messico ed il Venezuela. Ma non al punto di farli rimbalzare. Il dato di insieme mostra che sono improbabili le catastrofi temute nell'area, ma anche una sua robusta crescita in tempi brevi. La Commissione europea ha in questa settimana rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil per il 1999. L'eurozona é data al 2,2% (Germania ed Italia, che insieme sono metà del Pil dell'area, attorno all'1,6%). Non é un dato catastrofico, ma é comunque sintomo di una stagnazione che certamente non ha prospettive brevi di trasformarsi in crescita trainante.

Dati del genere fanno temere che l'economia americana, verso la fine dell'anno, non troverà sufficiente domanda nel mercato globale per mantenere la propria espansione. Se la crescita per il 1999 si limitasse al dato ora stimato del 2,7% - in combinazione con quelli bassini del resto del mondo- saremmo nell'anticamera della "strana crisi" sopra ipotizzata. Ma, sorpresa, i dati più recenti (fiducia dei consumatori, produzione, stato dell'industria manifatturiera, ecc.) mostrano che l'economia interna statunitense ha riserve proprie di crescita molto maggiori di quanto finora pensato anche dai più ottimisti. Quindi lo scenario più probabile, al momento, è che nel 2000 l'America resterà trainante nonostante le lentezze altrui. Tutti salvi, ma non disturbate il consumatore americano e pregate San Dow Jones.

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1999-4-2

2/4/1999

Nel 2000 l'economia globale sarà ancora salvata dall'America

E' utile vedere quali siano i tempi di ripresa della crescita nelle economie asiatica, europea e sudamericana colpite da stagnazione o recessione nel 1997-98. Se sono troppo lenti c'è il rischio che il motore della crescita statunitense, l'unico che sta girando forte nel pianeta in questo momento, possa rallentare per mancanza di alimentazione esterna. Nel caso si combinassero una contrazione del sistema economico americano ed una situazione stagnante nel resto del mondo, ci sarebbe una situazione paradossale. Nessuno cadrebbe in recessione, ma anche non ci sarebbe più un'economia trainante di riferimento nell'intero mercato globale. E tale situazione potrebbe innescare una regressione planetaria, non tanto per motivi tecnici classici, ma per l'instaurarsi di un clima generalizzato di incertezza sia tra i consumatori che tra gli investitori. Potrebbero chiamarla, le prime pagine a metà del 2000, la "strana crisi": una depressione generale senza motivi precisi. La natura del nuovo mercato globale é ancora poco chiara. Ma certamente il suo "umore", cioé il fondamentale fattore che determina ottimismo o pessimismo anche indipendentemente dagli andamenti tecnici correnti, si basa sul fatto che almeno una parte del pianeta cresca in buona salute. Valutiamo il rischio che alla fine del 1999 non ci sia nessun mercato continentale in forte crescita.

Asia. I segnali complessivi di ripresa sono buoni. Ma i dati lasciano intendere che la crescita difficilmente potrà essere trainante per il resto del mondo prima della fine del 2000. La Corea del Sud è il paese che sta riavendosi più velocemente dalla crisi. Ma il suo ritmo sarà rallentato dalla necessità di arrivare ad un reale risanamento finanziario. Proprio pochi giorni fa si é scoperto che servono 8 miliardi di dollari in più di quello che si pensava (condizione per ulteriori prestiti da parte del Fmi). Ciò non provoca alcun problema serio, ma, appunto, rende meno veloce il rimbalzo. La Malesia ha visto migliorare il suo rating (Standard & Poor). Ma a questa buona notizia corrisponde un miglioramento molto minore della crescita attesa per il 1999: solo dall'1 al 2%, forse. Il principale malato dell'area, il Giappone, dà segnali misti. La ristrutturazione delle aziende é finalmente seria. Ma la conseguente creazione di disoccupazione é esagerata. In tre mesi questa é balzata dal 4,4 al 4,6% con una tendenza ad arrivare in poco tempo al 5%. Il Nomura Research Institute, poi, avverte che se si contano i sottoccupati, il livello reale di povertà nipponico é del 15%. Infatti i consumi stanno crollando (4,1% in meno solo in febbraio) e la propensione al consumo delle famiglie ha raggiunto i punteggio più basso (67,8%) dal 1970. Da una parte la riforma di efficienza nelle sovradimensionate industrie giapponesi ha fatto affluire capitali esteri in Borsa (il Nikkei ha fatto balzi anche del 3% durante la settimana) e migliorato le prospettive delle banche creditrici. Fatto precursore di una buona crescita. D'altra parte un impoverimento così accelerato della classe media renderà miracoloso raggiungere lo zero nella crescita del Pil alla fine dell'anno. Sono andati giù troppo duri. La Cina tiene, ma anch'essa - pur candidata ad essere futura locomotiva mondiale- non potrà essere economia trainante prima del 2002, anche per il riverbero della lentezza giapponese.

In Sudamerica la situazione brasiliana é in netto miglioramento e l'Argentina tiene. Ma l'appuntamento con crescite forti e solide é rimandato di qualche anno. L'aumento del prezzo del petrolio fa respirare paesi come il Messico ed il Venezuela. Ma non al punto di farli rimbalzare. Il dato di insieme mostra che sono improbabili le catastrofi temute nell'area, ma anche una sua robusta crescita in tempi brevi. La Commissione europea ha in questa settimana rivisto al ribasso le previsioni di crescita del Pil per il 1999. L'eurozona é data al 2,2% (Germania ed Italia, che insieme sono metà del Pil dell'area, attorno all'1,6%). Non é un dato catastrofico, ma é comunque sintomo di una stagnazione che certamente non ha prospettive brevi di trasformarsi in crescita trainante.

Dati del genere fanno temere che l'economia americana, verso la fine dell'anno, non troverà sufficiente domanda nel mercato globale per mantenere la propria espansione. Se la crescita per il 1999 si limitasse al dato ora stimato del 2,7% - in combinazione con quelli bassini del resto del mondo- saremmo nell'anticamera della "strana crisi" sopra ipotizzata. Ma, sorpresa, i dati più recenti (fiducia dei consumatori, produzione, stato dell'industria manifatturiera, ecc.) mostrano che l'economia interna statunitense ha riserve proprie di crescita molto maggiori di quanto finora pensato anche dai più ottimisti. Quindi lo scenario più probabile, al momento, è che nel 2000 l'America resterà trainante nonostante le lentezze altrui. Tutti salvi, ma non disturbate il consumatore americano e pregate San Dow Jones.

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