Esoturismo. La catena alberghiera Hilton sta seriamente pensando di fare uno studio di fattibilita' per costruire il primo Hotel nello spazio extraterrestre. Non e' ancora un impegno preciso. E, con rimarchevole candore, i responsabili dell'azienda ammettono che al momento prevale l'idea di farsi pubblicita' piu' che realizzare sul serio uno studio di orizzonte cosi' remoto ed incerto. Tuttavia, proprio nel fatto che si sia menzionato il vantaggio di immagine si puo' rilevare che i manager stiano tentando di giustificare la spesa di investimento per uno studio altrimenti immotivabile agli occhi degli azionisti. Quindi e' probabile che il progetto cominci. Ed e' un'ottima notizia per il difficile lancio dei primi pilastri di un'economia dello spazio extraterrestre, oggetto futurizzante spesso coltivato in questa rubrica. Al punto che faccio volentieri pubblicita' all'azienda affinche' persegua lo studio di fattibilita'. Maliziosamente, spero con questo di stimolare altri gruppi a mettersi in concorrenza sullo stesso piano. Da un lato, i problemi da risolvere per rendere credibili le prospettive dell'esoturismo sono giganteschi. Dall'altro, appaiono tali anche perche' non c'e' ancora una sufficiente varieta' di idee per valutare le opzioni strategiche della nascente esoeconomia, in generale ed in questo settore. Tentiamo di suscitarla.

La base di fattibilita' ha i seguenti parametri ipotetici iniziali. Tra venti anni sara' possibile, con una spesa attorno ai 36 milioni di lire (circa 20mila dollari) attuali - quindi da attualizzare in prospettiva - passare una settimana in un albergo spaziale. Tutto compreso, tra cui il viaggio. Certamente colpisce che gli analisti abbiano preso come valore di riferimento una cifra molto bassa in relazione agli attuali costi per kilo lanciato nello spazio. Non e' chiaro, infatti, se tale prezzo sia una previsione realistica o la definizione di un requisito. Infatti, se vera, renderebbe l'esotour alla portata della fascia alta della classe media, quindi (pre)fattibile su questo - cruciale - piano. La prospettiva e' troppo bella per smontarla e assumiamo che sia possibile. Anche perche' la futura generazione di navette, che succedera' entro pochi anni all'ormai vecchio Shuttle, sara' molto piu efficiente. Su questa base tecnologica non sara' impossibile costruire, poi, astronavi commerciali - con funzione mista merci e passeggeri - a costo ridotto per unita' di peso trasportato e, soprattutto, sicure. Venti anni appaiono un orizzonte corretto di scenarizzazione. Considerando che la messa in opera (gia' in corso) della nuova Stazione spaziale internazionale sara' un'infrastruttura pilota che accelerera' sviluppi e traffici da e verso il cosmo. Ma, per essere pronti tra un ventennio, bisogna fare gia' ora delle scelte strategiche di fondo. Tutta l'alta tecnologia ha tempi lunghi di ricerca e sviluppo. E il punto critico appare l'alternativa tra mettere l'hotel spaziale in orbita terrestre o sulla Luna. Lasciamo da parte le difficolta' tecnologiche, assumendo che siano superabili. Il punto e' squisitamente commerciale. Cosa fa una coppia per una settimana intera nello spazio extraterrestre? L'amore in assenza di gravita' crea qualche problema tecnico. Il fatto, poi, di essere i primi a frequentare una novita' e' uno stimolatore di domanda debole e di incerto ritorno in caso di investimenti massicci. Gia' il quarantunesimo si chiedera' cosa ci fa in quella scatola stretta. Il rischio e' che il business, anche se parte scoppiettante, floppi per erosione dell'attrattivita' nel medio periodo. Ma e' molto superiore, per tale aspetto, nel caso si opti per l'hotel orbitante. Molto minore se lo si mette sulla Luna. Questa, infatti, permette di creare mille nuove attrattive ad un costo minore che nello spazio perche' ancorabili ad una superficie solida. Inoltre l'acqua - bel problema portarne e averne tanta lassu' - sarebbe estraibile da risorse residenti, se confermati i giacimenti di idrogeno ed ossigeno imprigionati in ghiacci e rocce. Soprattutto si potrebbe creare un esclusivo, unico, parco di divertimenti. Il business e' capire che la gravita' lunare (1/6 di quella terrestre) e' sufficientemente bassa per creare nuovi effetti strepitosi, ma sufficientemente alta per praticarli in modi non troppo distanti dalle abitudini terricole. Il punto attrattivo critico, quindi, non e' l'hotel come forma passiva di visita, ma il (vero e proprio) Luna Park. Che giustificherebbe concretamente la domanda per tanti hotel lunari, stracolmi. E' aperto un concorso di idee. Per parteciparvi sara' anche utile rileggere la biografia di P.T. Barnum, inventore - nel 1800 - del grande circo nonche' eroe del capitalismo visionario. Per circenses ad astra.

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La base di fattibilita' ha i seguenti parametri ipotetici iniziali. Tra venti anni sara' possibile, con una spesa attorno ai 36 milioni di lire (circa 20mila dollari) attuali - quindi da attualizzare in prospettiva - passare una settimana in un albergo spaziale. Tutto compreso, tra cui il viaggio. Certamente colpisce che gli analisti abbiano preso come valore di riferimento una cifra molto bassa in relazione agli attuali costi per kilo lanciato nello spazio. Non e' chiaro, infatti, se tale prezzo sia una previsione realistica o la definizione di un requisito. Infatti, se vera, renderebbe l'esotour alla portata della fascia alta della classe media, quindi (pre)fattibile su questo - cruciale - piano. La prospettiva e' troppo bella per smontarla e assumiamo che sia possibile. Anche perche' la futura generazione di navette, che succedera' entro pochi anni all'ormai vecchio Shuttle, sara' molto piu efficiente. Su questa base tecnologica non sara' impossibile costruire, poi, astronavi commerciali - con funzione mista merci e passeggeri - a costo ridotto per unita' di peso trasportato e, soprattutto, sicure. Venti anni appaiono un orizzonte corretto di scenarizzazione. Considerando che la messa in opera (gia' in corso) della nuova Stazione spaziale internazionale sara' un'infrastruttura pilota che accelerera' sviluppi e traffici da e verso il cosmo. Ma, per essere pronti tra un ventennio, bisogna fare gia' ora delle scelte strategiche di fondo. Tutta l'alta tecnologia ha tempi lunghi di ricerca e sviluppo. E il punto critico appare l'alternativa tra mettere l'hotel spaziale in orbita terrestre o sulla Luna. Lasciamo da parte le difficolta' tecnologiche, assumendo che siano superabili. Il punto e' squisitamente commerciale. Cosa fa una coppia per una settimana intera nello spazio extraterrestre? L'amore in assenza di gravita' crea qualche problema tecnico. Il fatto, poi, di essere i primi a frequentare una novita' e' uno stimolatore di domanda debole e di incerto ritorno in caso di investimenti massicci. Gia' il quarantunesimo si chiedera' cosa ci fa in quella scatola stretta. Il rischio e' che il business, anche se parte scoppiettante, floppi per erosione dell'attrattivita' nel medio periodo. Ma e' molto superiore, per tale aspetto, nel caso si opti per l'hotel orbitante. Molto minore se lo si mette sulla Luna. Questa, infatti, permette di creare mille nuove attrattive ad un costo minore che nello spazio perche' ancorabili ad una superficie solida. Inoltre l'acqua - bel problema portarne e averne tanta lassu' - sarebbe estraibile da risorse residenti, se confermati i giacimenti di idrogeno ed ossigeno imprigionati in ghiacci e rocce. Soprattutto si potrebbe creare un esclusivo, unico, parco di divertimenti. Il business e' capire che la gravita' lunare (1/6 di quella terrestre) e' sufficientemente bassa per creare nuovi effetti strepitosi, ma sufficientemente alta per praticarli in modi non troppo distanti dalle abitudini terricole. Il punto attrattivo critico, quindi, non e' l'hotel come forma passiva di visita, ma il (vero e proprio) Luna Park. Che giustificherebbe concretamente la domanda per tanti hotel lunari, stracolmi. E' aperto un concorso di idee. Per parteciparvi sara' anche utile rileggere la biografia di P.T. Barnum, inventore - nel 1800 - del grande circo nonche' eroe del capitalismo visionario. Per circenses ad astra.

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La base di fattibilita' ha i seguenti parametri ipotetici iniziali. Tra venti anni sara' possibile, con una spesa attorno ai 36 milioni di lire (circa 20mila dollari) attuali - quindi da attualizzare in prospettiva - passare una settimana in un albergo spaziale. Tutto compreso, tra cui il viaggio. Certamente colpisce che gli analisti abbiano preso come valore di riferimento una cifra molto bassa in relazione agli attuali costi per kilo lanciato nello spazio. Non e' chiaro, infatti, se tale prezzo sia una previsione realistica o la definizione di un requisito. Infatti, se vera, renderebbe l'esotour alla portata della fascia alta della classe media, quindi (pre)fattibile su questo - cruciale - piano. La prospettiva e' troppo bella per smontarla e assumiamo che sia possibile. Anche perche' la futura generazione di navette, che succedera' entro pochi anni all'ormai vecchio Shuttle, sara' molto piu efficiente. Su questa base tecnologica non sara' impossibile costruire, poi, astronavi commerciali - con funzione mista merci e passeggeri - a costo ridotto per unita' di peso trasportato e, soprattutto, sicure. Venti anni appaiono un orizzonte corretto di scenarizzazione. Considerando che la messa in opera (gia' in corso) della nuova Stazione spaziale internazionale sara' un'infrastruttura pilota che accelerera' sviluppi e traffici da e verso il cosmo. Ma, per essere pronti tra un ventennio, bisogna fare gia' ora delle scelte strategiche di fondo. Tutta l'alta tecnologia ha tempi lunghi di ricerca e sviluppo. E il punto critico appare l'alternativa tra mettere l'hotel spaziale in orbita terrestre o sulla Luna. Lasciamo da parte le difficolta' tecnologiche, assumendo che siano superabili. Il punto e' squisitamente commerciale. Cosa fa una coppia per una settimana intera nello spazio extraterrestre? L'amore in assenza di gravita' crea qualche problema tecnico. Il fatto, poi, di essere i primi a frequentare una novita' e' uno stimolatore di domanda debole e di incerto ritorno in caso di investimenti massicci. Gia' il quarantunesimo si chiedera' cosa ci fa in quella scatola stretta. Il rischio e' che il business, anche se parte scoppiettante, floppi per erosione dell'attrattivita' nel medio periodo. Ma e' molto superiore, per tale aspetto, nel caso si opti per l'hotel orbitante. Molto minore se lo si mette sulla Luna. Questa, infatti, permette di creare mille nuove attrattive ad un costo minore che nello spazio perche' ancorabili ad una superficie solida. Inoltre l'acqua - bel problema portarne e averne tanta lassu' - sarebbe estraibile da risorse residenti, se confermati i giacimenti di idrogeno ed ossigeno imprigionati in ghiacci e rocce. Soprattutto si potrebbe creare un esclusivo, unico, parco di divertimenti. Il business e' capire che la gravita' lunare (1/6 di quella terrestre) e' sufficientemente bassa per creare nuovi effetti strepitosi, ma sufficientemente alta per praticarli in modi non troppo distanti dalle abitudini terricole. Il punto attrattivo critico, quindi, non e' l'hotel come forma passiva di visita, ma il (vero e proprio) Luna Park. Che giustificherebbe concretamente la domanda per tanti hotel lunari, stracolmi. E' aperto un concorso di idee. Per parteciparvi sara' anche utile rileggere la biografia di P.T. Barnum, inventore - nel 1800 - del grande circo nonche' eroe del capitalismo visionario. Per circenses ad astra.

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Il Foglio

1999-9-25

25/9/1999

Sulla Luna non solo alberghi, ma finalmente un Luna Park che non ne usurpi il nome.

Esoturismo. La catena alberghiera Hilton sta seriamente pensando di fare uno studio di fattibilita' per costruire il primo Hotel nello spazio extraterrestre. Non e' ancora un impegno preciso. E, con rimarchevole candore, i responsabili dell'azienda ammettono che al momento prevale l'idea di farsi pubblicita' piu' che realizzare sul serio uno studio di orizzonte cosi' remoto ed incerto. Tuttavia, proprio nel fatto che si sia menzionato il vantaggio di immagine si puo' rilevare che i manager stiano tentando di giustificare la spesa di investimento per uno studio altrimenti immotivabile agli occhi degli azionisti. Quindi e' probabile che il progetto cominci. Ed e' un'ottima notizia per il difficile lancio dei primi pilastri di un'economia dello spazio extraterrestre, oggetto futurizzante spesso coltivato in questa rubrica. Al punto che faccio volentieri pubblicita' all'azienda affinche' persegua lo studio di fattibilita'. Maliziosamente, spero con questo di stimolare altri gruppi a mettersi in concorrenza sullo stesso piano. Da un lato, i problemi da risolvere per rendere credibili le prospettive dell'esoturismo sono giganteschi. Dall'altro, appaiono tali anche perche' non c'e' ancora una sufficiente varieta' di idee per valutare le opzioni strategiche della nascente esoeconomia, in generale ed in questo settore. Tentiamo di suscitarla.

La base di fattibilita' ha i seguenti parametri ipotetici iniziali. Tra venti anni sara' possibile, con una spesa attorno ai 36 milioni di lire (circa 20mila dollari) attuali - quindi da attualizzare in prospettiva - passare una settimana in un albergo spaziale. Tutto compreso, tra cui il viaggio. Certamente colpisce che gli analisti abbiano preso come valore di riferimento una cifra molto bassa in relazione agli attuali costi per kilo lanciato nello spazio. Non e' chiaro, infatti, se tale prezzo sia una previsione realistica o la definizione di un requisito. Infatti, se vera, renderebbe l'esotour alla portata della fascia alta della classe media, quindi (pre)fattibile su questo - cruciale - piano. La prospettiva e' troppo bella per smontarla e assumiamo che sia possibile. Anche perche' la futura generazione di navette, che succedera' entro pochi anni all'ormai vecchio Shuttle, sara' molto piu efficiente. Su questa base tecnologica non sara' impossibile costruire, poi, astronavi commerciali - con funzione mista merci e passeggeri - a costo ridotto per unita' di peso trasportato e, soprattutto, sicure. Venti anni appaiono un orizzonte corretto di scenarizzazione. Considerando che la messa in opera (gia' in corso) della nuova Stazione spaziale internazionale sara' un'infrastruttura pilota che accelerera' sviluppi e traffici da e verso il cosmo. Ma, per essere pronti tra un ventennio, bisogna fare gia' ora delle scelte strategiche di fondo. Tutta l'alta tecnologia ha tempi lunghi di ricerca e sviluppo. E il punto critico appare l'alternativa tra mettere l'hotel spaziale in orbita terrestre o sulla Luna. Lasciamo da parte le difficolta' tecnologiche, assumendo che siano superabili. Il punto e' squisitamente commerciale. Cosa fa una coppia per una settimana intera nello spazio extraterrestre? L'amore in assenza di gravita' crea qualche problema tecnico. Il fatto, poi, di essere i primi a frequentare una novita' e' uno stimolatore di domanda debole e di incerto ritorno in caso di investimenti massicci. Gia' il quarantunesimo si chiedera' cosa ci fa in quella scatola stretta. Il rischio e' che il business, anche se parte scoppiettante, floppi per erosione dell'attrattivita' nel medio periodo. Ma e' molto superiore, per tale aspetto, nel caso si opti per l'hotel orbitante. Molto minore se lo si mette sulla Luna. Questa, infatti, permette di creare mille nuove attrattive ad un costo minore che nello spazio perche' ancorabili ad una superficie solida. Inoltre l'acqua - bel problema portarne e averne tanta lassu' - sarebbe estraibile da risorse residenti, se confermati i giacimenti di idrogeno ed ossigeno imprigionati in ghiacci e rocce. Soprattutto si potrebbe creare un esclusivo, unico, parco di divertimenti. Il business e' capire che la gravita' lunare (1/6 di quella terrestre) e' sufficientemente bassa per creare nuovi effetti strepitosi, ma sufficientemente alta per praticarli in modi non troppo distanti dalle abitudini terricole. Il punto attrattivo critico, quindi, non e' l'hotel come forma passiva di visita, ma il (vero e proprio) Luna Park. Che giustificherebbe concretamente la domanda per tanti hotel lunari, stracolmi. E' aperto un concorso di idee. Per parteciparvi sara' anche utile rileggere la biografia di P.T. Barnum, inventore - nel 1800 - del grande circo nonche' eroe del capitalismo visionario. Per circenses ad astra.

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