Non è facile capire cosa sia l'Unione Europea. Da una parte non è certamente un'"unione politica" come pretende il suo nome formale. Mancano, infatti, costituzione e poteri legislativo ed esecutivo di carattere sovranazionale. Nel concreto, poi, non c'é alcun coordinamento rilevante tra europei in materia di politica di difesa ed estera nonché di affari interni (accordo di Schengen, e contorni, a parte). Ma se non è un'unione, allora cos'é? Un'alleanza, forse? No, é qualcosa di più. La Commissione di Bruxelles esercita poteri regolativi sovranazionali reali. I trattati e le decisioni comuni dei governi tolgono pezzi sostanziali di sovranità alle nazioni. In sintesi, l'Europa appare essere molto meno di un'unione, ma anche molto più di un'alleanza.

Non é neanche facile capire come si possa realizzare una moneta unica europea senza che vi sia un governo altrettanto europeo e, in particolare, senza la realizzazione delle istituzioni principali del mercato unico. La creazione di regole per la concorrenza fiscale tra paesi è in grande ritardo, la diversità delle situazioni economiche é più elevata della varietà che una politica monetaria unica può gestire senza generare problemi drammatici. Eppure la moneta unica viene fatta ed i governi non sembrano nutrire particolari preoccupazioni.

L'Europa appare un oggetto misterioso, instabile e, per questo, pericoloso. Agli occhi di chi? Di coloro che sono abituati a costruire le case dalle fondamenta verso il tetto e a pensare che, prima, bisogna poggiare i binari e, poi, farvi correre sopra il treno. E questi, con analisi normale e formale, vedono un'Europa costruita dal tetto e come un treno senza binari. E la valutano del tutto instabile per questo. Tuttavia, pur comprendendo questo punto, non possiamo assumere come ipotesi realistica che i governi europei siano del tutto impazziti (da almeno un decennio, tra l'altro) e che salgano su un treno senza binari o che pensino di fare un tetto senza muri. Evidentemente esistono dei binari e muri di fatto che sfuggono all'analisi normale e formale. Cerchiamoli.

Da una parte é vero che l'Europa non ha istituzioni politiche unitarie che possano dirsi tali. D'altra parte esiste una tradizione cumulata di circa quaranta anni di relazioni intraeuropee sempre più strette. Ecco il binario nascosto. Da decenni gli europei sono abituati a consultarsi, trovare in qualche modo un accordo sulle cose da fare, a posporre le decisioni più ostiche per poi prenderle quando é maturato un compromesso. E' l'unico caso al mondo di un insieme di nazioni che può litigare, ma senza rompere la struttura di relazioni. Perché? C'é sotto un motore politico che obbliga comunque ad arrivare ad un accordo. E perché tale obbligo? Non certo per amore, ma per la convinzione che chi non lo rispetta é fuori dal club e paga un prezzo che non può permettersi, anche la Germania. E quest'ultima notazione dice tutto: é la "costituzione di fatto", parte politica, degli europei. E funziona anche in materia tecnica delicatissima, quale quella monetaria. A ben vedere, infatti, la moneta unica emerge dopo anni di esperienza comune, con alti e bassi, nella gestione di un sistema monetario europeo a cambi regolati e convergenti. Questo vuol dire che l'impatto della moneta unica sarà molto minore di quanto pensato in quanto non sarà una grande novità. In qualche modo, c'era già da tempo.

In sintesi, un'analisi non-normale e non-formale mette subito in luce che c'é molta più "Europa" di quanto sembri. E' un'unione di fatto, basata su una consuetudine pluridecennale di costruzione comune attraverso regole negoziali non scritte. Che poi hanno certamente conseguenze scritte. Ma queste si traducono in trattati che impegnano le nazioni rendendole convergenti di fatto, anche se non integrate di forma E tale metodo di decisione informale tra governi e di ricorso al trattato evita la necessità di avere una vera e propria costituzionalizzazione europea. Ma funziona come se ci fosse, anche se in modo sub-ottimale, suscettibile di critiche formidabili sul piano del "gap democratico" e sulla coerenza istituzionale della politica europea. Per altro, in un'ambiente dove le nazioni non vogliono rinunciare alla loro sovranità, é giocoforza pilotarle verso un'integrazione sovranazionale con metodi indiretti. Ed ecco spiegato perché il binario c'é, ma non si vede.

Ovviamente, a ridosso del lancio della moneta unica, il sistema sovranazionale "di fatto" ha dovuto emergere con più chiarezza per dotarsi di un pilastro formale dotato della certezza assoluta che é necessaria in materia. Ma, poiché la struttura europea era già solida sul piano informale, sono bastati solo due formalizzazioni semplicissime: (a) vincoli sovranazionali precisi alle politiche nazionali di bilancio; (b) un'unione monetaria che non ammette uscite dopo la sua fondazione.

Possiamo avere tutte le perplessità possibili sul futuro dell'Europa. E chi scrive ne ha parecchie. Soprattutto un'Europa basata su un fondamento "negativo" (per costrizioni) e molto informale lascia troppo spazio imperiale alle nazioni più forti. E temo le conseguenze una geoeconomia fatta in questo modo. Ma dobbiamo riconoscere che una delle critiche più forti, soprattutto espressa dall'ambiente anglofono, cioé quella di fare in volata e ad alto rischio un 'Europa che non esiste, é sbagliata. Di Europa ce ne é abbastanza. Perfino troppa.

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Non é neanche facile capire come si possa realizzare una moneta unica europea senza che vi sia un governo altrettanto europeo e, in particolare, senza la realizzazione delle istituzioni principali del mercato unico. La creazione di regole per la concorrenza fiscale tra paesi è in grande ritardo, la diversità delle situazioni economiche é più elevata della varietà che una politica monetaria unica può gestire senza generare problemi drammatici. Eppure la moneta unica viene fatta ed i governi non sembrano nutrire particolari preoccupazioni.

L'Europa appare un oggetto misterioso, instabile e, per questo, pericoloso. Agli occhi di chi? Di coloro che sono abituati a costruire le case dalle fondamenta verso il tetto e a pensare che, prima, bisogna poggiare i binari e, poi, farvi correre sopra il treno. E questi, con analisi normale e formale, vedono un'Europa costruita dal tetto e come un treno senza binari. E la valutano del tutto instabile per questo. Tuttavia, pur comprendendo questo punto, non possiamo assumere come ipotesi realistica che i governi europei siano del tutto impazziti (da almeno un decennio, tra l'altro) e che salgano su un treno senza binari o che pensino di fare un tetto senza muri. Evidentemente esistono dei binari e muri di fatto che sfuggono all'analisi normale e formale. Cerchiamoli.

Da una parte é vero che l'Europa non ha istituzioni politiche unitarie che possano dirsi tali. D'altra parte esiste una tradizione cumulata di circa quaranta anni di relazioni intraeuropee sempre più strette. Ecco il binario nascosto. Da decenni gli europei sono abituati a consultarsi, trovare in qualche modo un accordo sulle cose da fare, a posporre le decisioni più ostiche per poi prenderle quando é maturato un compromesso. E' l'unico caso al mondo di un insieme di nazioni che può litigare, ma senza rompere la struttura di relazioni. Perché? C'é sotto un motore politico che obbliga comunque ad arrivare ad un accordo. E perché tale obbligo? Non certo per amore, ma per la convinzione che chi non lo rispetta é fuori dal club e paga un prezzo che non può permettersi, anche la Germania. E quest'ultima notazione dice tutto: é la "costituzione di fatto", parte politica, degli europei. E funziona anche in materia tecnica delicatissima, quale quella monetaria. A ben vedere, infatti, la moneta unica emerge dopo anni di esperienza comune, con alti e bassi, nella gestione di un sistema monetario europeo a cambi regolati e convergenti. Questo vuol dire che l'impatto della moneta unica sarà molto minore di quanto pensato in quanto non sarà una grande novità. In qualche modo, c'era già da tempo.

In sintesi, un'analisi non-normale e non-formale mette subito in luce che c'é molta più "Europa" di quanto sembri. E' un'unione di fatto, basata su una consuetudine pluridecennale di costruzione comune attraverso regole negoziali non scritte. Che poi hanno certamente conseguenze scritte. Ma queste si traducono in trattati che impegnano le nazioni rendendole convergenti di fatto, anche se non integrate di forma E tale metodo di decisione informale tra governi e di ricorso al trattato evita la necessità di avere una vera e propria costituzionalizzazione europea. Ma funziona come se ci fosse, anche se in modo sub-ottimale, suscettibile di critiche formidabili sul piano del "gap democratico" e sulla coerenza istituzionale della politica europea. Per altro, in un'ambiente dove le nazioni non vogliono rinunciare alla loro sovranità, é giocoforza pilotarle verso un'integrazione sovranazionale con metodi indiretti. Ed ecco spiegato perché il binario c'é, ma non si vede.

Ovviamente, a ridosso del lancio della moneta unica, il sistema sovranazionale "di fatto" ha dovuto emergere con più chiarezza per dotarsi di un pilastro formale dotato della certezza assoluta che é necessaria in materia. Ma, poiché la struttura europea era già solida sul piano informale, sono bastati solo due formalizzazioni semplicissime: (a) vincoli sovranazionali precisi alle politiche nazionali di bilancio; (b) un'unione monetaria che non ammette uscite dopo la sua fondazione.

Possiamo avere tutte le perplessità possibili sul futuro dell'Europa. E chi scrive ne ha parecchie. Soprattutto un'Europa basata su un fondamento "negativo" (per costrizioni) e molto informale lascia troppo spazio imperiale alle nazioni più forti. E temo le conseguenze una geoeconomia fatta in questo modo. Ma dobbiamo riconoscere che una delle critiche più forti, soprattutto espressa dall'ambiente anglofono, cioé quella di fare in volata e ad alto rischio un 'Europa che non esiste, é sbagliata. Di Europa ce ne é abbastanza. Perfino troppa.

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Non é neanche facile capire come si possa realizzare una moneta unica europea senza che vi sia un governo altrettanto europeo e, in particolare, senza la realizzazione delle istituzioni principali del mercato unico. La creazione di regole per la concorrenza fiscale tra paesi è in grande ritardo, la diversità delle situazioni economiche é più elevata della varietà che una politica monetaria unica può gestire senza generare problemi drammatici. Eppure la moneta unica viene fatta ed i governi non sembrano nutrire particolari preoccupazioni.

L'Europa appare un oggetto misterioso, instabile e, per questo, pericoloso. Agli occhi di chi? Di coloro che sono abituati a costruire le case dalle fondamenta verso il tetto e a pensare che, prima, bisogna poggiare i binari e, poi, farvi correre sopra il treno. E questi, con analisi normale e formale, vedono un'Europa costruita dal tetto e come un treno senza binari. E la valutano del tutto instabile per questo. Tuttavia, pur comprendendo questo punto, non possiamo assumere come ipotesi realistica che i governi europei siano del tutto impazziti (da almeno un decennio, tra l'altro) e che salgano su un treno senza binari o che pensino di fare un tetto senza muri. Evidentemente esistono dei binari e muri di fatto che sfuggono all'analisi normale e formale. Cerchiamoli.

Da una parte é vero che l'Europa non ha istituzioni politiche unitarie che possano dirsi tali. D'altra parte esiste una tradizione cumulata di circa quaranta anni di relazioni intraeuropee sempre più strette. Ecco il binario nascosto. Da decenni gli europei sono abituati a consultarsi, trovare in qualche modo un accordo sulle cose da fare, a posporre le decisioni più ostiche per poi prenderle quando é maturato un compromesso. E' l'unico caso al mondo di un insieme di nazioni che può litigare, ma senza rompere la struttura di relazioni. Perché? C'é sotto un motore politico che obbliga comunque ad arrivare ad un accordo. E perché tale obbligo? Non certo per amore, ma per la convinzione che chi non lo rispetta é fuori dal club e paga un prezzo che non può permettersi, anche la Germania. E quest'ultima notazione dice tutto: é la "costituzione di fatto", parte politica, degli europei. E funziona anche in materia tecnica delicatissima, quale quella monetaria. A ben vedere, infatti, la moneta unica emerge dopo anni di esperienza comune, con alti e bassi, nella gestione di un sistema monetario europeo a cambi regolati e convergenti. Questo vuol dire che l'impatto della moneta unica sarà molto minore di quanto pensato in quanto non sarà una grande novità. In qualche modo, c'era già da tempo.

In sintesi, un'analisi non-normale e non-formale mette subito in luce che c'é molta più "Europa" di quanto sembri. E' un'unione di fatto, basata su una consuetudine pluridecennale di costruzione comune attraverso regole negoziali non scritte. Che poi hanno certamente conseguenze scritte. Ma queste si traducono in trattati che impegnano le nazioni rendendole convergenti di fatto, anche se non integrate di forma E tale metodo di decisione informale tra governi e di ricorso al trattato evita la necessità di avere una vera e propria costituzionalizzazione europea. Ma funziona come se ci fosse, anche se in modo sub-ottimale, suscettibile di critiche formidabili sul piano del "gap democratico" e sulla coerenza istituzionale della politica europea. Per altro, in un'ambiente dove le nazioni non vogliono rinunciare alla loro sovranità, é giocoforza pilotarle verso un'integrazione sovranazionale con metodi indiretti. Ed ecco spiegato perché il binario c'é, ma non si vede.

Ovviamente, a ridosso del lancio della moneta unica, il sistema sovranazionale "di fatto" ha dovuto emergere con più chiarezza per dotarsi di un pilastro formale dotato della certezza assoluta che é necessaria in materia. Ma, poiché la struttura europea era già solida sul piano informale, sono bastati solo due formalizzazioni semplicissime: (a) vincoli sovranazionali precisi alle politiche nazionali di bilancio; (b) un'unione monetaria che non ammette uscite dopo la sua fondazione.

Possiamo avere tutte le perplessità possibili sul futuro dell'Europa. E chi scrive ne ha parecchie. Soprattutto un'Europa basata su un fondamento "negativo" (per costrizioni) e molto informale lascia troppo spazio imperiale alle nazioni più forti. E temo le conseguenze una geoeconomia fatta in questo modo. Ma dobbiamo riconoscere che una delle critiche più forti, soprattutto espressa dall'ambiente anglofono, cioé quella di fare in volata e ad alto rischio un 'Europa che non esiste, é sbagliata. Di Europa ce ne é abbastanza. Perfino troppa.

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1998-4-29

29/4/1998

C'è più Europa di quanto si pensi

Non è facile capire cosa sia l'Unione Europea. Da una parte non è certamente un'"unione politica" come pretende il suo nome formale. Mancano, infatti, costituzione e poteri legislativo ed esecutivo di carattere sovranazionale. Nel concreto, poi, non c'é alcun coordinamento rilevante tra europei in materia di politica di difesa ed estera nonché di affari interni (accordo di Schengen, e contorni, a parte). Ma se non è un'unione, allora cos'é? Un'alleanza, forse? No, é qualcosa di più. La Commissione di Bruxelles esercita poteri regolativi sovranazionali reali. I trattati e le decisioni comuni dei governi tolgono pezzi sostanziali di sovranità alle nazioni. In sintesi, l'Europa appare essere molto meno di un'unione, ma anche molto più di un'alleanza.

Non é neanche facile capire come si possa realizzare una moneta unica europea senza che vi sia un governo altrettanto europeo e, in particolare, senza la realizzazione delle istituzioni principali del mercato unico. La creazione di regole per la concorrenza fiscale tra paesi è in grande ritardo, la diversità delle situazioni economiche é più elevata della varietà che una politica monetaria unica può gestire senza generare problemi drammatici. Eppure la moneta unica viene fatta ed i governi non sembrano nutrire particolari preoccupazioni.

L'Europa appare un oggetto misterioso, instabile e, per questo, pericoloso. Agli occhi di chi? Di coloro che sono abituati a costruire le case dalle fondamenta verso il tetto e a pensare che, prima, bisogna poggiare i binari e, poi, farvi correre sopra il treno. E questi, con analisi normale e formale, vedono un'Europa costruita dal tetto e come un treno senza binari. E la valutano del tutto instabile per questo. Tuttavia, pur comprendendo questo punto, non possiamo assumere come ipotesi realistica che i governi europei siano del tutto impazziti (da almeno un decennio, tra l'altro) e che salgano su un treno senza binari o che pensino di fare un tetto senza muri. Evidentemente esistono dei binari e muri di fatto che sfuggono all'analisi normale e formale. Cerchiamoli.

Da una parte é vero che l'Europa non ha istituzioni politiche unitarie che possano dirsi tali. D'altra parte esiste una tradizione cumulata di circa quaranta anni di relazioni intraeuropee sempre più strette. Ecco il binario nascosto. Da decenni gli europei sono abituati a consultarsi, trovare in qualche modo un accordo sulle cose da fare, a posporre le decisioni più ostiche per poi prenderle quando é maturato un compromesso. E' l'unico caso al mondo di un insieme di nazioni che può litigare, ma senza rompere la struttura di relazioni. Perché? C'é sotto un motore politico che obbliga comunque ad arrivare ad un accordo. E perché tale obbligo? Non certo per amore, ma per la convinzione che chi non lo rispetta é fuori dal club e paga un prezzo che non può permettersi, anche la Germania. E quest'ultima notazione dice tutto: é la "costituzione di fatto", parte politica, degli europei. E funziona anche in materia tecnica delicatissima, quale quella monetaria. A ben vedere, infatti, la moneta unica emerge dopo anni di esperienza comune, con alti e bassi, nella gestione di un sistema monetario europeo a cambi regolati e convergenti. Questo vuol dire che l'impatto della moneta unica sarà molto minore di quanto pensato in quanto non sarà una grande novità. In qualche modo, c'era già da tempo.

In sintesi, un'analisi non-normale e non-formale mette subito in luce che c'é molta più "Europa" di quanto sembri. E' un'unione di fatto, basata su una consuetudine pluridecennale di costruzione comune attraverso regole negoziali non scritte. Che poi hanno certamente conseguenze scritte. Ma queste si traducono in trattati che impegnano le nazioni rendendole convergenti di fatto, anche se non integrate di forma E tale metodo di decisione informale tra governi e di ricorso al trattato evita la necessità di avere una vera e propria costituzionalizzazione europea. Ma funziona come se ci fosse, anche se in modo sub-ottimale, suscettibile di critiche formidabili sul piano del "gap democratico" e sulla coerenza istituzionale della politica europea. Per altro, in un'ambiente dove le nazioni non vogliono rinunciare alla loro sovranità, é giocoforza pilotarle verso un'integrazione sovranazionale con metodi indiretti. Ed ecco spiegato perché il binario c'é, ma non si vede.

Ovviamente, a ridosso del lancio della moneta unica, il sistema sovranazionale "di fatto" ha dovuto emergere con più chiarezza per dotarsi di un pilastro formale dotato della certezza assoluta che é necessaria in materia. Ma, poiché la struttura europea era già solida sul piano informale, sono bastati solo due formalizzazioni semplicissime: (a) vincoli sovranazionali precisi alle politiche nazionali di bilancio; (b) un'unione monetaria che non ammette uscite dopo la sua fondazione.

Possiamo avere tutte le perplessità possibili sul futuro dell'Europa. E chi scrive ne ha parecchie. Soprattutto un'Europa basata su un fondamento "negativo" (per costrizioni) e molto informale lascia troppo spazio imperiale alle nazioni più forti. E temo le conseguenze una geoeconomia fatta in questo modo. Ma dobbiamo riconoscere che una delle critiche più forti, soprattutto espressa dall'ambiente anglofono, cioé quella di fare in volata e ad alto rischio un 'Europa che non esiste, é sbagliata. Di Europa ce ne é abbastanza. Perfino troppa.

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