Un piccolo evento, quasi nascosto nelle cronache, ma molto indicativo. Qualche giorno fa la Commissione Europea ha raccomandato ai governi dell' Euro-11 di portare i tetti di deficit del bilancio statale annuo verso l'1,5%. E la raccomandazione era sacrosanta sia per un motivo specifico che generale. Il primo - mia opinione- riguarda il fatto che tutti i paesi principali aderenti all'euro hanno truccato i bilanci in diversi modi. Il 3% ottenuto sulla carta é in realtà un 4% di sfondamento medio, con picchi probabili del 4,5% per l'Italia. Portare il limite verso l'1,5% nominale significa ottenere il rispetto reale dell'originario 3% e così rimettere a posto i criteri su cui si era chiuso un occhio per favorire la partenza dell'euro nel 1998 nonostante i problemi di bilancio dei singoli paesi. La ragione generale é ancora più convincente. Il regime di moneta unica senza integrazione politica tra le nazioni rende necessario, per la stabilità complessiva, che queste assicurino il pareggio di bilancio il prima possibile. E' una condizione che riduce l'affanno regolatore della Banca centrale europea. Ma le nazioni dell'euro-11 hanno mandato a quel paese gli eurotecnocrati respingendo le loro raccomandazioni. Quali indicazioni possiamo trarre da questo evento?

La prima, e più nota agli osservatori, riguarda il crescente conflitto tra eurotecnocrati che fanno prevalere gli interessi paneuropei della stabilità ed i governi nazionali che la vogliono addomesticare alle loro esigenze. Finora ha funzionato un compromesso. Regole nominali di stabilità paeuropea, ma possibilità di truccare i conti. Era necessario nel periodo pre-euro, per averlo. Ora che c'é gli eurotecnocrati richiamano le nazioni all'ordine. Ma queste non vogliono rispettarlo. Andare sul serio verso il pareggio di bilancio significherebbe, per esempio, dover fare la riforma delle pensioni in Francia, Germania ed Italia. Figurarsi se i politici di sinistra di questi paesi, la Germania sotto elezioni, si mettono in una rogna del genere perché il tecnocrate gli dice che sarebbe bello per la stabilità. Appunto, qui c'é tensione crescente e nota.

Ma é il come i governi l'hanno risolta e vinta che é fatto meno noto. Di fatto la potentissima - perché custode e guardiano delegato dei vincoli sovranazionali comuni- Commissione europea é stata annullata, segnale anche per il futuro. D'ora in poi il governo di Euroland si baserà sempre più su accordi di "complicità" tra governi nazionali e sempre meno sul rispetto di regole comuni elaborate con il criterio dell'utilità paneuropea. ovviamente le regole ci saranno, ma i governi dovranno poterle violare quando servirà loro farlo. E, qui il punto, la Commissione non potrà operare come contraltare paneuropeo o stimolatore dei governi nazionali - come ha fatto finora- ma solo come strumento secondario del loro sistema di accordi. Ritorno alla normalità. E' cosa bella o brutta?

La parte bella é che i governi dell'E-11 hanno dimostrato di saper fare accordi di "complicità" tra di loro fregandosene degli eurostandard tecnici. Di fatto finisce il "vincolo esterno", di cui la Commissione era guardiana, e viene rimpiazzato da un più flessibile vincolo autonegoziato entro il gruppo informale di governi. A me serve questo, anche a te, io ti do una cosa, tu me ne dai un'altra. Un assetto mafioso - scusate il termine, ma da l'idea- é la miglior garanzia di efficienza di un sistema di governo "di fatto" come é quello dell'E-11. Con tale metodo, infatti, aumenta la probabilità che i governi si mettano d'accordo. La parte brutta, tuttavia, é proprio questa in quanto l'efficienza coesiva del metodo di negoziazione informale degli interessi non garantisce per nulla l'efficacia dell'azione complessiva. Anzi.

Per esempio, i ministri delle finanze delle singole nazioni hanno tutto l'interesse a non ostacolarsi l'uno con l'altro per ottenere il gettito fiscale che serve a ciascuno. Questo vuol dire, nelle contingenze della prevalenza europea delle "sinistre di tutela", che molto difficilmente l'E-11 sarà una fonte di riduzione delle tasse. Una Commissione Europea forte, operante con il criterio di interesse paneuropeo, invece, potrebbe in prospettiva vincolare le politiche fiscali a tenere in conto la concorrenza con altri luoghi del mondo e, quindi, imporre un vincolo esterno sulle singole nazioni per ridurre i carichi fiscali e le assurdità protezioniste. Per esempio, se la Commissione avesse peso vincolante sui governi, il commissario Padraig Flynn, giustamente ostile alle 35 ore definite per legge, potrebbe chiedere la revisione delle leggi in materia approvate sia in Francia che in Italia. In generale, sarebbe più probabile l'accelerazione costitutiva di un vero mercato unico nonché un serio controllo paneuropeo delle regole di concorrenza. Ma già si vede che non sarà così. I governi sono ciascuno interessati a proteggere qualche sistema interno e si stanno mettendo d'accordo di non farsi la guerra su questo punto. E tanti saluti all'equa concorrenza e tendenza liberalizzatrice giustamente difesa dalla Commissione.

In sintesi, i governi nazionali si sono ripresi, inaugurando contro la Commissione il sistema degli accordi di complicità, una parte di quella sovranità che avevano delegato ad un sistema di regolazione sovranazionale che li vincolava dall'esterno. Cosa vuol dire? Che il mercato unico avrà un sviluppo più lento, che la sua liberalizzazione sarà ostacolata, che la Banca centrale europea, non essendoci un domatore sovranazionale delle belve nazionali nell'eurocirco, dovrà regolare queste ultime dando loro meno cibo. Più tecnicamente, significa che una maggiore libertà delle nazioni nel truccare conti e mantenere protezionismi e sistemi pubblici irriformati implica politiche monetarie più restrittive da parte dell'eurobanca. Ed Euroland ha un disperato bisogno di politiche espansive.

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La prima, e più nota agli osservatori, riguarda il crescente conflitto tra eurotecnocrati che fanno prevalere gli interessi paneuropei della stabilità ed i governi nazionali che la vogliono addomesticare alle loro esigenze. Finora ha funzionato un compromesso. Regole nominali di stabilità paeuropea, ma possibilità di truccare i conti. Era necessario nel periodo pre-euro, per averlo. Ora che c'é gli eurotecnocrati richiamano le nazioni all'ordine. Ma queste non vogliono rispettarlo. Andare sul serio verso il pareggio di bilancio significherebbe, per esempio, dover fare la riforma delle pensioni in Francia, Germania ed Italia. Figurarsi se i politici di sinistra di questi paesi, la Germania sotto elezioni, si mettono in una rogna del genere perché il tecnocrate gli dice che sarebbe bello per la stabilità. Appunto, qui c'é tensione crescente e nota.

Ma é il come i governi l'hanno risolta e vinta che é fatto meno noto. Di fatto la potentissima - perché custode e guardiano delegato dei vincoli sovranazionali comuni- Commissione europea é stata annullata, segnale anche per il futuro. D'ora in poi il governo di Euroland si baserà sempre più su accordi di "complicità" tra governi nazionali e sempre meno sul rispetto di regole comuni elaborate con il criterio dell'utilità paneuropea. ovviamente le regole ci saranno, ma i governi dovranno poterle violare quando servirà loro farlo. E, qui il punto, la Commissione non potrà operare come contraltare paneuropeo o stimolatore dei governi nazionali - come ha fatto finora- ma solo come strumento secondario del loro sistema di accordi. Ritorno alla normalità. E' cosa bella o brutta?

La parte bella é che i governi dell'E-11 hanno dimostrato di saper fare accordi di "complicità" tra di loro fregandosene degli eurostandard tecnici. Di fatto finisce il "vincolo esterno", di cui la Commissione era guardiana, e viene rimpiazzato da un più flessibile vincolo autonegoziato entro il gruppo informale di governi. A me serve questo, anche a te, io ti do una cosa, tu me ne dai un'altra. Un assetto mafioso - scusate il termine, ma da l'idea- é la miglior garanzia di efficienza di un sistema di governo "di fatto" come é quello dell'E-11. Con tale metodo, infatti, aumenta la probabilità che i governi si mettano d'accordo. La parte brutta, tuttavia, é proprio questa in quanto l'efficienza coesiva del metodo di negoziazione informale degli interessi non garantisce per nulla l'efficacia dell'azione complessiva. Anzi.

Per esempio, i ministri delle finanze delle singole nazioni hanno tutto l'interesse a non ostacolarsi l'uno con l'altro per ottenere il gettito fiscale che serve a ciascuno. Questo vuol dire, nelle contingenze della prevalenza europea delle "sinistre di tutela", che molto difficilmente l'E-11 sarà una fonte di riduzione delle tasse. Una Commissione Europea forte, operante con il criterio di interesse paneuropeo, invece, potrebbe in prospettiva vincolare le politiche fiscali a tenere in conto la concorrenza con altri luoghi del mondo e, quindi, imporre un vincolo esterno sulle singole nazioni per ridurre i carichi fiscali e le assurdità protezioniste. Per esempio, se la Commissione avesse peso vincolante sui governi, il commissario Padraig Flynn, giustamente ostile alle 35 ore definite per legge, potrebbe chiedere la revisione delle leggi in materia approvate sia in Francia che in Italia. In generale, sarebbe più probabile l'accelerazione costitutiva di un vero mercato unico nonché un serio controllo paneuropeo delle regole di concorrenza. Ma già si vede che non sarà così. I governi sono ciascuno interessati a proteggere qualche sistema interno e si stanno mettendo d'accordo di non farsi la guerra su questo punto. E tanti saluti all'equa concorrenza e tendenza liberalizzatrice giustamente difesa dalla Commissione.

In sintesi, i governi nazionali si sono ripresi, inaugurando contro la Commissione il sistema degli accordi di complicità, una parte di quella sovranità che avevano delegato ad un sistema di regolazione sovranazionale che li vincolava dall'esterno. Cosa vuol dire? Che il mercato unico avrà un sviluppo più lento, che la sua liberalizzazione sarà ostacolata, che la Banca centrale europea, non essendoci un domatore sovranazionale delle belve nazionali nell'eurocirco, dovrà regolare queste ultime dando loro meno cibo. Più tecnicamente, significa che una maggiore libertà delle nazioni nel truccare conti e mantenere protezionismi e sistemi pubblici irriformati implica politiche monetarie più restrittive da parte dell'eurobanca. Ed Euroland ha un disperato bisogno di politiche espansive.

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La prima, e più nota agli osservatori, riguarda il crescente conflitto tra eurotecnocrati che fanno prevalere gli interessi paneuropei della stabilità ed i governi nazionali che la vogliono addomesticare alle loro esigenze. Finora ha funzionato un compromesso. Regole nominali di stabilità paeuropea, ma possibilità di truccare i conti. Era necessario nel periodo pre-euro, per averlo. Ora che c'é gli eurotecnocrati richiamano le nazioni all'ordine. Ma queste non vogliono rispettarlo. Andare sul serio verso il pareggio di bilancio significherebbe, per esempio, dover fare la riforma delle pensioni in Francia, Germania ed Italia. Figurarsi se i politici di sinistra di questi paesi, la Germania sotto elezioni, si mettono in una rogna del genere perché il tecnocrate gli dice che sarebbe bello per la stabilità. Appunto, qui c'é tensione crescente e nota.

Ma é il come i governi l'hanno risolta e vinta che é fatto meno noto. Di fatto la potentissima - perché custode e guardiano delegato dei vincoli sovranazionali comuni- Commissione europea é stata annullata, segnale anche per il futuro. D'ora in poi il governo di Euroland si baserà sempre più su accordi di "complicità" tra governi nazionali e sempre meno sul rispetto di regole comuni elaborate con il criterio dell'utilità paneuropea. ovviamente le regole ci saranno, ma i governi dovranno poterle violare quando servirà loro farlo. E, qui il punto, la Commissione non potrà operare come contraltare paneuropeo o stimolatore dei governi nazionali - come ha fatto finora- ma solo come strumento secondario del loro sistema di accordi. Ritorno alla normalità. E' cosa bella o brutta?

La parte bella é che i governi dell'E-11 hanno dimostrato di saper fare accordi di "complicità" tra di loro fregandosene degli eurostandard tecnici. Di fatto finisce il "vincolo esterno", di cui la Commissione era guardiana, e viene rimpiazzato da un più flessibile vincolo autonegoziato entro il gruppo informale di governi. A me serve questo, anche a te, io ti do una cosa, tu me ne dai un'altra. Un assetto mafioso - scusate il termine, ma da l'idea- é la miglior garanzia di efficienza di un sistema di governo "di fatto" come é quello dell'E-11. Con tale metodo, infatti, aumenta la probabilità che i governi si mettano d'accordo. La parte brutta, tuttavia, é proprio questa in quanto l'efficienza coesiva del metodo di negoziazione informale degli interessi non garantisce per nulla l'efficacia dell'azione complessiva. Anzi.

Per esempio, i ministri delle finanze delle singole nazioni hanno tutto l'interesse a non ostacolarsi l'uno con l'altro per ottenere il gettito fiscale che serve a ciascuno. Questo vuol dire, nelle contingenze della prevalenza europea delle "sinistre di tutela", che molto difficilmente l'E-11 sarà una fonte di riduzione delle tasse. Una Commissione Europea forte, operante con il criterio di interesse paneuropeo, invece, potrebbe in prospettiva vincolare le politiche fiscali a tenere in conto la concorrenza con altri luoghi del mondo e, quindi, imporre un vincolo esterno sulle singole nazioni per ridurre i carichi fiscali e le assurdità protezioniste. Per esempio, se la Commissione avesse peso vincolante sui governi, il commissario Padraig Flynn, giustamente ostile alle 35 ore definite per legge, potrebbe chiedere la revisione delle leggi in materia approvate sia in Francia che in Italia. In generale, sarebbe più probabile l'accelerazione costitutiva di un vero mercato unico nonché un serio controllo paneuropeo delle regole di concorrenza. Ma già si vede che non sarà così. I governi sono ciascuno interessati a proteggere qualche sistema interno e si stanno mettendo d'accordo di non farsi la guerra su questo punto. E tanti saluti all'equa concorrenza e tendenza liberalizzatrice giustamente difesa dalla Commissione.

In sintesi, i governi nazionali si sono ripresi, inaugurando contro la Commissione il sistema degli accordi di complicità, una parte di quella sovranità che avevano delegato ad un sistema di regolazione sovranazionale che li vincolava dall'esterno. Cosa vuol dire? Che il mercato unico avrà un sviluppo più lento, che la sua liberalizzazione sarà ostacolata, che la Banca centrale europea, non essendoci un domatore sovranazionale delle belve nazionali nell'eurocirco, dovrà regolare queste ultime dando loro meno cibo. Più tecnicamente, significa che una maggiore libertà delle nazioni nel truccare conti e mantenere protezionismi e sistemi pubblici irriformati implica politiche monetarie più restrittive da parte dell'eurobanca. Ed Euroland ha un disperato bisogno di politiche espansive.

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Carlo A. Pelanda
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1998-6-12

12/6/1998

Come la nuova complicità tra le nazioni ha tolto potere alla Commissione europea ed al sistema sovranazionale di vincoli esterni da questa tutelato

Un piccolo evento, quasi nascosto nelle cronache, ma molto indicativo. Qualche giorno fa la Commissione Europea ha raccomandato ai governi dell' Euro-11 di portare i tetti di deficit del bilancio statale annuo verso l'1,5%. E la raccomandazione era sacrosanta sia per un motivo specifico che generale. Il primo - mia opinione- riguarda il fatto che tutti i paesi principali aderenti all'euro hanno truccato i bilanci in diversi modi. Il 3% ottenuto sulla carta é in realtà un 4% di sfondamento medio, con picchi probabili del 4,5% per l'Italia. Portare il limite verso l'1,5% nominale significa ottenere il rispetto reale dell'originario 3% e così rimettere a posto i criteri su cui si era chiuso un occhio per favorire la partenza dell'euro nel 1998 nonostante i problemi di bilancio dei singoli paesi. La ragione generale é ancora più convincente. Il regime di moneta unica senza integrazione politica tra le nazioni rende necessario, per la stabilità complessiva, che queste assicurino il pareggio di bilancio il prima possibile. E' una condizione che riduce l'affanno regolatore della Banca centrale europea. Ma le nazioni dell'euro-11 hanno mandato a quel paese gli eurotecnocrati respingendo le loro raccomandazioni. Quali indicazioni possiamo trarre da questo evento?

La prima, e più nota agli osservatori, riguarda il crescente conflitto tra eurotecnocrati che fanno prevalere gli interessi paneuropei della stabilità ed i governi nazionali che la vogliono addomesticare alle loro esigenze. Finora ha funzionato un compromesso. Regole nominali di stabilità paeuropea, ma possibilità di truccare i conti. Era necessario nel periodo pre-euro, per averlo. Ora che c'é gli eurotecnocrati richiamano le nazioni all'ordine. Ma queste non vogliono rispettarlo. Andare sul serio verso il pareggio di bilancio significherebbe, per esempio, dover fare la riforma delle pensioni in Francia, Germania ed Italia. Figurarsi se i politici di sinistra di questi paesi, la Germania sotto elezioni, si mettono in una rogna del genere perché il tecnocrate gli dice che sarebbe bello per la stabilità. Appunto, qui c'é tensione crescente e nota.

Ma é il come i governi l'hanno risolta e vinta che é fatto meno noto. Di fatto la potentissima - perché custode e guardiano delegato dei vincoli sovranazionali comuni- Commissione europea é stata annullata, segnale anche per il futuro. D'ora in poi il governo di Euroland si baserà sempre più su accordi di "complicità" tra governi nazionali e sempre meno sul rispetto di regole comuni elaborate con il criterio dell'utilità paneuropea. ovviamente le regole ci saranno, ma i governi dovranno poterle violare quando servirà loro farlo. E, qui il punto, la Commissione non potrà operare come contraltare paneuropeo o stimolatore dei governi nazionali - come ha fatto finora- ma solo come strumento secondario del loro sistema di accordi. Ritorno alla normalità. E' cosa bella o brutta?

La parte bella é che i governi dell'E-11 hanno dimostrato di saper fare accordi di "complicità" tra di loro fregandosene degli eurostandard tecnici. Di fatto finisce il "vincolo esterno", di cui la Commissione era guardiana, e viene rimpiazzato da un più flessibile vincolo autonegoziato entro il gruppo informale di governi. A me serve questo, anche a te, io ti do una cosa, tu me ne dai un'altra. Un assetto mafioso - scusate il termine, ma da l'idea- é la miglior garanzia di efficienza di un sistema di governo "di fatto" come é quello dell'E-11. Con tale metodo, infatti, aumenta la probabilità che i governi si mettano d'accordo. La parte brutta, tuttavia, é proprio questa in quanto l'efficienza coesiva del metodo di negoziazione informale degli interessi non garantisce per nulla l'efficacia dell'azione complessiva. Anzi.

Per esempio, i ministri delle finanze delle singole nazioni hanno tutto l'interesse a non ostacolarsi l'uno con l'altro per ottenere il gettito fiscale che serve a ciascuno. Questo vuol dire, nelle contingenze della prevalenza europea delle "sinistre di tutela", che molto difficilmente l'E-11 sarà una fonte di riduzione delle tasse. Una Commissione Europea forte, operante con il criterio di interesse paneuropeo, invece, potrebbe in prospettiva vincolare le politiche fiscali a tenere in conto la concorrenza con altri luoghi del mondo e, quindi, imporre un vincolo esterno sulle singole nazioni per ridurre i carichi fiscali e le assurdità protezioniste. Per esempio, se la Commissione avesse peso vincolante sui governi, il commissario Padraig Flynn, giustamente ostile alle 35 ore definite per legge, potrebbe chiedere la revisione delle leggi in materia approvate sia in Francia che in Italia. In generale, sarebbe più probabile l'accelerazione costitutiva di un vero mercato unico nonché un serio controllo paneuropeo delle regole di concorrenza. Ma già si vede che non sarà così. I governi sono ciascuno interessati a proteggere qualche sistema interno e si stanno mettendo d'accordo di non farsi la guerra su questo punto. E tanti saluti all'equa concorrenza e tendenza liberalizzatrice giustamente difesa dalla Commissione.

In sintesi, i governi nazionali si sono ripresi, inaugurando contro la Commissione il sistema degli accordi di complicità, una parte di quella sovranità che avevano delegato ad un sistema di regolazione sovranazionale che li vincolava dall'esterno. Cosa vuol dire? Che il mercato unico avrà un sviluppo più lento, che la sua liberalizzazione sarà ostacolata, che la Banca centrale europea, non essendoci un domatore sovranazionale delle belve nazionali nell'eurocirco, dovrà regolare queste ultime dando loro meno cibo. Più tecnicamente, significa che una maggiore libertà delle nazioni nel truccare conti e mantenere protezionismi e sistemi pubblici irriformati implica politiche monetarie più restrittive da parte dell'eurobanca. Ed Euroland ha un disperato bisogno di politiche espansive.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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