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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

1999-3-11

11/3/1999

La mossa di Blair per salvare la Nato

Perché Tony Blair, l'8 marzo scorso, ha chiesto con sorprendente senso di urgenza un accordo per costituire una forza europea interna alla Nato nei prossimi tre mesi?

L'apparente unilateralismo americano sta provocando una crescente reazione di rigetto da parte di francesi e tedeschi. Nell'estate del 1998 Jacques Chirac e Lionel Jospin hanno dichiarato congiuntamente che bisognava riformare le istituzioni internazionali, quali l'ONU ed il Fondo monetario internazionale, per ridurre l'influenza dominante degli Stati Uniti in queste. Ma intendevano, senza citarla, anche la Nato. Più esplicitamente, il ministro francese della difesa, Alain Richard, ha dichiarato qualche tempo fa (in occasione del Munich Forum sulla sicurezza) che " bisogna valutare con molta cautela ogni modifica nei compiti dell'Alleanza per evitare che questa diventi un poliziotto mondiale con la missione di gestire crisi in qualsiasi parte del pianeta". Il motivo lo ha reso ben chiaro Hubert Vedrine, ministro degli esteri francese, dichiarando che "la Nato si basa sulla subordinazione stretta di tutti i partecipanti agli Stati Uniti". E con questo voleva dire che la Francia é contraria sia alla costruzione di un pilastro europeo della Nato sia alla trasformazione di questa da alleanza di difesa di un "territorio" ad una dedicata alla gestione di "interessi" comuni senza limiti territoriali. In sostanza, un no secco al sistema di sicurezza globale basato sul predominio degli Stati Uniti. Che sembra una dichiarazione di guerra se visto attraverso una recente puntualizzazione di Vedrine: "la politica estera francese é interamente dedicata allo scopo di costruire un mondo multipolare e non unipolare". Tradotto, vuol dire che l'interesse della Francia é quello di convincere i partner europei a formare un blocco politico-militare indipendente con la facoltà di perseguire interessi anche divergenti da quelli di Washington (cosa che, per esempio, Parigi da sola fa già con certo successo in Africa). Tale posizione non é nuova e ricalca quella definita da Charles De Gaulle fin dagli anni 60. Ma la novità é che il governo rosso-verde tedesco, diversamente dal solito, non ha calmierato l'antiamericanismo francese. Gerhard Schroeder ha più volte seguito i suoi colleghi parigini nel denunciare il pericolo di unilateralismo statunitense. E a Washington hanno capito che devono trovare un rimedio, in fretta.

L'interesse americano é quello di poter utilizzare sia i giapponesi che gli europei come spalle per la gestione dell'ordine mondiale. Da soli, pur volendo comandare, non hanno né la forza militare né la capacità di spesa per farlo, nonostante i 112 miliardi di dollari aggiuntivi da poco stanziati per il già nutrito bilancio militare, dal 1999 al 2004. Soprattutto, Washington ha bisogno di operare attraverso ampie alleanze per non rischiare l'isolamento politico. Infatti non é vero che persegua l'unilateralità. Questa, piuttosto, é il risultato del fatto che gli alleati non seguono più e che, spesso e volentieri, divergono. E' lo stesso problema che Kissinger tentò di risolvere, nel lontano 1973, creando il "Library Group", ovvero un'alleanza con giapponesi e tedeschi incentivata offrendo loro la condivisione della conduzione degli affari globali in cambio di un maggiore impegno cooperativo a fianco degli Stati Unititi (oggi viene loro offerto un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu). Ciò fu teorizzato come passaggio da una gestione "unica" dell'ordine mondiale ad una "collettiva". E fu il motivo della nascita di quello che oggi é chiamato G7. Ma questo non si trasformò mai in una struttura operativa di coordinamento tra potenze, rimanendo solo un forum. E per gli Stati Uniti resta ancora aperto il problema sia di come allineare per i propri scopi gli (ex) alleati riottosi sia di costringerli a spendere più soldi per gli armamenti, in particolare quelli utili a proiettare la potenza dovunque nel pianeta. Per Washington é prioritario ampliare ed utilizzare nel teatro asiatico il potenziale militare nipponico allo scopo di integrare l'impegno americano di contenimento della Cina e di controllo del caso coreano. Dal 1994 c'é stato un grande lavorìo bilaterale che ora sta arrivando ad una prima conclusione favorevole in questa direzione, di cui é passo fondamentale l'avvio del processo di rimozione dei limiti costituzionali che impediscono ai giapponesi l'uso esterno di forze militari. Rimettere in linea gli europei, invece, é molto più difficile. Aumenta, infatti, il numero di coloro che spingono per una difesa tutta e solo europea che renda variabile ed alla pari, e non più fisso e subordinato, il rapporto organico con gli Stati Uniti. Che, appunto, temono come la peste tale scenario. L'unico modo per evitarlo é quello di attuare una mossa anticipativa, ovvero forzare i tempi per la formazione del pilastro europeo della Nato allo scopo di annullare quella di un'integrazione militare europea esterna alla Nato stessa. Blair, semplicemente, é il portavoce europeo di questo interesse statunitense che coincide con la sopravvivenza della rilevanza geopolitica del regno Unito, altrimenti

(c) 1999 Carlo Pelanda
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