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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

1999-2-12

12/2/1999

Mecca D.C.

La famiglia hascemita ha un rilievo ben più grande della piccola Giordania su cui regna. I suoi membri (linea dinastica 'Awn) sono discendenti diretti di Maometto. Il successore dell'appena sepolto Hussein, suo figlio Abdallah 2°, è il 42° erede del Profeta. E avrebbe pieno titolo per pretendere che sia ripristinato in solido il suo ruolo di sceriffo della Mecca, cioé tutore del centro simbolico dell'Islam intero e, di fatto, leader di tutti gli islamici. Ma il possesso territoriale della Mecca é stato preso nel passato, con le armi, dalla famiglia Saud. E quella Hascem non ha mai rinunciato a riprendersi il maltolto. Il conflitto storico tra queste due famiglie appare a molti commentatori come un fatto secondario nel complesso scacchiere mediorientale frequentato da contendenti e conflitti più rumorosi. In realtà é una delle chiavi di volta per il controllo dello specifico scenario arabo, con importanti riverberi sia su quello islamico in generale sia su quello - che é il punto di vera rilevanza - della geoconomia delle risorse petrolifere.

Per capire meglio la questione chiediamoci come mai il presunto filo-occidentale e certamente anglofono re Hussein di Giordania strinse un'alleanza con Saddam Hussein nel 1990. Fatto anche sorprendente perché Saddam é l'erede di chi defenestrò, nel 1958, la monarchia di ramo hascemita che regnava sull'Iraq. Molti hanno detto che ha dovuto farlo sia perché il 70% della popolazione giordana é fatto di palestinesi - in quel frangente sostenitori dell'Iraq - sia per il fatto che l'economia giordana dipendeva totalmente da quella di Bagdhad. In realtà, senza sottostimare questi punti (e la pressione ricattatoria di Saddam) é molto più probabile che re Hussein abbia intravisto, in quel frangente, una possibilità di riprendersi parte dei dominii suoi per eredità (e per dettato dell'antico piano inglese Philby-Lawrence che assegnava agli hascemiti la Giordania e l'Iraq). Non subito la Mecca, come gli promise l'avventuroso Saddam, ma l'Iraq certamente. Infatti questa alleanza preparava il consenso a favore degli hascemiti in parte della popolazione dell'Iraq. Quando Saddam fosse stato sconfitto, Hussein - che in realtà immaginava prorio questo- avrebbe garantito, tornando velocemente sul tavolo dell'alleanza occidentale, la stabità in Iraq creando una federazione tra curdi (nord), sunniti (centro) e sciiti (sud) sotto il comando di un suo delegato. In sintesi, l'idea era quella di cogliere l'opportunità per riprendersi l'Iraq in forma di protettorato. Fatto questo, ci sarebbe stata la massa critica per puntare in qualche modo, forse, anche all'agognata Mecca. Infatti, quando gli americani decisero di salvare Saddam, Re Hussein ruppe immediatamente l'alleanza con questo e fece di tutto, in particolare nel 1995, per destabilizzarne il regime. Ma non riuscì a creare una resistenza anti-Saddam consistente ed unita. Quindi, pur questa volta con il sostegno concreto di Londra e Washington per abbattere Saddam, il progetto andò in stallo. Ma non é escluso che, capito il pericolo, i sauditi si siano messi sottobanco ad aiutare Saddam in chiave anti-hascemita. Sopra il banco si sono, infatti, dissociati dalle recenti azioni militari angloamericane contro Baghdad. C'é di più, ma tanto basta per far capire che la monarchia giordana é un soggetto politico ben più ambizioso, manovriero e rilevante di quanto le cronache facciano intendere. Queste sono state abilmente pilotate per dare un'immagine buonista e patinata della famiglia hascemita. In realtà questa é in piena guerra di riconquista.

Infatti l'incognita più rilevante riguarda il cosa Hussein abbia detto, prima di morire, al figlio Abdallah 2°. Continuerà questo la pressione hascemita verso la Mecca, anche eventualmente via Iraq, o no? Non abbiamo modo di saperlo. Ma possiamo capire qualcosa dalla scelta di sucessione fatta dal padre. Un giovane re fortemente collegato a Londra e obbligato dal babbo morente a nominare Hamza, fratellastro figlio dell'americana Noor, suo erede futuro. Il messaggio é chiaro. La strategia hascemita dovrà attuarsi entro un'alleanza stretta con Londra e Washington. La parte piccante é che la famiglia saudita si é dimostrata di recente un po' troppo indipendente dai voleri americani. Washington, appoggiando di più gli hascemiti, o dimostrandolo di poterlo fare se lo volesse, ha certamente uno strumento forte per indurre i sauditi a più miti e cooperativi atteggiamenti. Infatti un altro Abdallah, principe ereditario saudita, é risultato perfino esagerato nel modo con cui ha esaltato, in occasione dei funerali ad Amman, l'amicizia con l'odiata famiglia hascemita. Messaggio chiaro. D'altra parte é facilissimo tenere sotto controllo la Giordania in quanto non produce niente e ha bisogno di soldi assistenziali per sfamare la sua turbolenta popolazione. In sintesi, il nuovo dato di scenario é che Washington, potendo giocare come ago della bilancia nel conflitto storico tra sauditi ed hascemiti, é più solidamente il vero sceriffo della Mecca e, pertanto, padrona dei destini arabi e petroliferi.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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