Dal punto di vista degli interessi americani ed europei il problema di gestione della crisi russa può essere schematizzato come segue. La situazione é talmente fuori controllo che sarebbe razionale abbandonare la Russia a se stessa stendendo un cordone sanitario affinché il suo disordine interno non provochi conseguenze esterne. Ma questa strategia di inscatolamento non è possibile perché la Russia è comunque una potenza nucleare il cui comportamento condiziona la sicurezza globale. Se diventasse insolvente metterebbe in ginocchio il sistema bancario internazionale, soprattutto quello tedesco. Se si formasse un regime nazionalista-panslavista ci sarebbero rischi di conflitto aperto, invasivo, per riassorbire i paesi che hanno operato la secessione dall'ex-Unione sovietica e dove esistono importanti minoranze russe che chiedono aiuto alla madre patria. Ciò, evidentemente, avrebbe un impatto destabilizzante diretto sul sistema europeo. Le guerre per il petrolio si moltiplicherebbero nel teatro centro-asiatico innescando un effetto domino di portata mondiale. Peggio di questo scenario c'é solo il caso della frammentazione ulteriore della Russia perché ne eleverebbe al cubo la potenzialità destabilizzante. In sintesi, la bomba russa non può essere isolata circondandola di cemento come si é fatto per contenere il fuoco nucleare del reattore di Cernobyl. Ed é necessario spegnere il focolaio andandoci dentro. Ma quale strategia di condizionamento é possibile?

Boris Yeltsin é ormai politicamente morto e si é scatenata la guerra di successione tra i pretendenti. I più noti, e piazzati, sono Lebed, Luzhkov (sindaco di Mosca), Zhirinovsky (camicia bruna), Zyuganov (camicia rossa). Questi, a loro volta, sono connessi con l'una o l'altro degli "oligarchi", cioé i capi degli agglomerati industriali-finanziari, che hanno il vero potere (una decina i più grossi). Per cinque anni l'ex-primo ministro Chernomyrdin era riuscito a tenere in qualche modo tranqulli questi ultimi, e quindi anche i primi, dando loro una fetta di potere. Il costo di tale metodo di stabilizzazione spartitoria del sistema é stato quello di non poter ricostruire lo Stato. Per esempio, i governatori delle repubbliche interne hanno avuto di fatto il permesso di trattenere privatamente la raccolta fiscale oppure, a favore di qualche potentato o gruppo mafioso-politico, di non farla. Senza gettito, lo Stato centrale non ha i soldi per pagare gli stipendi, le città le bollette dell'energia, infatti in alcuni casi sospesa, gli ospedali le cure (l'attesa di vita media per gli adulti maschi é di 58 anni). In generale, Chernomyrdin ha garantito tutti svendendo lo Stato (legalità, tasse, controllo del territorio) e permettendo il mercantilismo anarchico. Il garante politico di questo sistema é stato Yeltsin ed il suo potere apparente é stato legittimato da questo fatto, non da altro. Gli occidentali lo hanno aiutato, a suo tempo, proprio perché era era un notaio dell'accordo mafioso sottostante. La strategia - razionale nelle circostanze- é stata quella di sostenere il garante del patto di potere interno russo condizionandolo solo a trovare un piccolo spazio in questo per costruire qualche puntello d'ordine . Chernomyrdin, infatti, ha convinto i feudatari che, per mantenere il loro potere, bisognava far finta di fare qualche riforma in modo tale da coprire con una cosmesi di credibilità verso l'esterno il disordine interno. Ma qui é saltato il gioco. I potentati non hanno trovato l'accordo su quali riforme minime. Chernomyrdin si é dimesso, Yeltsin é diventato irrilevante come garante, e le casse statali si sono trovate vuote. Da qui in poi la storia é più nota. Per evitare che la banca centrale stampi moneta a tonnellate per pagare gli stipendi alla gente che non li riceve da mesi, e quindi arrivare al collasso per inflazione del sistema, il Fondo monetario e la Banca mondiale (in realtà Stati Uniti e Germania) più il governo giapponese, che deve tutelare gli investimenti nipponici in Siberia, hanno aperto un linea di credito di 22 miliardi di dollari per tamponare il buco e sostenere il valore del rublo.

L'intervento é stato razionale perché congela lo scenario russo per qualche mese dando tempo ai locali di trovare un nuovo accordo. Ed é la prosecuzione del metodo finora tenuto dagli occidentali, chiamiamolo di "condizionalità minima o selettiva". Sanno che la Russia é incubo. Non c'é alcuna speranza di vederla risorgere ordinata per propria forza autonoma ed é difficilissimo entrarvi con condizionalità più decisa. Da una parte attuano un contenimento preventivo, per esempio l'estensione della Nato alle frontiere russe (bastoncino). Dall'altra offrono soldi e vantaggi selettivi in cambio di passi di disarmo e tenuta sotto controllo dell'arsenale non-convenzionale russo e danno, appunto, qualche prestito di tamponamento (carotina). Tutto in punta di piedi. Tipica azione attendista di chi conosce la gravità del problema senza avere una soluzione.

Ma adesso qualcosa di più forte andrà deciso per forza. Come detto sopra, é scoppiata la guerra di successione. Gli aspiranti dovranno intercettare il consenso (o elettorale o per un pronunciamento golpista) in una popolazione in maggioranza affamata, a cui non interessa nulla della democrazia e dotata di una fortissima identità mistico-territoriale. Ed infatti i nomi detti sopra, pur con diverse sfumature, propongono offerte politiche panslaviste, aggressive, nazionalsocialiste ed autarchiche, antidemocratiche e propugnanti l'ordine gerarchico. Il giovane Nemtsov, riformatore modernista, ha poche chance (per ora) proprio per questo. Kirienko, attuale premier, é solo frutto di una tregua tra i poteri. Soprattutto i competitori hanno capito che nei prossimi due anni verrà fuori il nuovo Zar. Difficile metterli d'accordo su un patto alla Chernomyrdin perché annusano la possibilità di potere assoluto. E, qui il punto, ciascuno di questi ha bisogno che il disordine in Russia aumenti per incrementare la loro probabilità di assumere un profilo di salvatore.

L'Occidente non può permettersi né il peggioramento della crisi né tantomeno che emerga uno Zar millenarista. Per qualche mese i candidati Zar si studieranno e non faranno mosse forti aspettando che i primi a partire si brucino. Inoltre i soldi appena prestati calmeranno un po' la situazione sociale. Quindi c'é uno spazio di tempo e di incertezza tattica dei poteri per intervenire dall'esterno nel gioco. Come? Aiutando uno dei possibili Zar ad emergere e ad eliminare il potere degli altri in cambio di garanzie ferree. Vecchio gioco. Non é escluso che lo si sia fatto nei primi anni 80 con Gorbacev (indirettamente, attraverso il gruppo modernista nel KGB costruito da Andropov negli anni 70) favorendolo contro il competitore di allora, emergente segretario del PCUS di Leningrado, Romanov. Certamente lo si é fatto con Yeltsin, direttamente. Adesso va fatto meglio.

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Boris Yeltsin é ormai politicamente morto e si é scatenata la guerra di successione tra i pretendenti. I più noti, e piazzati, sono Lebed, Luzhkov (sindaco di Mosca), Zhirinovsky (camicia bruna), Zyuganov (camicia rossa). Questi, a loro volta, sono connessi con l'una o l'altro degli "oligarchi", cioé i capi degli agglomerati industriali-finanziari, che hanno il vero potere (una decina i più grossi). Per cinque anni l'ex-primo ministro Chernomyrdin era riuscito a tenere in qualche modo tranqulli questi ultimi, e quindi anche i primi, dando loro una fetta di potere. Il costo di tale metodo di stabilizzazione spartitoria del sistema é stato quello di non poter ricostruire lo Stato. Per esempio, i governatori delle repubbliche interne hanno avuto di fatto il permesso di trattenere privatamente la raccolta fiscale oppure, a favore di qualche potentato o gruppo mafioso-politico, di non farla. Senza gettito, lo Stato centrale non ha i soldi per pagare gli stipendi, le città le bollette dell'energia, infatti in alcuni casi sospesa, gli ospedali le cure (l'attesa di vita media per gli adulti maschi é di 58 anni). In generale, Chernomyrdin ha garantito tutti svendendo lo Stato (legalità, tasse, controllo del territorio) e permettendo il mercantilismo anarchico. Il garante politico di questo sistema é stato Yeltsin ed il suo potere apparente é stato legittimato da questo fatto, non da altro. Gli occidentali lo hanno aiutato, a suo tempo, proprio perché era era un notaio dell'accordo mafioso sottostante. La strategia - razionale nelle circostanze- é stata quella di sostenere il garante del patto di potere interno russo condizionandolo solo a trovare un piccolo spazio in questo per costruire qualche puntello d'ordine . Chernomyrdin, infatti, ha convinto i feudatari che, per mantenere il loro potere, bisognava far finta di fare qualche riforma in modo tale da coprire con una cosmesi di credibilità verso l'esterno il disordine interno. Ma qui é saltato il gioco. I potentati non hanno trovato l'accordo su quali riforme minime. Chernomyrdin si é dimesso, Yeltsin é diventato irrilevante come garante, e le casse statali si sono trovate vuote. Da qui in poi la storia é più nota. Per evitare che la banca centrale stampi moneta a tonnellate per pagare gli stipendi alla gente che non li riceve da mesi, e quindi arrivare al collasso per inflazione del sistema, il Fondo monetario e la Banca mondiale (in realtà Stati Uniti e Germania) più il governo giapponese, che deve tutelare gli investimenti nipponici in Siberia, hanno aperto un linea di credito di 22 miliardi di dollari per tamponare il buco e sostenere il valore del rublo.

L'intervento é stato razionale perché congela lo scenario russo per qualche mese dando tempo ai locali di trovare un nuovo accordo. Ed é la prosecuzione del metodo finora tenuto dagli occidentali, chiamiamolo di "condizionalità minima o selettiva". Sanno che la Russia é incubo. Non c'é alcuna speranza di vederla risorgere ordinata per propria forza autonoma ed é difficilissimo entrarvi con condizionalità più decisa. Da una parte attuano un contenimento preventivo, per esempio l'estensione della Nato alle frontiere russe (bastoncino). Dall'altra offrono soldi e vantaggi selettivi in cambio di passi di disarmo e tenuta sotto controllo dell'arsenale non-convenzionale russo e danno, appunto, qualche prestito di tamponamento (carotina). Tutto in punta di piedi. Tipica azione attendista di chi conosce la gravità del problema senza avere una soluzione.

Ma adesso qualcosa di più forte andrà deciso per forza. Come detto sopra, é scoppiata la guerra di successione. Gli aspiranti dovranno intercettare il consenso (o elettorale o per un pronunciamento golpista) in una popolazione in maggioranza affamata, a cui non interessa nulla della democrazia e dotata di una fortissima identità mistico-territoriale. Ed infatti i nomi detti sopra, pur con diverse sfumature, propongono offerte politiche panslaviste, aggressive, nazionalsocialiste ed autarchiche, antidemocratiche e propugnanti l'ordine gerarchico. Il giovane Nemtsov, riformatore modernista, ha poche chance (per ora) proprio per questo. Kirienko, attuale premier, é solo frutto di una tregua tra i poteri. Soprattutto i competitori hanno capito che nei prossimi due anni verrà fuori il nuovo Zar. Difficile metterli d'accordo su un patto alla Chernomyrdin perché annusano la possibilità di potere assoluto. E, qui il punto, ciascuno di questi ha bisogno che il disordine in Russia aumenti per incrementare la loro probabilità di assumere un profilo di salvatore.

L'Occidente non può permettersi né il peggioramento della crisi né tantomeno che emerga uno Zar millenarista. Per qualche mese i candidati Zar si studieranno e non faranno mosse forti aspettando che i primi a partire si brucino. Inoltre i soldi appena prestati calmeranno un po' la situazione sociale. Quindi c'é uno spazio di tempo e di incertezza tattica dei poteri per intervenire dall'esterno nel gioco. Come? Aiutando uno dei possibili Zar ad emergere e ad eliminare il potere degli altri in cambio di garanzie ferree. Vecchio gioco. Non é escluso che lo si sia fatto nei primi anni 80 con Gorbacev (indirettamente, attraverso il gruppo modernista nel KGB costruito da Andropov negli anni 70) favorendolo contro il competitore di allora, emergente segretario del PCUS di Leningrado, Romanov. Certamente lo si é fatto con Yeltsin, direttamente. Adesso va fatto meglio.

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Boris Yeltsin é ormai politicamente morto e si é scatenata la guerra di successione tra i pretendenti. I più noti, e piazzati, sono Lebed, Luzhkov (sindaco di Mosca), Zhirinovsky (camicia bruna), Zyuganov (camicia rossa). Questi, a loro volta, sono connessi con l'una o l'altro degli "oligarchi", cioé i capi degli agglomerati industriali-finanziari, che hanno il vero potere (una decina i più grossi). Per cinque anni l'ex-primo ministro Chernomyrdin era riuscito a tenere in qualche modo tranqulli questi ultimi, e quindi anche i primi, dando loro una fetta di potere. Il costo di tale metodo di stabilizzazione spartitoria del sistema é stato quello di non poter ricostruire lo Stato. Per esempio, i governatori delle repubbliche interne hanno avuto di fatto il permesso di trattenere privatamente la raccolta fiscale oppure, a favore di qualche potentato o gruppo mafioso-politico, di non farla. Senza gettito, lo Stato centrale non ha i soldi per pagare gli stipendi, le città le bollette dell'energia, infatti in alcuni casi sospesa, gli ospedali le cure (l'attesa di vita media per gli adulti maschi é di 58 anni). In generale, Chernomyrdin ha garantito tutti svendendo lo Stato (legalità, tasse, controllo del territorio) e permettendo il mercantilismo anarchico. Il garante politico di questo sistema é stato Yeltsin ed il suo potere apparente é stato legittimato da questo fatto, non da altro. Gli occidentali lo hanno aiutato, a suo tempo, proprio perché era era un notaio dell'accordo mafioso sottostante. La strategia - razionale nelle circostanze- é stata quella di sostenere il garante del patto di potere interno russo condizionandolo solo a trovare un piccolo spazio in questo per costruire qualche puntello d'ordine . Chernomyrdin, infatti, ha convinto i feudatari che, per mantenere il loro potere, bisognava far finta di fare qualche riforma in modo tale da coprire con una cosmesi di credibilità verso l'esterno il disordine interno. Ma qui é saltato il gioco. I potentati non hanno trovato l'accordo su quali riforme minime. Chernomyrdin si é dimesso, Yeltsin é diventato irrilevante come garante, e le casse statali si sono trovate vuote. Da qui in poi la storia é più nota. Per evitare che la banca centrale stampi moneta a tonnellate per pagare gli stipendi alla gente che non li riceve da mesi, e quindi arrivare al collasso per inflazione del sistema, il Fondo monetario e la Banca mondiale (in realtà Stati Uniti e Germania) più il governo giapponese, che deve tutelare gli investimenti nipponici in Siberia, hanno aperto un linea di credito di 22 miliardi di dollari per tamponare il buco e sostenere il valore del rublo.

L'intervento é stato razionale perché congela lo scenario russo per qualche mese dando tempo ai locali di trovare un nuovo accordo. Ed é la prosecuzione del metodo finora tenuto dagli occidentali, chiamiamolo di "condizionalità minima o selettiva". Sanno che la Russia é incubo. Non c'é alcuna speranza di vederla risorgere ordinata per propria forza autonoma ed é difficilissimo entrarvi con condizionalità più decisa. Da una parte attuano un contenimento preventivo, per esempio l'estensione della Nato alle frontiere russe (bastoncino). Dall'altra offrono soldi e vantaggi selettivi in cambio di passi di disarmo e tenuta sotto controllo dell'arsenale non-convenzionale russo e danno, appunto, qualche prestito di tamponamento (carotina). Tutto in punta di piedi. Tipica azione attendista di chi conosce la gravità del problema senza avere una soluzione.

Ma adesso qualcosa di più forte andrà deciso per forza. Come detto sopra, é scoppiata la guerra di successione. Gli aspiranti dovranno intercettare il consenso (o elettorale o per un pronunciamento golpista) in una popolazione in maggioranza affamata, a cui non interessa nulla della democrazia e dotata di una fortissima identità mistico-territoriale. Ed infatti i nomi detti sopra, pur con diverse sfumature, propongono offerte politiche panslaviste, aggressive, nazionalsocialiste ed autarchiche, antidemocratiche e propugnanti l'ordine gerarchico. Il giovane Nemtsov, riformatore modernista, ha poche chance (per ora) proprio per questo. Kirienko, attuale premier, é solo frutto di una tregua tra i poteri. Soprattutto i competitori hanno capito che nei prossimi due anni verrà fuori il nuovo Zar. Difficile metterli d'accordo su un patto alla Chernomyrdin perché annusano la possibilità di potere assoluto. E, qui il punto, ciascuno di questi ha bisogno che il disordine in Russia aumenti per incrementare la loro probabilità di assumere un profilo di salvatore.

L'Occidente non può permettersi né il peggioramento della crisi né tantomeno che emerga uno Zar millenarista. Per qualche mese i candidati Zar si studieranno e non faranno mosse forti aspettando che i primi a partire si brucino. Inoltre i soldi appena prestati calmeranno un po' la situazione sociale. Quindi c'é uno spazio di tempo e di incertezza tattica dei poteri per intervenire dall'esterno nel gioco. Come? Aiutando uno dei possibili Zar ad emergere e ad eliminare il potere degli altri in cambio di garanzie ferree. Vecchio gioco. Non é escluso che lo si sia fatto nei primi anni 80 con Gorbacev (indirettamente, attraverso il gruppo modernista nel KGB costruito da Andropov negli anni 70) favorendolo contro il competitore di allora, emergente segretario del PCUS di Leningrado, Romanov. Certamente lo si é fatto con Yeltsin, direttamente. Adesso va fatto meglio.

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Il Foglio

1998-7-16

16/7/1998

L'Occidente é costretto a condizionare pesantemente la scelta del nuovo Zar

Dal punto di vista degli interessi americani ed europei il problema di gestione della crisi russa può essere schematizzato come segue. La situazione é talmente fuori controllo che sarebbe razionale abbandonare la Russia a se stessa stendendo un cordone sanitario affinché il suo disordine interno non provochi conseguenze esterne. Ma questa strategia di inscatolamento non è possibile perché la Russia è comunque una potenza nucleare il cui comportamento condiziona la sicurezza globale. Se diventasse insolvente metterebbe in ginocchio il sistema bancario internazionale, soprattutto quello tedesco. Se si formasse un regime nazionalista-panslavista ci sarebbero rischi di conflitto aperto, invasivo, per riassorbire i paesi che hanno operato la secessione dall'ex-Unione sovietica e dove esistono importanti minoranze russe che chiedono aiuto alla madre patria. Ciò, evidentemente, avrebbe un impatto destabilizzante diretto sul sistema europeo. Le guerre per il petrolio si moltiplicherebbero nel teatro centro-asiatico innescando un effetto domino di portata mondiale. Peggio di questo scenario c'é solo il caso della frammentazione ulteriore della Russia perché ne eleverebbe al cubo la potenzialità destabilizzante. In sintesi, la bomba russa non può essere isolata circondandola di cemento come si é fatto per contenere il fuoco nucleare del reattore di Cernobyl. Ed é necessario spegnere il focolaio andandoci dentro. Ma quale strategia di condizionamento é possibile?

Boris Yeltsin é ormai politicamente morto e si é scatenata la guerra di successione tra i pretendenti. I più noti, e piazzati, sono Lebed, Luzhkov (sindaco di Mosca), Zhirinovsky (camicia bruna), Zyuganov (camicia rossa). Questi, a loro volta, sono connessi con l'una o l'altro degli "oligarchi", cioé i capi degli agglomerati industriali-finanziari, che hanno il vero potere (una decina i più grossi). Per cinque anni l'ex-primo ministro Chernomyrdin era riuscito a tenere in qualche modo tranqulli questi ultimi, e quindi anche i primi, dando loro una fetta di potere. Il costo di tale metodo di stabilizzazione spartitoria del sistema é stato quello di non poter ricostruire lo Stato. Per esempio, i governatori delle repubbliche interne hanno avuto di fatto il permesso di trattenere privatamente la raccolta fiscale oppure, a favore di qualche potentato o gruppo mafioso-politico, di non farla. Senza gettito, lo Stato centrale non ha i soldi per pagare gli stipendi, le città le bollette dell'energia, infatti in alcuni casi sospesa, gli ospedali le cure (l'attesa di vita media per gli adulti maschi é di 58 anni). In generale, Chernomyrdin ha garantito tutti svendendo lo Stato (legalità, tasse, controllo del territorio) e permettendo il mercantilismo anarchico. Il garante politico di questo sistema é stato Yeltsin ed il suo potere apparente é stato legittimato da questo fatto, non da altro. Gli occidentali lo hanno aiutato, a suo tempo, proprio perché era era un notaio dell'accordo mafioso sottostante. La strategia - razionale nelle circostanze- é stata quella di sostenere il garante del patto di potere interno russo condizionandolo solo a trovare un piccolo spazio in questo per costruire qualche puntello d'ordine . Chernomyrdin, infatti, ha convinto i feudatari che, per mantenere il loro potere, bisognava far finta di fare qualche riforma in modo tale da coprire con una cosmesi di credibilità verso l'esterno il disordine interno. Ma qui é saltato il gioco. I potentati non hanno trovato l'accordo su quali riforme minime. Chernomyrdin si é dimesso, Yeltsin é diventato irrilevante come garante, e le casse statali si sono trovate vuote. Da qui in poi la storia é più nota. Per evitare che la banca centrale stampi moneta a tonnellate per pagare gli stipendi alla gente che non li riceve da mesi, e quindi arrivare al collasso per inflazione del sistema, il Fondo monetario e la Banca mondiale (in realtà Stati Uniti e Germania) più il governo giapponese, che deve tutelare gli investimenti nipponici in Siberia, hanno aperto un linea di credito di 22 miliardi di dollari per tamponare il buco e sostenere il valore del rublo.

L'intervento é stato razionale perché congela lo scenario russo per qualche mese dando tempo ai locali di trovare un nuovo accordo. Ed é la prosecuzione del metodo finora tenuto dagli occidentali, chiamiamolo di "condizionalità minima o selettiva". Sanno che la Russia é incubo. Non c'é alcuna speranza di vederla risorgere ordinata per propria forza autonoma ed é difficilissimo entrarvi con condizionalità più decisa. Da una parte attuano un contenimento preventivo, per esempio l'estensione della Nato alle frontiere russe (bastoncino). Dall'altra offrono soldi e vantaggi selettivi in cambio di passi di disarmo e tenuta sotto controllo dell'arsenale non-convenzionale russo e danno, appunto, qualche prestito di tamponamento (carotina). Tutto in punta di piedi. Tipica azione attendista di chi conosce la gravità del problema senza avere una soluzione.

Ma adesso qualcosa di più forte andrà deciso per forza. Come detto sopra, é scoppiata la guerra di successione. Gli aspiranti dovranno intercettare il consenso (o elettorale o per un pronunciamento golpista) in una popolazione in maggioranza affamata, a cui non interessa nulla della democrazia e dotata di una fortissima identità mistico-territoriale. Ed infatti i nomi detti sopra, pur con diverse sfumature, propongono offerte politiche panslaviste, aggressive, nazionalsocialiste ed autarchiche, antidemocratiche e propugnanti l'ordine gerarchico. Il giovane Nemtsov, riformatore modernista, ha poche chance (per ora) proprio per questo. Kirienko, attuale premier, é solo frutto di una tregua tra i poteri. Soprattutto i competitori hanno capito che nei prossimi due anni verrà fuori il nuovo Zar. Difficile metterli d'accordo su un patto alla Chernomyrdin perché annusano la possibilità di potere assoluto. E, qui il punto, ciascuno di questi ha bisogno che il disordine in Russia aumenti per incrementare la loro probabilità di assumere un profilo di salvatore.

L'Occidente non può permettersi né il peggioramento della crisi né tantomeno che emerga uno Zar millenarista. Per qualche mese i candidati Zar si studieranno e non faranno mosse forti aspettando che i primi a partire si brucino. Inoltre i soldi appena prestati calmeranno un po' la situazione sociale. Quindi c'é uno spazio di tempo e di incertezza tattica dei poteri per intervenire dall'esterno nel gioco. Come? Aiutando uno dei possibili Zar ad emergere e ad eliminare il potere degli altri in cambio di garanzie ferree. Vecchio gioco. Non é escluso che lo si sia fatto nei primi anni 80 con Gorbacev (indirettamente, attraverso il gruppo modernista nel KGB costruito da Andropov negli anni 70) favorendolo contro il competitore di allora, emergente segretario del PCUS di Leningrado, Romanov. Certamente lo si é fatto con Yeltsin, direttamente. Adesso va fatto meglio.

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