Banca mondiale all'attacco del Fondo monetario internazionale. La prima imputa al secondo di usare un metodo distruttivo di salvataggio dei paesi in guai finanziari. E' un'accusa pesantissima. Soprattutto é del tutto inusuale che nella famiglia delle istituzioni internazionali un cugino aggredisca così apertamente e violentemente l'altro. La questione merita un approfondimento.

Vediamo se l'accusa é fondata. La Banca mondiale punta il dito sul fatto che le modalità di intervento del Fondo causino pesanti recessioni. Apparentemente é così. In molti casi é successo che il Fondo abbia costretto un paese in crisi finanziaria (svalutazione della moneta e fuga dei capitali) ad alzare enormemente i tassi. Ciò, tipicamente, genera una restrizione del credito alle imprese e comunque un impatto deflazionistico che getta l'economia reale in recessione. A prima vista sembra paradossale l'erogazione di un aiuto finanziario al costo di una pesante crisi economica e sociale. D'altra parte, se é in corso una fuga dei capitali non c'é altro modo per trattenerli e per arginare la svalutazione di una moneta che quello di alzare i tassi e/o imporre una brutale stretta finanziaria. In tal senso l'accusa specifica che il Fondo usi un metodo distruttivo non é fondata. Il problema é un altro. Il Fondo interviene quando la situazione di un paese é già compromessa e non si possono usare metodi più dolci. Ma la soluzione non riguarda specificamente il metodo d'emergenza del Fondo bensì la costruzione di un sistema preventivo che eviti ai paesi a rischio finanziario (indebitati, emergenti, disordinati ed opachi) di arrivare al punto di rottura. Questo é noto a tutti. Quindi é improbabile che l'attacco da parte della Banca mondiale abbia motivi solo "tecnici".

Per esserne più sicuri vediamo altre imputazioni al Fondo. Non riesce a prevedere le crisi, vistoso il fallimento al riguardo di quella asiatica innescata dal collasso finanziario della Thailandia nel 1997. In realtà nessuno é stato in grado di anticiparla. I parametri standard - per esempio la tabella delle partite correnti dei paesi asiatici - erano buoni. Bisognava avere accesso ad altri dati più "profondi" per capire dove stava lavorando il tumore. Ma tale accesso non c'era. E non é un problema specifico del Fondo, ma di potenziamento dell'intero sistema internazionale di controllo sul circuito finanziario mondiale (cosa di cui si sta occupando la Banca dei regolamenti internazionali). Altre accuse rigurdano il fatto che il Fondo voglia condizionare troppo il modello economico interno di un paese, in cambio del sostegno finanziario, e che non ci riesca, generando un doppio danno: conflitto sociale e mantenimento comunque del disordine originario. Vero. Ma come si può pretendere che il Fondo riesca a produrre in poco tempo riforme strutturali in una nazione? E non si può pretendere nemmeno che non tenti di forzare un paese a farlo visto che la causa del dissesto sta di solito proprio nel disordine e opacità sul piano microeconomico (per esempio, i controlli su un sistema bancario locale). In sintesi é ovvio che qualsiasi intervento del Fondo risulti in un condizionamento repressivo che, tuttavia, non comporta risanamenti reali. Questi avvengono in base alla qualità politica che c'é in un paese. Se é decente, come successo in Corea del Sud, anche l'intervento del Fondo risulta alla fine migliore. Se non lo é, caso dell'Indonesia, no. E' ovvio. Come lo é il fatto che il problema dei tanti limiti del Fondo non é correggibile modificandone le metodologie, ma cambiando e potenziando l'intero sistema di gestione finanziaria mondiale. Comunque, per i nostri fini, non appare possibile che l'offensiva della Banca mondiale abbia motivi "tecnici". Sono, quindi, "politici. Quali?

Il potenziamento dell'intervento preventivo e d'emergenza implica, prima o poi, una fusione dei grandi istituti internazionali che hanno competenze di sostegno e soccorso finanziario ai paesi emergenti (cioé a circa il 60% del mercato globale). Se Banca mondiale e Fmi saranno fusi, oppure integrati nello stesso sistema con divisione di compiti, nel futuro, quali delle due burocrazie comanderà? E' plausibile sospettare (prove certe non esistono) che sia cominciato un tipico conflitto per il primato di questa o altra cordata nel nuovo luogo di comando della finanza (pubblica) mondiale. Situazione delle squadre. Quella della Banca mondiale ha un potere politico superiore, ma un profilo minore. Presta soldi ai paesi poveri per operazioni che vanno in pagina interna mentre il Fondo va sempre in prima pagina pur gestendo meno potere in termini di aggancio con i sistemi politici delle varie nazioni in via di sviluppo e di quelli, sviluppati, che vogliono condizionare le prime. Se si perdona un'immagine goliardica in materia così seria, sembra un incontro di pugilato tra BongoBank e KillerFund. Ma l'arbitro é sempre zio Sam.

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Vediamo se l'accusa é fondata. La Banca mondiale punta il dito sul fatto che le modalità di intervento del Fondo causino pesanti recessioni. Apparentemente é così. In molti casi é successo che il Fondo abbia costretto un paese in crisi finanziaria (svalutazione della moneta e fuga dei capitali) ad alzare enormemente i tassi. Ciò, tipicamente, genera una restrizione del credito alle imprese e comunque un impatto deflazionistico che getta l'economia reale in recessione. A prima vista sembra paradossale l'erogazione di un aiuto finanziario al costo di una pesante crisi economica e sociale. D'altra parte, se é in corso una fuga dei capitali non c'é altro modo per trattenerli e per arginare la svalutazione di una moneta che quello di alzare i tassi e/o imporre una brutale stretta finanziaria. In tal senso l'accusa specifica che il Fondo usi un metodo distruttivo non é fondata. Il problema é un altro. Il Fondo interviene quando la situazione di un paese é già compromessa e non si possono usare metodi più dolci. Ma la soluzione non riguarda specificamente il metodo d'emergenza del Fondo bensì la costruzione di un sistema preventivo che eviti ai paesi a rischio finanziario (indebitati, emergenti, disordinati ed opachi) di arrivare al punto di rottura. Questo é noto a tutti. Quindi é improbabile che l'attacco da parte della Banca mondiale abbia motivi solo "tecnici".

Per esserne più sicuri vediamo altre imputazioni al Fondo. Non riesce a prevedere le crisi, vistoso il fallimento al riguardo di quella asiatica innescata dal collasso finanziario della Thailandia nel 1997. In realtà nessuno é stato in grado di anticiparla. I parametri standard - per esempio la tabella delle partite correnti dei paesi asiatici - erano buoni. Bisognava avere accesso ad altri dati più "profondi" per capire dove stava lavorando il tumore. Ma tale accesso non c'era. E non é un problema specifico del Fondo, ma di potenziamento dell'intero sistema internazionale di controllo sul circuito finanziario mondiale (cosa di cui si sta occupando la Banca dei regolamenti internazionali). Altre accuse rigurdano il fatto che il Fondo voglia condizionare troppo il modello economico interno di un paese, in cambio del sostegno finanziario, e che non ci riesca, generando un doppio danno: conflitto sociale e mantenimento comunque del disordine originario. Vero. Ma come si può pretendere che il Fondo riesca a produrre in poco tempo riforme strutturali in una nazione? E non si può pretendere nemmeno che non tenti di forzare un paese a farlo visto che la causa del dissesto sta di solito proprio nel disordine e opacità sul piano microeconomico (per esempio, i controlli su un sistema bancario locale). In sintesi é ovvio che qualsiasi intervento del Fondo risulti in un condizionamento repressivo che, tuttavia, non comporta risanamenti reali. Questi avvengono in base alla qualità politica che c'é in un paese. Se é decente, come successo in Corea del Sud, anche l'intervento del Fondo risulta alla fine migliore. Se non lo é, caso dell'Indonesia, no. E' ovvio. Come lo é il fatto che il problema dei tanti limiti del Fondo non é correggibile modificandone le metodologie, ma cambiando e potenziando l'intero sistema di gestione finanziaria mondiale. Comunque, per i nostri fini, non appare possibile che l'offensiva della Banca mondiale abbia motivi "tecnici". Sono, quindi, "politici. Quali?

Il potenziamento dell'intervento preventivo e d'emergenza implica, prima o poi, una fusione dei grandi istituti internazionali che hanno competenze di sostegno e soccorso finanziario ai paesi emergenti (cioé a circa il 60% del mercato globale). Se Banca mondiale e Fmi saranno fusi, oppure integrati nello stesso sistema con divisione di compiti, nel futuro, quali delle due burocrazie comanderà? E' plausibile sospettare (prove certe non esistono) che sia cominciato un tipico conflitto per il primato di questa o altra cordata nel nuovo luogo di comando della finanza (pubblica) mondiale. Situazione delle squadre. Quella della Banca mondiale ha un potere politico superiore, ma un profilo minore. Presta soldi ai paesi poveri per operazioni che vanno in pagina interna mentre il Fondo va sempre in prima pagina pur gestendo meno potere in termini di aggancio con i sistemi politici delle varie nazioni in via di sviluppo e di quelli, sviluppati, che vogliono condizionare le prime. Se si perdona un'immagine goliardica in materia così seria, sembra un incontro di pugilato tra BongoBank e KillerFund. Ma l'arbitro é sempre zio Sam.

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Vediamo se l'accusa é fondata. La Banca mondiale punta il dito sul fatto che le modalità di intervento del Fondo causino pesanti recessioni. Apparentemente é così. In molti casi é successo che il Fondo abbia costretto un paese in crisi finanziaria (svalutazione della moneta e fuga dei capitali) ad alzare enormemente i tassi. Ciò, tipicamente, genera una restrizione del credito alle imprese e comunque un impatto deflazionistico che getta l'economia reale in recessione. A prima vista sembra paradossale l'erogazione di un aiuto finanziario al costo di una pesante crisi economica e sociale. D'altra parte, se é in corso una fuga dei capitali non c'é altro modo per trattenerli e per arginare la svalutazione di una moneta che quello di alzare i tassi e/o imporre una brutale stretta finanziaria. In tal senso l'accusa specifica che il Fondo usi un metodo distruttivo non é fondata. Il problema é un altro. Il Fondo interviene quando la situazione di un paese é già compromessa e non si possono usare metodi più dolci. Ma la soluzione non riguarda specificamente il metodo d'emergenza del Fondo bensì la costruzione di un sistema preventivo che eviti ai paesi a rischio finanziario (indebitati, emergenti, disordinati ed opachi) di arrivare al punto di rottura. Questo é noto a tutti. Quindi é improbabile che l'attacco da parte della Banca mondiale abbia motivi solo "tecnici".

Per esserne più sicuri vediamo altre imputazioni al Fondo. Non riesce a prevedere le crisi, vistoso il fallimento al riguardo di quella asiatica innescata dal collasso finanziario della Thailandia nel 1997. In realtà nessuno é stato in grado di anticiparla. I parametri standard - per esempio la tabella delle partite correnti dei paesi asiatici - erano buoni. Bisognava avere accesso ad altri dati più "profondi" per capire dove stava lavorando il tumore. Ma tale accesso non c'era. E non é un problema specifico del Fondo, ma di potenziamento dell'intero sistema internazionale di controllo sul circuito finanziario mondiale (cosa di cui si sta occupando la Banca dei regolamenti internazionali). Altre accuse rigurdano il fatto che il Fondo voglia condizionare troppo il modello economico interno di un paese, in cambio del sostegno finanziario, e che non ci riesca, generando un doppio danno: conflitto sociale e mantenimento comunque del disordine originario. Vero. Ma come si può pretendere che il Fondo riesca a produrre in poco tempo riforme strutturali in una nazione? E non si può pretendere nemmeno che non tenti di forzare un paese a farlo visto che la causa del dissesto sta di solito proprio nel disordine e opacità sul piano microeconomico (per esempio, i controlli su un sistema bancario locale). In sintesi é ovvio che qualsiasi intervento del Fondo risulti in un condizionamento repressivo che, tuttavia, non comporta risanamenti reali. Questi avvengono in base alla qualità politica che c'é in un paese. Se é decente, come successo in Corea del Sud, anche l'intervento del Fondo risulta alla fine migliore. Se non lo é, caso dell'Indonesia, no. E' ovvio. Come lo é il fatto che il problema dei tanti limiti del Fondo non é correggibile modificandone le metodologie, ma cambiando e potenziando l'intero sistema di gestione finanziaria mondiale. Comunque, per i nostri fini, non appare possibile che l'offensiva della Banca mondiale abbia motivi "tecnici". Sono, quindi, "politici. Quali?

Il potenziamento dell'intervento preventivo e d'emergenza implica, prima o poi, una fusione dei grandi istituti internazionali che hanno competenze di sostegno e soccorso finanziario ai paesi emergenti (cioé a circa il 60% del mercato globale). Se Banca mondiale e Fmi saranno fusi, oppure integrati nello stesso sistema con divisione di compiti, nel futuro, quali delle due burocrazie comanderà? E' plausibile sospettare (prove certe non esistono) che sia cominciato un tipico conflitto per il primato di questa o altra cordata nel nuovo luogo di comando della finanza (pubblica) mondiale. Situazione delle squadre. Quella della Banca mondiale ha un potere politico superiore, ma un profilo minore. Presta soldi ai paesi poveri per operazioni che vanno in pagina interna mentre il Fondo va sempre in prima pagina pur gestendo meno potere in termini di aggancio con i sistemi politici delle varie nazioni in via di sviluppo e di quelli, sviluppati, che vogliono condizionare le prime. Se si perdona un'immagine goliardica in materia così seria, sembra un incontro di pugilato tra BongoBank e KillerFund. Ma l'arbitro é sempre zio Sam.

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Il Foglio

1998-12-4

4/12/1998

Campionato mondiale di Finboxing (pugilato finanziario): WB Vs. IMF

Banca mondiale all'attacco del Fondo monetario internazionale. La prima imputa al secondo di usare un metodo distruttivo di salvataggio dei paesi in guai finanziari. E' un'accusa pesantissima. Soprattutto é del tutto inusuale che nella famiglia delle istituzioni internazionali un cugino aggredisca così apertamente e violentemente l'altro. La questione merita un approfondimento.

Vediamo se l'accusa é fondata. La Banca mondiale punta il dito sul fatto che le modalità di intervento del Fondo causino pesanti recessioni. Apparentemente é così. In molti casi é successo che il Fondo abbia costretto un paese in crisi finanziaria (svalutazione della moneta e fuga dei capitali) ad alzare enormemente i tassi. Ciò, tipicamente, genera una restrizione del credito alle imprese e comunque un impatto deflazionistico che getta l'economia reale in recessione. A prima vista sembra paradossale l'erogazione di un aiuto finanziario al costo di una pesante crisi economica e sociale. D'altra parte, se é in corso una fuga dei capitali non c'é altro modo per trattenerli e per arginare la svalutazione di una moneta che quello di alzare i tassi e/o imporre una brutale stretta finanziaria. In tal senso l'accusa specifica che il Fondo usi un metodo distruttivo non é fondata. Il problema é un altro. Il Fondo interviene quando la situazione di un paese é già compromessa e non si possono usare metodi più dolci. Ma la soluzione non riguarda specificamente il metodo d'emergenza del Fondo bensì la costruzione di un sistema preventivo che eviti ai paesi a rischio finanziario (indebitati, emergenti, disordinati ed opachi) di arrivare al punto di rottura. Questo é noto a tutti. Quindi é improbabile che l'attacco da parte della Banca mondiale abbia motivi solo "tecnici".

Per esserne più sicuri vediamo altre imputazioni al Fondo. Non riesce a prevedere le crisi, vistoso il fallimento al riguardo di quella asiatica innescata dal collasso finanziario della Thailandia nel 1997. In realtà nessuno é stato in grado di anticiparla. I parametri standard - per esempio la tabella delle partite correnti dei paesi asiatici - erano buoni. Bisognava avere accesso ad altri dati più "profondi" per capire dove stava lavorando il tumore. Ma tale accesso non c'era. E non é un problema specifico del Fondo, ma di potenziamento dell'intero sistema internazionale di controllo sul circuito finanziario mondiale (cosa di cui si sta occupando la Banca dei regolamenti internazionali). Altre accuse rigurdano il fatto che il Fondo voglia condizionare troppo il modello economico interno di un paese, in cambio del sostegno finanziario, e che non ci riesca, generando un doppio danno: conflitto sociale e mantenimento comunque del disordine originario. Vero. Ma come si può pretendere che il Fondo riesca a produrre in poco tempo riforme strutturali in una nazione? E non si può pretendere nemmeno che non tenti di forzare un paese a farlo visto che la causa del dissesto sta di solito proprio nel disordine e opacità sul piano microeconomico (per esempio, i controlli su un sistema bancario locale). In sintesi é ovvio che qualsiasi intervento del Fondo risulti in un condizionamento repressivo che, tuttavia, non comporta risanamenti reali. Questi avvengono in base alla qualità politica che c'é in un paese. Se é decente, come successo in Corea del Sud, anche l'intervento del Fondo risulta alla fine migliore. Se non lo é, caso dell'Indonesia, no. E' ovvio. Come lo é il fatto che il problema dei tanti limiti del Fondo non é correggibile modificandone le metodologie, ma cambiando e potenziando l'intero sistema di gestione finanziaria mondiale. Comunque, per i nostri fini, non appare possibile che l'offensiva della Banca mondiale abbia motivi "tecnici". Sono, quindi, "politici. Quali?

Il potenziamento dell'intervento preventivo e d'emergenza implica, prima o poi, una fusione dei grandi istituti internazionali che hanno competenze di sostegno e soccorso finanziario ai paesi emergenti (cioé a circa il 60% del mercato globale). Se Banca mondiale e Fmi saranno fusi, oppure integrati nello stesso sistema con divisione di compiti, nel futuro, quali delle due burocrazie comanderà? E' plausibile sospettare (prove certe non esistono) che sia cominciato un tipico conflitto per il primato di questa o altra cordata nel nuovo luogo di comando della finanza (pubblica) mondiale. Situazione delle squadre. Quella della Banca mondiale ha un potere politico superiore, ma un profilo minore. Presta soldi ai paesi poveri per operazioni che vanno in pagina interna mentre il Fondo va sempre in prima pagina pur gestendo meno potere in termini di aggancio con i sistemi politici delle varie nazioni in via di sviluppo e di quelli, sviluppati, che vogliono condizionare le prime. Se si perdona un'immagine goliardica in materia così seria, sembra un incontro di pugilato tra BongoBank e KillerFund. Ma l'arbitro é sempre zio Sam.

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